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Banca d'Italia, PIL frena al 0,5% nel 2026 e inflazione accelera al 2,6% nel 2026

Sulle proiezioni macroeconomiche per il triennio 2026-28 la scure del conflitto in Medio Oriente e dei rincari energetici. E se le cose peggiorano?

Economia
Banca d'Italia, PIL frena al 0,5% nel 2026 e inflazione accelera al 2,6% nel 2026
(Teleborsa) - La Banca d'Italia ha rese note le proiezioni macroeconomiche per il nostro Paese nel triennio 2026-28 che dipendono - come avvertono gli esperti di Via Nazionale in una nota - "in misura rilevante dall’evoluzione futura del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è un’incertezza molto elevata".

Le proiezioni si basano su prezzi del petrolio e del gas naturale desunti dalle quotazioni di mercato più recenti, ma - segnala Bankitalia - un protrarsi delle tensioni e possibili danni alle infrastrutture energetiche del Golfo Persico potrebbero determinare rincari più intensi e duraturi, con rilevanti effetti su attività economica e inflazione. Di qui la necessità di corredare le proiezioni dello "scenario base" con uno scenario alternativo particolarmente "avverso".

Le proiezioni sono basate sulle "informazioni disponibili al 27 marzo per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 marzo per i dati congiunturali".

Lo scenario base

Nello scenario di base - precisano gli esperti - i prezzi del petrolio si collocano a 103 dollari al barile e quelli del gas naturale a 55 euro a megawattora nella media del secondo trimestre di quest’anno, per poi scendere gradualmente nel resto del periodo di previsione, in linea con i recenti andamenti dei mercati a termine dell’energia.

In questo scenario, la Banca d'Italia stima che il PIL italiano aumenti dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027 (da 0,7% nel 2025) e dello 0,8% nel 2028. Si valuta inoltre che l’inflazione al consumo aumenti al 2,6% nella media dell’anno in corso (da 1,6% nel 2025), e che si riporti poco sotto al 2% nel prossimo biennio.

L’aumento dell’inflazione rispetto allo scorso anno - spiega Via Nazionale - riflette pressoché per intero gli effetti del rincaro dell’energia e determina un rallentamento della domanda interna, in particolare dei consumi delle famiglie.

Al netto delle componenti alimentare ed energetica, "l’inflazione aumenta solo leggermente nella media dell’anno in corso, al 2,0 per cento, per riportarsi all’1,8 per cento nel biennio 2027-28".

La crescita degli investimenti si riduce a causa della maggiore incertezza generata dal conflitto e dal previsto aumento dei costi di finanziamento, ma continua a beneficiare delle misure del PNRR.

Il mercato del lavoro

Nonostante le ricadute della guerra in Iran, la Banca d'Italia ha rivisto in meglio le previsioni sul tasso di disoccupazione: quest'anno dovrebbe scendere a un minimo del 5,7%, per poi riportarsi al 5,8% sia nel 2027 che nel 2028. Nelle stime dello scorso dicembre, era stato previsto un tasso di disoccupazione al 6,1% quest'anno e al 6% sia sul 2027 che sul 2028.

L'occupazione è attesa espandersi a ritmi più contenuti rispetto alle precedenti previsioni: ora è attesa salire dello 0,4% quest'anno, dello 0,3% il prossimo e dello 0,5% nel 2028. A dicembre era attesa crescere dello 0,4% nel 2026 e 2027 e dello 0,6% nel 2028.

Lo scenario avverso

Ma, avverte la Banca d'Italia, il "protrarsi delle ostilità e l’eventualità di danni rilevanti alle infrastrutture energetiche nell’area mediorientale rischiano di incidere in maniera duratura sui prezzi delle materie prime, di indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e di pesare sulla fiducia di famiglie e imprese. Ne deriverebbe un rialzo dell’inflazione maggiore e più persistente, con contraccolpi significativi sull’attività economica, specie qualora a tali sviluppi si accompagnassero turbolenze sui mercati finanziari".

Ciò ha portato gli esperti, seppure con tutte le incognite del caso, a elaborare una possibile evoluzione macroeconomica in uno scenario particolarmente avverso.

In tale scenario, Bankitalia valuta che la crescita del PIL possa risultare inferiore a quella dello scenario di base "di circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per circa un punto nel prossimo", configurando pertanto un'ipotesi di crescita zero per il 2026 e di recessione per il 2027. L’inflazione aumenta in misura marcata, di quasi 2 punti percentuali nel 2026, di 1,5 punti nel 2027 e di ulteriori 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base.
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