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TAV, "fumata nera" e "rapporti a rischio" Lega-M5S. Conte impegnato nella mediazione

Palazzo Chigi: "Necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale". Il Premier "vede" il DG della società italo-francese Telt

Economia, Politica ·
(Teleborsa) - Fumata nera sulla Tav. Dopo il vertice notturno di governo tra Lega e M5S, è una nota di Palazzo Chigi a chiarire che "saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale". L’incontro sulla Torino-Lione potrebbe dunque trasformarsi in scontro tra le due forze al Governo: fonti grilline, riportate da alcuni organi di stampa, parlano di un “esecutivo a rischio”, anche se Luigi Di Maio, in un’intervista ad Affaritaliani.it ha voluto precisare che “non c’è una crisi di Governo”, anche se il vertice è stato “infruttuoso”.

Di certo dunque non c’è ancora nulla; nelle ultime ore, il Premier Giuseppe Conte avrebbe visto a Palazzo Chigi Mario Virano, direttore generale di Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e gestire la Torino-Lione. Poco dopo, a margine di un evento alla Camera, Conte avrebbe annunciato di voler indire a breve una conferenza stampa per spiegare il suo parere sul Tav che, al momento, lo vedrebbe “dubbioso”.

Dalla Francia è stata invece la "Ministra" dei Trasporti Elisabeth Borne a chiedere che il Governo italiano rispetti gli impegni "Non possiamo fare da soli un tunnel, confido che domani l’Italia dirà di sì e rispetterà il trattato internazionale che abbiamo firmato insieme", ha dichiarato l’esponente dell'Esecutivo francese intervistata da Jean-Pierre Elkabach su Cnews.

Intanto, Di Maio ha inviato una lunga mail ai parlamentari in vista dell’assemblea degli eletti M5S che si tiene alle 19. Nel testo, il capo politico del movimento ribadisce che "per fermare" il Tav ci sono due passaggi.

Il primo è quello del blocco dei bandi (sui quali bisogna decidere entro questo lunedì) e ciò può avvenire o tramite una delibera del Cdm o tramite un atto bilaterale Italia-Francia che intervenga direttamente sul CdA di Telt.

Il secondo è quello del passaggio parlamentare per il no definitivo all'opera. Su tutti e due questi passaggi non c'è un accordo tra le due forze di governo”.
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