(Teleborsa) -
Il primo trimestre del 2026 registra una
tenuta della crescita economica italiana, la quale si attesta su livelli positivi nonostante un contesto internazionale segnato dalla crisi geopolitica nel Golfo e da una pressione inflazionistica che condiziona i consumi. Ne parla l'ultima
Ecopillola dell'economista
Andrea Ferretti, analizzando i principali indicatori macroeconomici nazionali con i relativi confronti internazionali.
1 PIL in EuropaNon c'è dubbio che i dati provvisori relativi al primo trimestre del 2026 abbiano un significato limitato, in quanto prendono in considerazione due mesi normali e
solo un mese di guerra nel Golfo. Ciò premesso, Eurostat ha evidenziato una c
rescita del PIL dell'Eurozona dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, con i principali competitor tutti all'interno della fascia compresa tra la
crescita nulla della
Francia ed il
+0,6% registrato dalla solita
Spagna. Per quanto riguarda poi la
Germania, che ha segnato una crescita dello
0,3%, ancora non si vedono gli effetti sull'economia tedesca del superfondo da 500 miliardi destinato a stimolare investimenti ed infrastrutture, anzi, numerosi economisti accusano il governo Merz di utilizzare somme destinate al rilancio dell'economia per coprire invece falle nell'ambito della spesa corrente.
2 Il PIL negli Stati UnitiPer quanto riguarda gli
Stati Uniti, i dati del primo trimestre mostrano una
crescita del 2% rispetto al trimestre precedente, un dato migliore rispetto alla crescita asfittica dell'ultimo trimestre del 2025, ma
inferiore alle previsioni. Importante evidenziare, però, che il dato ha mostrato una
fragilità della domanda interna, a causa di un'inflazione balzata a marzo su base annua al 3,5%. Basterà ricordare, a questo proposito, che la
benzina ha raggiunto in media il costo d
i 4,3 dollari al gallone, con una punta di 6 dollari in California, prova evidente di come, anche l'economia americana, sia sotto stress a causa della crisi del Golfo.
3 Il PIL italianoNel primo trimestre, l’Istat ha evidenziato una
crescita in Italia dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, dato che mantiene la crescita 2026 ancora
in linea verso l'obiettivo dello 0,6% previsto dal governo. Una crescita certamente non eclatante, ma conseguenza ineluttabile di una
domanda compressa, da una parte, da
dazi ed incertezza globale e, dall'altra, dalle
pressioni inflazionistiche che rallentano i consumi privati. Tuttavia, è importante evidenziare la
notevole resilienza dimostrata dalla nostra economia in questo scenario particolarmente delicato. Infatti, la nostra crescita nel periodo intercorrente
tra il terzo trimestre del 2019 ed il primo trimestre del 2026 è stata del
7,3%, superiore sia a quella dell'Eurozona +7%, sia alla crescita registrata in Francia, Germania e Regno Unito. Risultati raggiunti anche grazie alla
fiducia dei mercati nella nostra capacità di tenere sotto controllo i conti pubblici, come abbondantemente testimoniato dall'andamento dello
Spread, che continua a rimanere sotto gli
80 basis points. Personalmente, non ho dubbi anche anche in tempi anche non lontani, in presenza di uno scenario così incerto e preoccupante come l'attuale, lo Spread sui nostri titoli sovrani in passato sarebbe immediatamente schizzato in direzione dei 150-200 basis points o anche peggio.