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EBA, banche dovrebbero avere piano a 10 anni per rischi ESG

Clima, Finanza, Sostenibilità ·
(Teleborsa) - Nonostante banche e società d'investimento debbano rimanere responsabili della definizione delle proprie strategie, gli impatti dei rischi ESG (Environmental, Social, Governance) dovrebbero essere adeguatamente presi in considerazione al fine di garantire la resilienza dei modelli di business nel breve, medio e lungo periodo. È quanto suggerisce l'Autorità bancaria europea (EBA) in un nuovo report sul tema, il quale è stato trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione affinchè sia d'aiuto nella definizio di una strategia per una finanza sostenibile e nella revisione delle norme su requisiti di capitale.

L'EBA raccomanda che le banche incorporino considerazioni relative ai rischi ESG nella definizione delle strategie aziendali, in particolare estendendo l'orizzonte temporale per la pianificazione strategica ad almeno 10 anni, almeno qualitativamente, e testandone la resilienza a diversi scenari. Inoltre, dovrebbero definire, comunicare e attuare obiettivi e/o limitazioni relative ai rischi ESG, oltre che valutare la potenziale necessità di sviluppare prodotti sostenibili o di adeguare le caratteristiche dei prodotti esistenti.



Per quanto riguarda la governance, l'EBA raccomanda che le banche integrino i rischi ESG nelle strutture di governance, stabilendo chiare procedure di lavoro e responsabilità per le linee di business, le funzioni di controllo interno, i comitati competenti e l'organo di gestione, al fine di garantire un approccio solido e globale all'integrazione rischi ESG nella strategia aziendale, nei processi aziendali e nella gestione del rischio.

Il rapporto dell'Autorità bancaria europea propone un approccio graduale, a partire dall'inclusione dei fattori e dei rischi legati al clima e all'ambiente nel modello di business di vigilanza e nell'analisi della governance interna, incoraggiando nel contempo le istituzioni e le autorità di vigilanza a costruire dati e strumenti per sviluppare approcci di quantificazione dei rischi e aumentare così l'ambito dell'analisi prudenziale ad altri elementi.
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