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STEM in Italia: 4% dei lavoratori vale 23 miliardi

Nasce il CCNL per startup e professioni innovative, secondo Fratocchi regole “più vive”

Economia
STEM in Italia: 4% dei lavoratori vale 23 miliardi
(Teleborsa) - Oltre 200mila lavoratori, pari al 4% della forza lavoro nazionale, ma con un peso economico ben superiore alla loro dimensione numerica: 23 miliardi di euro di fatturato complessivo, quasi 2 miliardi di euro di venture capital attratti e un contributo diretto alla crescita del PIL stimato in +0,36 punti percentuali annui negli ultimi cinque anni.

Sono questi i dati presentati lo scorso 25 marzo 2026 a Palazzo Valentini, Roma, nell’ambito dell’evento "Verso un’economia della conoscenza – CCNL STEM e Professioni Innovative", occasione in cui è stato illustrato ufficialmente il primo CCNL dedicato a startup, PMI innovative e professioni della conoscenza.

Un’infrastruttura economica per l’innovazione italiana
Il nuovo contratto collettivo, primo nel suo genere, supera modelli contrattuali rigidi per introdurre strumenti più coerenti con la natura del lavoro innovativo: lavoro per obiettivi, smart working strutturato, valorizzazione delle competenze certificate e tutela della proprietà intellettuale. Si tratta di un intervento che punta a rispondere a un mismatch ormai strutturale: secondo Confindustria, il divario tra domanda e offerta di profili STEM costa all’Italia fino all’1% del PIL annuo.

Claudio Fratocchi, CEO di Energieering e tra i fondatori della Federazione STEM, dichiara: "Quando parliamo di innovazione non stiamo descrivendo un segmento marginale, ma un ecosistema che vale oltre 200mila lavoratori, 23 miliardi di euro di fatturato complessivo, quasi 2 miliardi di euro di venture capital e un impatto pari al 4% della forza lavoro nazionale. È proprio per questo che startup, PMI innovative e professioni della conoscenza hanno bisogno di regole più vive. In uno scenario internazionale sempre più complesso, resilienza energetica e resilienza digitale diventano fattori strategici per rafforzare autonomia e sviluppo".

Numeri che parlano chiaro
I dati emersi nel corso dell’evento delineano con chiarezza il peso crescente dell’economia della conoscenza in Italia:

- 474mila occupati nel solo settore software e servizi ICT, comparto che vale il 2% del PIL italiano e presenta una produttività del lavoro superiore del 17% alla media nazionale.
- 12.342 startup innovative (dati MIMIT, Q2 2025), con una media di 3,48 addetti per impresa, ma con un reddito operativo aggregato ancora negativo per 204,5 milioni di euro.
- 91% di occupazione per i laureati STEM entro cinque anni dal conseguimento del titolo, con salari medi superiori del 14% rispetto agli altri laureati.

Gli impatti economici attesi
Il nuovo CCNL si propone anche come uno strumento di politica industriale indiretta. Riducendo il contenzioso su inquadramenti, turnover, gestione della proprietà intellettuale e organizzazione del lavoro, il contratto può contribuire ad abbassare i costi nascosti della crescita per imprese spesso caratterizzate da strutture organizzative fragili.

Per il mondo del venture capital, inoltre, il nuovo quadro contrattuale offre una maggiore leggibilità in termini di governance del lavoro e retention dei talenti, migliorando la bancabilità operativa delle startup e la capacità del sistema di attrarre investimenti.

"L’innovazione non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche il modo in cui vengono costruiti i processi, valorizzate le competenze e protetto il valore generato dalle imprese", conclude Fratocchi.
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