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Mercoledì 1 Aprile 2020, ore 03.59
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Taglio parlamentari, Referendum: dopo ok Cassazione, le possibili date per il voto

Tra fine marzo e primi di giugno

Politica ·
(Teleborsa) - Ultima parola sul taglio dei parlamentari alle urne: la decisione, dunque, spetterà agli italiani. È quanto stabilito dall’Ufficio Centrale per il referendum della Corte di cassazione, con ordinanza depositata nella giornata di ieri, mercoledì 23 gennaio.

Si legge nel testo dei Giudici: “La richiesta di referendum sul testo di legge costituzionale recante ‘modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, sorretta dalla firma di 71 Senatori, è conforme all’art. 138 Cost. ed ha accertato la legittimità del quesito referendario dalla stessa proposto”


60 giorni per decidere la data del voto - Per quanto riguarda la data del referendum, la convocazione spetta al Presidente della Repubblica con un suo decreto "su deliberazione del Consiglio dei ministri" che verrà appositamente convocato entro 60 giorni a partire da ieri, giorno in cui è stata depositata l’ordinanza della Cassazione che ha dato il via libera all'iniziativa. Entro due mesi, dunque, Palazzo Chigi deve decidere in quale data convocare le urne, decisione che deve essere presa in un periodo compreso tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo allo svolgimento del Consiglio dei Ministri. Si potrebbe, dunque, votare tra fine marzo e primi di giugno.

"Grande soddisfazione per la pronuncia della Cassazione, che ha dato il via libera al referendum sulla legge costituzionale relativa alla riduzione del numero dei parlamentari” è stata espressa dalla Fondazione Luigi Einaudi, promotrice della raccolta firme tra i parlamentari.

“Non vedo l’ora di confrontarmi nella campagna per il referendum. Voglio vedere chi ci sarà dall’altra parte”, aveva detto l’allora capo politico del M5s Luigi Di Maio.

Il referendum confermativo - per il quale non è previsto il quorum - consentirà ai cittadini di esprimersi sulla riforma costituzionale, “bandiera” del M5s, che sforbicia il numero dei parlamentari: da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.
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