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Open Fiber: Italia accelera su fibra ma serve spinta ad adozione

Ad Gola: "al 30 settembre 2025, il tasso di adozione in Italia fermo al 30%, a fronte di una buona disponibilità di infrastruttura"

Economia, Telecomunicazioni
Open Fiber: Italia accelera su fibra ma serve spinta ad adozione
(Teleborsa) - Corre veloce l’Italia della connettività e accorcia le distanze con l’Europa. Secondo l’ultimo report IDATE, presentato in collaborazione con FTTH Council, il nostro Paese ha raggiunto una copertura in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) del 72%, avvicinandosi sensibilmente alla media EU27+UK (76,8%). Un dinamismo che vede l'Italia protagonista nei piani alti delle classifiche continentali: siamo infatti al quarto posto per incremento di nuove unità abitative cablate e al quinto per crescita del numero di abbonati, in un mercato europeo sempre più orientato allo switch-off delle vecchie reti. Tuttavia, il tasso di adozione, pur crescendo, resta al
30%, inseguendo ancora a distanza la media EU27+UK del 54,9%.

In questo scenario, Open Fiber si conferma il perno della trasformazione digitale italiana. I dati a settembre 2025 parlano chiaro: la maggioranza – il 54% - degli utenti italiani che navigano su connessioni 100% fibra lo fa sulla rete realizzata dall'azienda guidata da Giuseppe Gola, che mantiene la sua leadership nel mercato FTTH dal punto di vista dei clienti ma anche dell’estensione della rete. Dall'ingresso sul mercato, nel 2017, a oggi, Open Fiber ha infatti contribuito in modo rilevante a portare la copertura nazionale dal 22% al 72% attuale. Con 17,2 milioni di unità immobiliari connesse in FTTH e 3,9 milioni di clienti attivi a oggi, l'infrastruttura di Open Fiber è la più estesa d'Italia e tra le più rilevanti d'Europa: è il principale operatore FTTH non incumbent e primo tra i wholesale-only. Un risultato frutto di investimenti per 11 miliardi di euro che hanno permesso di realizzare circa 165.000 km di infrastruttura, pari a 36 milioni di chilometri di fibra ottica posata.

La vera sfida si sposta ora sul take-up: nonostante la crescita, il tasso di adozione in Italia è sotto la media europea. Un divario che il Paese è chiamato a colmare rapidamente, seguendo la rotta tracciata dal Digital Networks Act, che individua nel 2035 l’orizzonte realistico per il definitivo abbandono delle tecnologie legacy. Del resto, rispetto al take-up, emerge con chiarezza come gli operatori europei che stanno guidando la classifica con il maggior incremento di linee attive sono proprio quelli dove il processo di switch-off è di fatto già stato avviato (Francia, Spagna ed UK).


“Il tema decisivo che dobbiamo affrontare oggi è quello del take-up, ovvero l'effettivo utilizzo della rete. Al 30 settembre 2025, il tasso di adozione in Italia è fermo al 30%, a fronte di una buona disponibilità di infrastruttura. È un problema non solo economico per chi gestisce le reti, ma soprattutto un limite alla digitalizzazione del Paese: restare legati al rame impedisce l’accesso a performance e applicazioni avanzate che solo la fibra può abilitare e ci allontana dagli obiettivi europei del Digital Networks Act", ha detto l’amministratore delegato di Open Fiber Giuseppe Gola ha commentato i dati diffusi dall’FTTH Council intervenendo questa mattina all’evento “LENS – Digitale e Intelligenza Artificiale” del Politecnico di Milano.

"L’obiettivo è chiaro: massimizzare l'uso dell'infrastruttura esistente, lavorando tutti insieme per raggiungere il prima possibile la migrazione totale verso la fibra e il definitivo superamento della vecchia rete in rame".

"Lo switch off comporterà peraltro una riduzione dell'86% dei consumi energetici, un tema ancora più stringente visto l’attuale contesto internazionale. Di fatto, una rete interamente in fibra consuma solo il 14% dell'energia richiesta da una rete in rame, senza considerare che grazie alle performance e alla capillarità della fibra ottica FTTH vengono abilitate applicazioni fondamentali come la gestione intelligente delle reti – ad esempio la rete elettrica con le smart grid - realizzando una ulteriore e rilevante contrazione dei consumi e degli sprechi", conclude Gola.



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