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Mercoledì 13 Dicembre 2017, ore 23.30
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Risparmio, italiani più ottimisti. Due su tre preferiscono liquidità

Ci si attende che la crisi duri ancora quattro anni e mezzo contro i cinque del 2016, rileva l'Acri, nell'indagine annuale realizzata con l'Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio in programma domani

Economia ·
(Teleborsa) - Gli italiani guardano con meno timore al futuro, aumentando gli acquisti a scapito del risparmio. Questo non accadeva ormai da anni, a causa della percezione della crisi da parte delle famiglie italiane. L'Acri, nell'indagine annuale realizzata con l'Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio in programma domani, specifica che la percezione della crisi "per la prima volta sembra attenuarsi". E se l'uscita definitiva da essa (tuttora percepita come grave dall'83% degli italiani) appare ancora lontana, lo è meno dell'anno scorso. In particolare ci si attende che la crisi duri ancora quattro anni e mezzo contro i cinque del 2016".

Il 35% degli italiani ha mantenuto con facilità il proprio tenore di vita (nel 2016 erano il 32%), mentre il 42% (44% nel 2016) dichiara di avere sperimentato qualche difficoltà nel mantenerlo. Le famiglie che segnalano difficoltà serie a mantenere il proprio tenore di vita sono il 17% (il 18% nel 2016 e nel 2015, il 23% nel 2014). Solo il 6% degli italiani dichiara che nel 2017 la propria situazione economica è migliorata.

Nel complesso, aggiunge l'Acri, "considerando l'andamento dei vari indicatori rilevati (personale, territorio, Italia, UE e mondo) si assiste a una ripresa di ottimismo (+2% rispetto al -6% dell'anno scorso), trainata, oltre che dalla percezione legata al futuro personale, anche da una rinata fiducia nel futuro del proprio territorio (saldo +3), specie nel Nord, e da aspettative nettamente migliori circa l'economia europea (saldo +5 contro il -10 del 2016)". La situazione internazionale, invece, desta minore entusiasmo e una crescente preoccupazione (+1 di saldo positivo, era +3 nel 2016).

Gli italiani, poi, sembrano essere diventati meno negativi rispetto all'Unione Europea, pur criticando l'eccesso di regole. Quelli che hanno fiducia nell'Unione Europea (il 51%) tornano a essere maggioritari, seppure di poco. Però quelli che non hanno per niente fiducia (il 24%) sono molti di più di quelli che hanno grande fiducia (il 17%).

Guardando al risparmio si osserva che il numero di italiani propensi a mettere da parte qualcosina rimane estremamente elevato: sono l'86% (nel 2016 erano l'88%) e di questi sono il 37% quelli che non vivono tranquilli senza mettere da parte qualcosa, il 49% quelli che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce. Torna ai livelli precrisi la quota di quelli che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono il 12% (+1 punto percentuale sul 2016).

Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di tre punti percentuali la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi 12 mesi: passano dal 40% del 2016 al 37% attuale e aumentano quelli che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016). Allo stesso tempo diminuiscono le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 25% del 2016 al 21% attuale, perché decresce il numero di quelli che intaccano il risparmio accumulato (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti (sono il 5% contro il 6% del 2016).

Ad essere parsimoniosi sono soprattutto i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione). Combinando l'andamento del risparmio delle famiglie italiane nell'ultimo anno (2017) e le previsioni per quello futuro (2018), si nota che aumenta il numero di coloro che riescono a galleggiare o a migliorare lievemente e si riducono un poco le situazioni problematiche".

Si risparmia soprattutto per il futuro, per tutelarsi personalmente (37%) o, per chi ha figli, per poter pensare al loro futuro (25%). La preoccupazione per il futuro è confermata dal fatto che il 71% dei lavoratori è preoccupato per il proprio domani dopo la pensione.
Il 14%, invece, risparmia perché ha in mente un progetto personale, l'8% per un atteggiamento etico, il 7% perché si sente portato come indole, il 4% perché ha in mente un progetto imprenditoriale e vuole avere una propria attività, mentre il 3% perché vi é costretto per ridurre i debiti cumulati.

Gli italiani, inoltre, continuano a preferire la liquidità agli investimenti, soprattutto perché l'investimento ideale sembra non esistere più. La liquidità riguarda più di due italiani su tre; chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi. Gli italiani si dividono in tre gruppi quasi omogenei: il 33% ritiene che non esiste l'investimento ideale (maggioranza relativa, +1 punto rispetto al 2016 e +6 punti percentuali rispetto al 2015), il 31% lo indica negli immobili (+1 punto sul 2016), il 29% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (-1 punto percentuale sul 2016). In particolare il risparmiatore italiano rimane attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%).

A livello territoriale non ci sono segnali di miglioramento nel Mezzogiorno. Secondo l'Acri permangono forti differenze soprattutto territoriali: mentre nel Nord-ovest si registrano i principali segni di ritornata fiducia, nel Sud questi segni sono molto poco presenti, quando non del tutto assenti.


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