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Martedì 12 Novembre 2019, ore 09.01
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FCA & PSA, solo una micidiale spending review

Per l'Italia, un vecchio amore e tanti nuovi dolori

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Tre cifre sintetizzano l'operazione: risparmiare costi per 3,7 miliardi di euro annui, tra i tagli agli investimenti eliminando le duplicazioni ed i risparmi che derivano dalle sinergie, al fine di conseguire un utile operativo annuo di 11 miliardi su un fatturato di 170 miliardi di euro.


In fondo, questa fusione è un accordo tra due dinastie industriali. La Fiat, che fu orgoglio e vanto dell'industria italiana, è un amore contrastato, almeno da quarant'anni, tra i rimpianti del passato ed i timori per il futuro, tra le fabbriche che chiudono, le delocalizzazioni, ed i modelli in produzione che sono sempre più vecchi.

Ma chi comanda ha ben poche remore, e meno ancora scrupoli: gli accordi si fanno per consolidare il potere ed aumentare i profitti. E' così anche stavolta per la fusione tra FCA, già frutto dell'aggregazione tra la Fiat e la Chrysler americana, ed il gruppo francese PSA: è un matrimonio di interesse, tra gli eredi della famiglia Agnelli, guidati da John Elkann, e la famiglia Peugeot.

In gergo, si tratta di un "merge among equals": un accordo di fusione fatto alla pari, cinquanta e cinquanta. Ma sono tutti lì a capire, però, se si tratta di una compagnia italo-francese o piuttosto franco-italiana.

Piuttosto che guardare in alto, perché tanto è difficile mettere bocca nei matrimoni dinastici, è meglio guardare in basso, alla realtà della produzione e delle fabbriche, per capire dove sta, detto alla genovese, la "convenienza".

Ecco che cosa è scritto nella nota congiunta, diffusa per informare i mercati:
"L'aggregazione proposta creerebbe il 4° costruttore automobilistico al mondo in termini di unità vendute (8,7 milioni di veicoli), con ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro, sulla base dell'aggregazione dei risultati del 2018 ed escludendo Magneti Marelli e Faurecia. L'importante creazione di valore risultante dall'operazione è stimata in circa 3,7 miliardi di euro in sinergie annuali a breve termine. Tali sinergie deriverebbero principalmente da una più efficace allocazione delle risorse per gli investimenti di larga scala in piattaforme veicoli, sistemi di propulsione e tecnologie e dalla maggiore capacità di acquisto insita nella nuova dimensione del gruppo risultante dalla fusione. Tali stime di sinergie non si basano su alcuna chiusura di stabilimenti".

Si evita, solo all'apparenza, di toccare il nervo scoperto dell'occupazione nei diversi stabilimenti, visto che le sinergie non derivano dalla loro chiusura. Il punto è che gli investimenti si svilupperanno solo in alcuni siti produttivi, mentre negli altri si rimarrà al palo, fermi alle tecnologie ed alle piattaforme del passato.

Il punto è capire dove si effettueranno i tagli degli investimenti e dove saranno concentrati i risparmi dei costi, considerando che in Italia la coperta nel settore dell'auto è già stata tagliata in modo pesantissimo: non solo dal 2000 al 2018 il numero degli occupati di FCA è passato da 120 mila a 29 mila unità, ma è andato in fumo anche il "Progetto Italia" che fu lanciato nel 2010 dall'allora AD di FCA Marchionne, in cui si prevedevano investimenti per 30 miliardi di euro, di cui 20 miliardi solo in Italia, da realizzare nel quinquennio 2010-2014.

Per l'Italia, un vecchio amore e tanti nuovi dolori.

FCA & PSA: meno investimenti e più risparmi.
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