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Oro e argento "vittime del loro successo": compromessa la funzione di beni rifugio

L'analisi di Intesa

Finanza
Oro e argento "vittime del loro successo": compromessa la funzione di beni rifugio
(Teleborsa) - I movimenti speculativi degli ultimi trimestri hanno "compromesso la capacità di oro e argento di esercitare efficacemente la funzione di beni rifugio, almeno nel breve periodo", con la ricerca di liquidità che ha gonfiato le vendite di entrambi i metalli nelle prime settimane del conflitto. Lo scrivono gli economisti di Intesa Sanpaolo in una ricerca sul tema.

Il 29 gennaio, l'oro ha registrato un nuovo record storico a 5.595 dollari l'oncia, circa tre volte il livello di appena due anni e mezzo fa. Le ragioni del rally sono ben note: incertezza macroeconomica e imprevedibilità delle politiche economiche, commerciali, finanziarie implementate dall'amministrazione Trump; ripetuti attacchi della Casa Bianca alla Federal Reserve, che hanno destato dubbi sulla possibile perdita di indipendenza di quest'ultima; deficit pubblici in espansione nei paesi occidentali e dubbi sulla efficacia della politica monetaria nel contenere l'inflazione e sostenere le valute, data l'incapacità (o impossibilità) dei governi di ridurre stabilmente l'indebitamento; concorrenza geo-strategica fra Stati Uniti e Cina, con quest'ultima che alimenta ogni embrionale spinta verso la dedollarizzazione; rischi geopolitici in Ucraina e Medio Oriente, minacce alla Groenlandia e rischi di disgregazione della NATO. Nei mesi autunnali e invernali, i mercati finanziari hanno poi amplificato le spinte rialziste grazie a ingenti flussi in acquisto su future, opzioni e prodotti basati sull'oro, alimentati da dinamiche ben note alla finanza comportamentale: momentum trading e fear-of-missing-out (FOMO). In altre parole, "gli investitori si sono affannati a inseguire un trend positivo per timore di non partecipare ai guadagni", si legge nella ricerca firmata da Sara Giusti, economista - industry, e Daniela Corsini, economista - materie prime, di Intesa Sanpaolo.

Il metallo giallo ha subito una prima battuta di arresto il 29 gennaio quando la Casa Bianca ha finalmente annunciato la nomina del nuovo chairman della Fed: Kevin Warsh, generalmente apprezzato e rispettato sia a Washington che a Wall Street, molto esperto dei meccanismi che regolano la banca centrale statunitense e quindi percepito dal mercato come poco disposto ad assecondare acriticamente i desiderata del Presidente Trump. Questa nomina apparentemente ben ponderata ha portato ad una rapida revisione delle aspettative di tagli dei tassi di interesse sui mercati finanziari, passate velocemente da quasi tre a poco più di uno nel 2026. Una seconda, ben più prolungata, fase di rallentamento delle quotazioni dei preziosi è scaturita dall'inasprimento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, importante centro di domanda mondiale di metalli preziosi sia per investimento che in gioielleria. In quelle settimane, sui mercati di oro e argento ha prevalso un atteggiamento attendista, in linea con quanto registrato nella guerra di dodici giorni fra Iran e Israele nel giugno 2025, fanno notare le due economiste.

La vera doccia fredda è arrivata con l'inatteso attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, seguito dalle gravi ritorsioni del regime contro tutti i paesi limitrofi. La reazione immediata dei mercati alla notizia di una nuova guerra è stata un rialzo dell'energia e un calo dei preziosi spiegato dalla ricerca di liquidità di molti operatori finanziari. Infatti, viene spiegato che "l'inatteso rialzo di petrolio e gas ha incrementato l'entità dei versamenti richiesti per detenere questi contratti future (le cosiddette margin), e spinto una rapida copertura delle ingenti posizioni speculative nette corte sul comparto, volta ad evitare di amplificare le perdite". Purtroppo, l'inasprimento del conflitto ha amplificato i flussi in vendita, avendo colpito due delle regioni con la più alta domanda di oro al mondo: il Medio Oriente e l'Asia. La ricerca fa notare che molte ondate di vendita sui mercati finanziari si sono registrate proprio durante le ore di contrattazione in Asia, dove gli investitori hanno cercato rifugio nella liquidità, preferendo ridurre l'esposizione verso gli asset più facili da smobilitare, che hanno registrato rendimenti migliori della media nei trimestri precedenti. In occidente, l'attrattività dell'oro nei portafogli finanziari è stata scalfita dal rafforzamento del dollaro americano, dal rialzo dei rendimenti obbligazionari e dal timore che il prolungamento del conflitto, accompagnato dal rincaro dei prezzi energetici, possa alimentare l'inflazione e obbligare le banche centrali ad alzare i tassi di interesse.

"Ironicamente, sembra che oro e argento siano stati vittime del loro stesso successo: i movimenti speculativi degli ultimi trimestri hanno compromesso la loro capacità di esercitare efficacemente la funzione di beni rifugio, almeno nel breve periodo", è la conclusione di Giusti e Corsini.
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