Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Lunedì 20 Agosto 2018, ore 03.15
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Trump, il Keynesiano

Pareggio commerciale, meno tasse ed investimenti in deficit

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »

In America si torna all'antico, alle politiche keynesiane.

Il fallimento del monetarismo è sotto gli occhi di tutti, così come i danni di una globalizzazione selvaggia: anche gli americani, che per anni hanno sostenuto le virtù taumaturgiche del libero commercio e della politica dell'offerta, stanno cambiando rotta.

Può essere simpatico o meno, si può condividere o meno il suo modo di fare, brusco e diretto, ma è indubitabile che Donald Trump sta adottando una politica economica estremamente diversa rispetto a quella degli ultimi anni.

Il punto cruciale è uno solo: in America non ci sono riforme strutturali da fare, quelle di cui tanto si parla in Italia per rendere più agevole e competitiva la produzione.

Il turbo-liberismo ha sfiancato ed indebolito l'America.

Primo: il mercato del lavoro è già completamente liberalizzato, visto che non ci sono contratti collettivi da rispettare. Esiste solo un minimo salariale orario che a livello federale è fermo dal 1991 a 7,25 dollari. Sono salve le integrazioni disposte dai singoli Stati come la California che lo ha portato a 10,50$ e la Florida a 8,25$. In Germania, per fare un confronto, dal 2017 il salario minimo orario è di 8,84 euro.

Secondo: gli oneri della Social Security sono già bassissimi, complessivamente pari al 12,4% del salario, di cui al dipendente viene trattenuta la metà in busta paga, mentre i lavoratori autonomi pagano direttamente loro la medesima aliquota. Niente a che vedere con i livelli europei ed italiani in particolare. Nel caso dei lavoratori dipendenti, l'aliquota media da versare all'INPS da parte ditta (salvi ulteriori sgravi ed agevolazioni) è pari al 32,70% della retribuzione lorda. La quota a carico del dipendente è normalmente pari al 9,19% della retribuzione. Il carico contributivo complessivo negli Usa è quindi quasi un terzo di quello italiano.

Terzo: l'assistenza sanitaria pubblica non esiste. A partire dal 2018 è stata eliminata anche la multa prevista dall'Obamacare a carico di coloro che non sottoscrivono una assicurazione malattia: in pratica, si è liberi di non rispettare l'obbligo di assicurarsi, perché non c'è più sanzione. Inoltre, negli scorsi anni l'assistenza sanitaria pubblica è stata ridimensionata in considerazione dell'obbligo generalizzato di sottoscrivere una polizza assicurativa.

Nonostante tutto ciò, il risparmio delle famiglie americane è molto basso, mentre stanno aumentando nuovamente i livelli di indebitamento.

Secondo i dati pubblicati a settembre scorso, il 57% delle famiglie americane ha meno di 1.000$ sul conto in banca. Il 39% delle famiglie non ha neppure un dollaro da parte.

In America, nonostante la crisi, il costo della vita è cresciuto del 30% negli ultimi 13 anni, mentre i salari nominali sono cresciuti solo del 28%. Di conseguenza, è aumentato l'uso delle carte di credito per gli acquisti correnti: la media del debito contratto dalle famiglie americane con le carte di credito è di 16.883$, quella per il finanziamento dell'acquisto di un automobile è di oltre 29.000$, mentre i debiti degli studenti per pagarsi la retta al college o all'università arrivano in media a 50.626$.

1 2 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.