(Teleborsa) - I
prezzi del greggio potrebbero superare la soglia dei
90 dollari al barile qualora le interruzioni delle spedizioni attraverso lo
Stretto di Hormuz dovessero prolungarsi a causa dei combattimenti in corso in Medio Oriente. È l'allarme lanciato dagli analisti di UBS, che sottolineano come il Brent sia già salito del 4% a 88,85 dollari, mentre il WTI statunitense è balzato del 5,3% a 85,31 dollari.
Il timore dei trader è legato alla possibile chiusura dello
Stretto di Hormuz, un passaggio vitale dove transita circa il 20% della fornitura mondiale di greggio. Per tentare di calmierare i prezzi, gli
Stati Uniti hanno annunciato che autorizzeranno la vendita di petrolio russo all'India per 30 giorni, mentre il
Dipartimento del Tesoro valuta nuove misure finanziarie per contenere i costi energetici.
L'aumento del greggio sta alimentando i timori di una
fiammata inflattiva negli Stati Uniti che potrebbe ritardare i tagli ai tassi della Federal Reserve. Tuttavia, alcuni analisti precisano che i prezzi dovrebbero restare elevati per diversi mesi prima di influenzare materialmente la crescita. Secondo UBS, gli attuali livelli non rappresentano un equilibrio stabile: se le ostilità dovessero cessare, il Brent potrebbe tornare rapidamente in un
range tra i 60 e i 70 dollari, ma l'attuale escalation tra
Israele e
Iran rende questo scenario ancora incerto.
Oggi prosegue la forte
volatilità dei prezzi dell'
energia sui mercati mondiali. Il prezzo del
gas quotato ad Amsterdam, che aveva aperto in netto calo dopo i forti rialzi dei giorni scorsi, è tornato a salire: il contratto future
Ttf di aprile appare in rialzo di quasi 1,5 euro a 52,2 euro/MWh (+2,90%).
Anche il prezzo del
petrolio ha ripreso a correre dopo un avvio in lieve calo. Il future a maggio 2026 sul
Brent sfiora i 90 dollari al barile, mentre il future ad aprile 2026 sul greggio
Wti viaggia sopra gli 86 dollari a barile.