Economia italiana, UPB stima crescita tra lo 0,1% e lo 0,2% per il primo trimestre con ampi margini d’incertezza
Il conflitto in Medioriente riduce la disponibilità di materie prime energetiche, aumentando i prezzi. La fiducia delle famiglie italiane peggiora a marzo, pesano i timori sull’inflazione.
(Teleborsa) - L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha pubblicato mercoledì la Nota sulla congiuntura di aprile 2026, che analizza l’andamento del ciclo economico italiano e internazionale sulla base dei più recenti indicatori disponibili e formula le previsioni di breve termine. Il quadro globale è peggiorato a seguito del conflitto in Medio Oriente, con effetti rilevanti sui prezzi energetici e gli scambi internazionali. L’UPB stima che il PIL italiano nel primo trimestre del 2026 sia cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, con ampi margini d’incertezza. La Nota presenta anche scenari indicativi sugli impatti della guerra su crescita e inflazione italiana nel biennio 2026-27.
Lo scenario globale deteriorato dalla guerra in Medio Oriente
Prima del conflitto, l’economia globale mostrava segnali di crescita moderata, seppur in un contesto frammentato. Con lo scoppio della guerra, la distruzione e il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche, e le conseguenti restrizioni sulle rotte strategiche al transito per le forniture, si sono innescati forti rincari dei prezzi delle materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento globali. Le tensioni si riflettono in un aumento dell’inflazione importata, soprattutto in Europa, e in un rafforzamento delle aspettative di inflazione. Questo contesto potrebbe influenzare le prossime decisioni di politica monetaria. Permangono inoltre incertezze sulle tariffe degli Stati Uniti, con possibili effetti sugli scambi internazionali nei prossimi mesi.
Nelle ultime previsioni il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2026, soprattutto per i paesi emergenti e l’area dell’euro; i rischi delle previsioni, prevalentemente riconducibili alle tensioni geopolitiche, sono qualificati al ribasso.
L’andamento dell’economia e le prospettive di breve termine per l’Italia
Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, come previsto l’anno scorso dall’UPB, con un andamento che, se pur registrando un lieve rafforzamento del ciclo economico nello scorcio finale dell’anno, è risultato complessivamente più debole rispetto alla media dell’area dell’euro. Il maggior sostegno è derivato dalla domanda interna, mentre il contributo degli scambi con l’estero è stato negativo per la prima volta dal 2023. Il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, ma con segnali di rallentamento nella seconda metà dell’anno. Le retribuzioni hanno recuperato solo parzialmente rispetto al livello dei prezzi, restando significativamente al di sotto dei livelli pre-2020 in termini reali (corretti per l’aumento dei prezzi).
L’inflazione nel 2025 si è confermata costantemente inferiore a quella dell’area dell’euro, ma gli acquisti delle famiglie sono stati improntati alla cautela. Nel primo trimestre del 2026 l’inflazione ha continuato a progredire, toccando l’1,7 per cento in marzo (1,5 quella acquisita sull’anno), restando comunque nell’ambito di una dinamica moderata. Le aspettative mostrano invece segnali di peggioramento negli ultimi mesi, a causa della guerra in Medio Oriente. A marzo si registra un deterioramento del clima di fiducia dei consumatori, mentre tiene la fiducia delle imprese, in particolare nei servizi e nelle costruzioni. L’indicatore dell’UPB sulle difficoltà di accesso al credito conferma comunque i recenti segnali di miglioramento.
Secondo le stime dell’UPB, considerando diversi indicatori tempestivi, nel primo trimestre del 2026 il PIL avrebbe rallentato rispetto all’ultimo trimestre del 2025 e la sua crescita si attesterebbe tra uno e due decimi di punto percentuale, con margini d’incertezza comunque elevati a causa dell’instabile contesto globale. Si osserva in particolare la debolezza del manifatturiero, un moderato andamento dei servizi e un rallentamento delle costruzioni. Gli effetti del conflitto in Medio Oriente dovrebbero manifestarsi nei dati sull’attività economica dei successivi trimestri.
Gli scenari UPB sul conflitto in Medio Oriente e gli effetti sull’economia italiana
La Nota presenta alcune simulazioni sugli effetti del conflitto in Medio Oriente sull’economia italiana nel biennio 2026-2027.
In uno scenario relativamente favorevole, che ipotizza il consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, si determinerebbe una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi delle materie prime energetiche, con un rientro entro la fine del 2027 verso i livelli medi di fine 2025. In tale contesto, la crescita del PIL italiano registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario previsivo pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l’inflazione registrerebbe un aumento significativo quest’anno, pari a 1,3 punti percentuali, ma più contenuto (0,5 punti) nel 2027.
In uno scenario meno favorevole, di tensioni più persistenti nel tempo ma senza escalation militare, gli effetti macroeconomici risulterebbero più intensi. La riduzione della crescita del PIL sarebbe di poco meno di mezzo punto percentuale in ciascun anno del biennio 2026-2027 mentre le pressioni inflazionistiche si manterrebbero sostenute più a lungo, con un incremento analogo al primo scenario per il 2026 e di 1,1 punti percentuali nel 2027.
Le simulazioni, soggette a elevata incertezza e puramente indicative di alcuni scenari, andranno via via aggiornate con l’evoluzione del contesto internazionale e i prossimi sviluppi del conflitto.
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