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Gas, tutti soffiano sul fuoco

Ci attende una crisi geopolitica dai risvolti imprevedibili

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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La partita del gas, in Europa, non è solo è un Risiko geopolitico tra i Paesi Occidentali inquadrati nella Nato, da una parte, e la Russia dall'altra, in cui i primi sostengono che è necessario pagare di più il gas per sostenere le ragioni della libertà e della democrazia in difesa dell'Ucraina che ha subito una seconda invasione che ne mutila la sovranità, dopo aver perso quella sulla Crimea.

Nel confronto globale, la presa sull'Europa è vitale: gli Stati Uniti, dopo essere intervenuti per due volte in un secolo nei conflitti mondiali scatenati in Europa, non possono cedere la presa sull'Alleanza atlantica. Non solo è inaccettabile un atteggiamento scettico in merito al suo ruolo, come è stato espresso in passato anche dal Presidente francese Macron, che aveva sostenuto che l'Alleanza era "in stato di coma", ma ancor più l'idea di costituire un Esercito europeo che, solo in quanto tale, avrebbe partecipato alle operazioni della Nato. Ancor più irritante è stata l'idea di creare una industria europea degli armamenti, con commesse dell'Unione che escludessero i fabbricanti americani: più che un dito nell'occhio, sarebbe stato un colpo basso.

Per concludere: l'idea che si è affacciata più volte in questi anni, di costruire una Unione europea più forte con una ulteriore delega di poteri a Bruxelles, e soprattutto capace di competere in campo economico alla pari sia con gli Usa che con la Cina, non coincide affatto con la strategia geopolitica statunitense.

Un collasso dell'Europa dopo la crisi economica e sociale determinata dalla guerra in Ucraina riporterebbe le lancette della Storia al 1945: un continente che dipende in tutto e per tutto dall'Alleato americano.

Gli interessi della Russia sono diametralmente opposti: l'obiettivo massimo sarebbe una Europa strategicamente indipendente dagli Usa, ma soprattutto energeticamente dipendente dal suo gas. Rompere il fronte occidentale sarebbe un successo strategico che rimedierebbe almeno in parte alla "catastrofe geopolitica" rappresentata dalla dissoluzione dell'URSS.

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