Crisi nello Stretto di Hormuz: rotte deviate e rischio blocco per l’export italiano
(Teleborsa) - Navi ferme, rotte deviate, catene logistiche sotto pressione. La crisi nello Stretto di Hormuz sta producendo un effetto accumulo senza precedenti, con impatti diretti sulla capacità delle imprese di raggiungere i mercati internazionali.
Le stime indicano il coinvolgimento di centinaia di navi nell’area, tra cui circa 200 portacontainer. Considerando una capacità media tra 8.000 e 15.000 TEU per nave, il volume potenziale interessato si colloca tra 1,6 e 3 milioni di container. Un flusso che, deviato verso porti alternativi, rischia di generare una congestione immediata.
Hub strategici come Khor Fakkan (circa 5 milioni TEU/anno) e Jeddah Islamic Port (oltre 5,5 milioni TEU movimentati nel 2023) operano già su traffici complessi e non sono strutturati per assorbire, in tempi rapidi, uno shock simultaneo di questa dimensione.
Il rischio concreto è un blocco operativo a catena: navi in attesa, terminal saturi, rallentamenti doganali, perdita di competitività per le imprese esportatrici.
"Non è più una crisi logistica — dichiara Lorenzo Zurino, Presidente del Forum Italiano dell’Export — ma una crisi di accesso ai mercati. Se le merci non arrivano nei tempi giusti, il danno per il sistema produttivo è immediato".
Il tema è stato oggetto del tavolo istituzionale presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del 25 marzo e della successiva riunione del 30 marzo, a seguito dei quali il Forum Italiano dell’Export ha trasmesso un dossier tecnico agli uffici competenti.
Tra le priorità evidenziate, la necessità di attivare fast corridor logistico-doganali in andata e ritorno, condizione essenziale per evitare non solo il blocco delle merci in uscita, ma anche il rischio di carenza di container nel Mediterraneo per i flussi export successivi.
Fondamentale, inoltre, un coordinamento pieno e operativo tra Dogane e Farnesina, chiamate a lavorare all’unisono per garantire rapidità, certezza dei tempi e continuità ai flussi commerciali.
"In assenza di una risposta coordinata e immediata — conclude Zurino — il rischio non è solo il rallentamento delle rotte, ma il fermo strutturale dell’export italiano".
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