(Teleborsa) - L'
aumento delle
aspettative di
inflazione dall'inizio della guerra in Iran
non è affatto una
sorpresa. Questo il punto di vista di
Boris Vujcic, membro del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE).
"È
quello che ci aspettavamo, quello che avevamo detto: l'inflazione aumenterà sicuramente in relazione agli eventi in Iran", ha infatti affermato il banchiere croato ai giornalisti martedì a Zagabria, aggiungendo che "
Più a lungo durerà la guerra e maggiori saranno i
danni alle infrastrutture energetiche, maggiore sarà la pressione sui
prezzi dell'energia, che si tradurrà poi in un'
inflazione più elevata".
Dopo che a
marzo il Consiglio direttivo della BCE aveva deciso di
mantenere invariati i tassi ufficiali, ora i funzionari centrali stanno esaminando attentamente le prospettive dei prezzi di consumatori, imprese e investitori per determinare come reagire all'impennata dei costi energetici, che a marzo ha innescato il più forte aumento dell'inflazione nell'area euro dal 2022.
In quella riunione la BCE aveva
rivisto al rialzo le prospettive di inflazione, rispetto alle proiezioni di dicembre, in
particolare per il 2026, proprio per effetto della guerra in Medio Oriente. Nello scenario di base, l’inflazione complessiva si collocherebbe in
media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. L’
inflazione core - al netto della componente energetica e alimentare - si porterebbe
in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Intanto, la
stima flash diffusa questa mattina da Eurostat mostra che l'
inflazione a marzo è attesa in rialzo ma meno delle attese: il dato tendenziale segna un
+2,5% a marzo, dopo il +1,9% registrato nel mese precedente e contro il +2,6% delle aspettative di consensus, mentre l'inflazione core viene stimata al 2,3%, rispetto al 2,4% del mese precedente e al +2,4% del consensus.
In merito all'evoluzione della
politica monetaria della BCE, Vujcic si è
rifiutato di sbilanciarsi, sottolineando che "ci saranno molti dati e notizie entro il nostro incontro di aprile".
L'
approccio attendista è piuttosto
diffuso tra i banchieri centrali seppur con alcune sfumature. L'estone
Madis Muller, infatti, ha affermato di
non poter escludere un aumento dei costi di finanziamento nella nella riunione di politica monetaria del prossimo mese, qualora la guerra con l'Iran mantenesse elevati i prezzi del petrolio e del gas naturale.
"È
molto difficile prevedere in che situazione ci troveremo alla fine di aprile", ha dichiarato martedì Muller in un'intervista a Tallinn. "Certamente
non possiamo escludere variazioni dei tassi d'interesse già ad aprile, se i prezzi dell'energia dovessero
rimanere elevati per un periodo prolungato".
La BCE definirà la prossima politica monetaria il
30 aprile. Intanto, gli operatori di mercato prevedono
fino a tre rialzi dei tassi da parte di Francoforte quest'anno.