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Infrastrutture telecomunicazione italiane: attacco coordinato genererebbe perdite per oltre 4 miliardi euro

Secondo le stime proporzionali derivate dai modelli attuariali di Lloyd's of London e dai dati Clusit 2026

Economia
Infrastrutture telecomunicazione italiane: attacco coordinato genererebbe perdite per oltre 4 miliardi euro
(Teleborsa) - Un grande cyberattacco alle infrastrutture globali possa generare 3,5 trilioni di dollari di perdite in cinque anni. Lo stima Lloyd's of London. Applicando la quota italiana — certificata dal Rapporto Clusit 2026 in 9,6% di tutti gli attacchi informatici gravi mondiali, a fronte di appena il 2% del PIL globale — la stima proporzionale per l'Italia in uno scenario di attacco coordinato alle telecomunicazioni supera i 4 miliardi di euro. Un modello attuariale settoriale pubblicato nel 2025 precisa che la sola interruzione del backbone internet, con recupero stimato in una settimana, genera perdite di 1,5 miliardi di dollari negli USA; un attacco multi-settore simultaneo arriva a 47 miliardi di dollari. Per un'economia come quella italiana, già strutturalmente esposta, le conseguenze sarebbero proporzionalmente devastanti.

Il rischio non è teorico: è geografico. Oltre 20 cavi sottomarini in fibra ottica approdano in Sicilia — nelle stazioni di Palermo, Catania, Mazara del Vallo, Pozzallo e Trapani — trasportando la quota dominante del traffico digitale tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. L'Italia è il quarto produttore mondiale di sistemi per cavi sottomarini e ospita 34 sistemi complessivi tra Sicilia, Puglia e Liguria. Un primato industriale che si traduce in una concentrazione di rischio senza equivalenti in Europa: colpire quei nodi fisici significa colpire simultaneamente banche, comunicazioni militari, reti energetiche e sistemi sanitari di un intero continente.

La vulnerabilità è aggravata dall'insufficienza delle capacità di risposta. Nell'intera Unione Europea esistono solo 3 navi in grado di riparare i cavi sottomarini: una nel nord della Francia, due nel Mediterraneo. I tempi medi di ripristino superano già oggi i 40 giorni, con costi tra 1 e 3 milioni di dollari per intervento. In uno scenario di conflitto ibrido — con attacchi simultanei a cavi, stazioni di approdo e navi di riparazione — il blackout digitale si misurerebbe in mesi, non settimane: ogni giorno di interruzione si traduce in perdite economiche a cascata su tutti i settori dipendenti, dal credito ai trasporti.

"Quando diciamo che un attacco alle telecomunicazioni italiane vale 4 miliardi di euro, non stiamo facendo allarmismo: stiamo applicando modelli attuariali certificati a una vulnerabilità geografica documentata. Il 95% del traffico internet mondiale passa sotto il mare. In Sicilia approdano oltre venti di quei cavi. Tre sole navi nell'intera Unione Europea possono ripararli. Se venissero colpiti simultaneamente, il ripristino richiederebbe mesi — e ogni giorno di blackout digitale significa miliardi bruciati in credito, logistica, energia, sanità. Non è una questione tecnica. È una questione di sicurezza economica nazionale", sottolinea Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering.
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