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Lavoro, tsunami Covid: in un anno persi quasi 1 milione posti lavoro

La preoccupazione dei Sindacati: mettere in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie

Economia ·
(Teleborsa) - Quasi 1 milione di posti di lavoro persi. Non basta il blocco dei licenziamenti a contenere l'impatto del Covid e annesse restrizioni sul mercato del lavoro fotografato dai dati Istat diffusi oggi, martedì 6 aprile. A febbraio gli occupati in Italia erano 22.197.000, 945.000 in meno rispetto a febbraio 2020. In un anno sono crollati i posti a termine (-372mila) e gli autonomi a quota 4,8 milioni (-355mila): mai così pochi.



Gli indicatori relativi alla situazione occupazionale "impressionano". Secondo i dati dell'Istat "la crisi economica innescata dalla pandemia ha avuto un impatto devastante causando una perdita di 945mila posti di lavoro tra febbraio 2020-2021, un calo pari al -4,1% portando il tasso di disoccupazione a crescere fino al 10,2%". Lo sottolinea il segretario generale dell'Ugl, Paolo Capone.


"La flessione riguarda sia uomini che donne, dipendenti (-590mila) e autonomi (-355mila) - dice - preoccupa la crescita degli inattivi fra i 15 e i 64 anni, oltre 14 milioni di persone, in aumento di 717mila unità rispetto all'anno precedente. Ribadiamo l'assoluta necessità di intervenire mediante una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali snellendo l'iter di accesso alla cassa integrazione e finanziando, contemporaneamente, un vasto programma di politiche attive".
Secondo Capone "è indispensabile coniugare gli investimenti a sostegno dell'occupazione con un ambizioso piano industriale volto a valorizzare i settori strategici. In tal senso, le risorse del Recovery Plan rappresentano un'opportunità preziosa per favorire la riqualificazione professionale e il turnover generazionale al fine di riattivare un mercato del lavoro statico e garantire, al contempo, la tenuta sociale del Paese".


L'Ufficio Studi Confcommercio rileva che nel confronto sui dodici mesi, "al netto dei fattori stagionali, si sono persi 945mila posti di lavoro, persone che, in molti casi, sono uscite dal mercato ampliando significativamente il numero di inattivi (+717mila): quest'ultima e' l'indicazione più rilevante per una valutazione accorta della crisi nella quale il Paese ancora si dibatte. Alla luce della revisione effettuata dall'Istat, il quadro appare piu' complicato anche in relazione al consuntivo dello scorso anno: la perdita di occupazione è passata, infatti, da -421mila unità a -646mila". la stabilizzazione del mercato del lavoro rilevata a febbraio 2021, "tanto per l'occupazione quanto per la disoccupazione, dopo le forti turbolenze dell'ultimo anno è un dato che va preso con estrema cautela e letto alla luce di quanto accaduto dall'inizio del 2020". E ancora: la stabilizzazione del mercato del lavoro rilevata a febbraio 2021, "tanto per l'occupazione quanto per la disoccupazione, dopo le forti turbolenze dell'ultimo anno è un dato che va preso con estrema cautela e letto alla luce di quanto accaduto dall'inizio del 2020".

"Troppe diseguaglianze e posti di lavoro persi". Così il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che a Rainews 24 ha detto che "stiamo lavorando con il Ministro Orlando sulla riforma degli ammortizzatori sociali e le politiche attive, indispensabili per superare il blocco dei licenziamenti".

Commentando i dati Istat, Bombardieri li ha definiti "preoccupanti" e ha aggiunto: "Diciamo no all'austerità e ai patti di stabilità. Rilanciamo la proposta di una tassa sugli extra profitti per le aziende che si sono arricchite durante la pandemia".
Il segretario generale della Uil ha inoltre sollecitato l'Europa a intervenire "per evitare i paradisi fiscali" e fare in modo che "le risorse del Recovery Fund diventino strutturali e non restino un evento sporadico".

Per il Segretario confederale della Cgil, Tania Scacchetti "l'emergenza sanitaria in atto da più di un anno porta il suo conto sul fronte dell'occupazione. I dati diffusi oggi dall'Istat, alcuni dei quali drammatici, dovrebbero convincere anche i piu' scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese". Nella consapevolezza che il Piano nazionale dei vaccini non produrrà nel breve termine un rimedio a tali dati - sostiene Scacchetti - "occorre uno sforzo di solidarietà nazionale che metta in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie. Serve un nuovo e importante impegno da parte del Governo affinchè non ci si trovi letteralmente disarmati all'arrivo delle risorse europee". Per questo, conclude, "confermare oggi e fino all'uscita della fase pandemica tutte le misure di protezione sociale è il vero imperativo".

"Quasi un milione di posti di lavoro in meno in un anno, un vero tsunami sociale. E ciò che rende la situazione ancora più drammatica è che la gran parte di chi ha perso il lavoro è finito tra gli inattivi, cresciuti di 717mila unità negli ultimi dodici mesi, anzichè mettersi a cercare una nuova occupazione (crescono solo di 21mila unità le persone in cerca di lavoro) perchè le chance di trovarla appaiono scarsissime". Dichiara il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.


"Quando chiediamo di prorogare la fine del blocco dei licenziamenti per tutti i datori di lavoro oltre la data del 30 giugno, superando le distinzioni previste dal decreto sostegni, di prolungare in parallelo la cassa integrazione Covid, di estendere le indennità Covid ad alcune categorie escluse, abbiamo in mente questo quadro - dice - non è possibile, a fronte di questo scenario, pensare di lasciare le persone senza questa rete di sicurezza almeno fino a quando sarà terminata la campagna vaccinale. La Cisl lo dice con fermezza e lo ripeterà domani in audizione davanti alle Commissioni Bilancio e finanze del Senato".
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