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CRIBIS Supply Chain Outlook 2026: le nuove sfide delle filiere

Imprese a confronto su rischi finanziari, cyber e geopolitici per rafforzare resilienza e prevenzione

Economia
CRIBIS Supply Chain Outlook 2026: le nuove sfide delle filiere
(Teleborsa) - Nelle catene di fornitura italiane, circa un fornitore su tre è collegato a un solo capofiliera, mentre il 76% dei fornitori è costituito da micro e piccole imprese. È quanto emerso dall’analisi di CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata in business information, soluzioni e consulenza per le imprese, presentata il 15 ottobre in occasione del CRIBIS Supply Chain Outlook 2026, il nuovo appuntamento ideato da CRIBIS per approfondire la prevenzione e la gestione integrata dei rischi lungo le catene di fornitura. L’evento, ospitato agli IBM Studios di Milano e trasmesso in diretta streaming, ha riunito imprese, esperti e mondo accademico.

Il confronto ha approfondito gli strumenti necessari per conoscere la propria rete di fornitura, individuare in anticipo i segnali di criticità e rafforzare la continuità operativa. Al centro dei lavori sono stati posti la solidità economico-finanziaria, la sostenibilità, la conformità normativa, la reputazione e la sicurezza dei dati, con l’obiettivo di passare dalla gestione delle emergenze a un presidio più strutturato della filiera.

I dati CRIBIS sulle relazioni di fornitura

A fornire un quadro di contesto sono stati i dati CRIBIS sulle relazioni censite nell’ecosistema Synesgy, la piattaforma digitale globale sviluppata da CRIF per la valutazione della sostenibilità ESG lungo le catene di fornitura. Secondo l’analisi il 76% dei fornitori attivi è costituito da micro e piccole imprese. Quasi il 70% risulta collegato a più di un capofiliera, mentre il 30,5% presenta un solo collegamento censito. Un dato che evidenzia il livello di concentrazione delle relazioni commerciali all’interno della supply chain e la conseguente esposizione dei fornitori più piccoli alle eventuali tensioni nei rapporti con la propria capofiliera.

Dietro questi numeri emerge una struttura della supply chain italiana caratterizzata dalla presenza di imprese di dimensioni contenute: il 42,3% dei fornitori attivi registra un fatturato fino a 2 milioni di euro, mentre il 65,7% non appartiene a un gruppo societario. Dimensione e autonomia organizzativa diventano così elementi da considerare insieme alla struttura delle relazioni commerciali, alla solidità economica e ai comportamenti di pagamento, soprattutto quando si valuta la capacità della filiera di assorbire interruzioni o tensioni di liquidità.

Anche il ruolo di capofiliera non è riservato ai grandi gruppi: quasi due su tre sono piccole o medie imprese e il 60% coordina reti superiori a 100 fornitori. Il radicamento nazionale emerge inoltre dagli approvvigionamenti: il 52% delle capofiliera si rifornisce esclusivamente in Italia e la quota sale all’84,3% considerando anche quelle con una presenza di fornitori esteri non superiore al 10%. Un dato che evidenzia la forza del radicamento delle filiere nazionali, ma che apre anche una riflessione sulla diversificazione geografica degli approvvigionamenti. In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, rischi logistici e possibili interruzioni delle forniture, infatti, la concentrazione degli acquisti su un unico mercato può rappresentare un elemento di esposizione, così come una maggiore apertura internazionale introduce nuove variabili e rischi da presidiare. La resilienza della supply chain passa quindi anche dalla capacità di valutare il giusto equilibrio tra prossimità, diversificazione geografica e continuità degli approvvigionamenti.

Il peso dei tempi di pagamento sulla filiera

Un punto di vista complementare arriva dallo Studio Pagamenti CRIBIS relativo al terzo trimestre 2026: il 42,3% dei pagamenti avviene alla scadenza, mentre il 4,3% registra ritardi superiori a 90 giorni. Le microimprese pagano alla scadenza nel 42,8% dei casi, rispetto al 21,4% delle grandi imprese. Tra le microimprese, i ritardi oltre 90 giorni raggiungono il 5,0%. Le grandi imprese effettuano il 72,1% dei pagamenti tra 1 e 30 giorni dopo la scadenza.

Il quadro che emerge conferma che affidarsi al solo rating di bilancio per valutare un fornitore è un’illusione: un’azienda finanziariamente solida può infatti fermare una filiera se incorre in un blocco di compliance, in anomalie sulla titolarità effettiva o in criticità legate alle persone connesse. È la logica alla base di CRIBIS MultiRisk, la soluzione lanciata da CRIBIS per monitorare e mitigare i rischi della supply chain. Affianca all’analisi economico-finanziaria la lettura di più dimensioni di rischio, dalla compliance al profilo reputazionale e cyber, su singoli fornitori o su interi portafogli, per intercettare in anticipo i segnali di tensione.

La necessità di un approccio integrato alla gestione dei rischi emerge anche sul fronte della digitalizzazione. La crescente diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, insieme alla forte interconnessione tra imprese e fornitori, amplifica infatti le potenziali vulnerabilità delle catene di fornitura. Un attacco informatico, un malfunzionamento dei sistemi o una criticità presso un partner commerciale possono compromettere la continuità produttiva, generando conseguenze operative ed economiche anche per le imprese non direttamente coinvolte. In questo scenario, secondo l’Allianz Risk Barometer 2026, indagine basata sulle valutazioni di oltre 3.300 esperti di gestione del rischio in 97 Paesi e territori, gli incidenti informatici rappresentano il principale rischio percepito a livello globale (42%), seguiti dai rischi legati all’intelligenza artificiale (32%) e dall’interruzione delle attività aziendali, comprese quelle delle catene di fornitura (29%).

Nel corso dell’evento, dati, analisi di scenario ed esperienze aziendali hanno alimentato il confronto sugli strumenti necessari per anticipare le criticità, migliorare la conoscenza delle reti di fornitura e rafforzarne il presidio.

"Le catene di fornitura operano oggi in un contesto di instabilità permanente, segnato da tensioni geopolitiche, aumento dei costi e rischi sempre più complessi. La supply chain è diventata un asset strategico per le imprese e, come tale, deve essere gestita con un approccio che integri agilità, prevenzione e resilienza. Non basta più conoscere la solidità finanziaria dei propri fornitori diretti: è necessario guardare all’intera filiera, monitorando anche i rischi reputazionali, di compliance e cyber. Disporre di dati affidabili e conoscere le relazioni tra le imprese significa poter anticipare le criticità, prendere decisioni più consapevoli e tutelare la continuità operativa. Con il Supply Chain Outlook vogliamo creare un appuntamento annuale di confronto per contribuire a costruire filiere più solide e resilienti", ha dichiarato Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS.
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