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Eurozona PMI, ad aprile settore privato entra in fase di contrazione per la prima volta da fine 2024

La scure si abbatte sul settore terziario, mentre è forte la crescita del manifatturiero

Economia, Macroeconomia
Eurozona PMI, ad aprile settore privato entra in fase di contrazione per la prima volta da fine 2024
(Teleborsa) - Ad aprile, il settore privato dell’eurozona è entrato in fase di contrazione: questo è quanto emerge dalla lettura dei dati previsionali dell’indagine PMI, condotta da S&P Global, e interrompe una sequenza di crescita che durava da 15 mesi.
La riduzione complessiva dell’attività economica si è concentrata sul settore terziario, mentre le aziende manifatturiere hanno registrato un rialzo grazie in parte alle loro scorte di sicurezza.

Con la guerra in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche hanno continuato a crescere, segnalando i più forti tassi di rialzo in tre anni sia per i prezzi di acquisto che di vendita. Il conflitto ha anche causato gravi disagi sulla catena di distribuzione, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori sui tempi di consegna da metà 2022. Allo stesso tempo la fiducia si è affievolita e l’occupazione è lievemente diminuita.

Ad aprile e una volta destagionalizzato, l’Indice PMI S&P Global Flash Composito di Produzione dell’Eurozona, basato su circa l’85% delle consuete risposte finali dell’indagine, è sceso al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 segnando il primo valore in calo degli ultimi 16 mesi, e si è posizionato a 48,6 punti, da 50.7 di marzo. Gli analisti si attendevano un rallentamento più lieve, e comunque sopra la soglia spartiacque, a 50,2 punti.

Il calo della produzione di inizio secondo trimestre si è concentrato nel settore terziario. L'Indice PMI Servizi è infatti scivolato a 47,4 punti dai 50,2 del mese precedente a fronte del 49,8 attesi.
Proprio nel settore terziario, l’attività economica ha indicato la prima contrazione in quasi un anno, peraltro al ritmo più sostenuto da febbraio 2021. La produzione manifatturiera ha invece continuato a salire, segnando la quarta espansione mensile consecutiva e la più rapida da agosto. L'Indice PMI Manifatturiero è infatti salito a 52,2 punti dai 51,6 di marzo, a fronte dei 50,9 stimati dal consensus.

Il crollo della produzione si è diffuso in tutta l’eurozona. In Germania l’attività economica è calata per la prima volta in 11 mesi, mentre in Francia ha indicato la più rapida diminuzione da febbraio 2025. Il resto dell’intera eurozona ha inoltre registrato un lieve calo della produzione, chiudendo la sequenza di crescita che continuava ininterrottamente da gennaio 2024.

Ad aprile, il volume di nuovi ordini ricevuti dai paesi monitorati nell’eurozona ha indicato il secondo calo mensile consecutivo, ed il più rapido in quasi un anno e mezzo. Come per la produzione, la riduzione complessiva è stata causata dal crollo dei nuovi ordini terziari.
I nuovi ordini manifatturieri hanno invece indicato la crescita più rapida degli ultimi quattro anni, supportati del primo rialzo delle commesse estere da febbraio 2022 (che includono anche il commercio intra-eurozona). Va però detto che parte della ripresa rispecchia segnalazioni di clienti che hanno cercato di rifornirsi, nel timore di un aumento dei prezzi e della carenza di scorte.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: "L'eurozona sta affrontando un aggravamento delle difficoltà economiche, causato dalla guerra in Medio Oriente, che rappresenta un serio problema per i responsabili delle politiche monetarie. Ad aprile, il conflitto ha contribuito a un declino dell’attività economica, accompagnato da un’impennata dell’inflazione. Contestualmente, le diffuse carenze di offerta minacciano di frenare ulteriormente la crescita e di esercitare una pressione crescente sui prezzi nelle prossime settimane.
Per la prima volta da fine 2024, il PMI flash di aprile è entrato in territorio di contrazione, con un calo del tasso trimestrale del PIL dello 0,1%, dopo un aumento dello 0,2% nel primo trimestre. Attualmente, la guerra sta colpendo in modo particolare il settore dei servizi, dove l’attività economica sta diminuendo a un ritmo senza precedenti dall’inizio delle restrizioni pandemiche di inizio 2021. Tuttavia, la forte crescita del settore manifatturiero che nel frattempo si sta registrando ad aprile rappresenta un vero e proprio colpo di scena: la domanda di beni si sta sostenendo con le scorte di sicurezza, visto che le aziende cercano di assicurarsi rifornimenti prima che i prezzi si alzino ulteriormente o che ci siano nuove carenze di fornitura. Le imprese manifatturiere hanno incrementato gli acquisti di beni a livelli mai visti dall’inizio del 2022, con ritardi nelle catene di approvvigionamento che hanno raggiunto il livello più diffuso dalla pandemia.
I costi di acquisto e i prezzi di vendita hanno già registrato un’impennata, non solo a causa dell’incremento dei costi energetici, ma anche per l’aumento generale dei prezzi delle materie prime e per lo squilibrio tra domanda e offerta, ormai limitata. Escludendo la pandemia di Covid-19, questa rappresenta la più grande ondata di pressioni sui costi registrata dal 2000.
Non sorprende che le imprese abbiano una visione sempre più pessimistica sulle prospettive future, con la fiducia ora scesa ai livelli più bassi dalla fine del 2022.
In questo scenario, la BCE si trova ancora una volta di fronte a un compito alquanto difficile: decidere se aumentare i tassi d’interesse per contrastare il timore di un’inflazione galoppante, oppure considerare questo picco dei prezzi come temporaneo e concentrarsi invece sull’evitare che l’economia cada in una recessione più profonda.
Sebbene il rinvio di qualsiasi decisione potrebbe peggiorare entrambi gli scenari, appare comprensibile che gli enti di regolamentazione dei tassi preferiscano attendere ulteriori chiarimenti, sia riguardo all’evoluzione del conflitto sia alla reale condizione economica dell’eurozona."

(Foto: © iloveotto/123RF)
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