Meloni al Senato: "Legge delega per il nucleare entro l'estate". Tutti i temi del Premier Question Time
(Teleborsa) - Un premier time atteso quasi un anno, con il listino milanese in modalità positiva e lo spread che si sgonfia. Giorgia Meloni è tornata al Senato per rispondere alle interrogazioni dei gruppi parlamentari in una seduta interamente concentrata sui temi economici: il confronto è durato 90 minuti, con al centro soprattutto crescita, costo della vita e politiche per famiglie e imprese.
La rotta del governo: tre priorità fino a fine legislatura
La premier ha indicato la traiettoria dei prossimi mesi senza ambiguità. L'esecutivo intende proseguire la strategia messa in campo su tre priorità: rafforzare salari e potere d'acquisto, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità. Tradotto in parole semplici: più soldi in busta paga, sgravi mirati per chi crea posti di lavoro stabili e un sostegno strutturale a chi mette al mondo figli. Un mix che, secondo Palazzo Chigi, vale come bussola per ogni provvedimento economico.
Sul fronte del lavoro, Meloni ha sciorinato i numeri che il governo considera la propria carta d'identità: sotto questo governo i precari sarebbero diminuiti di 550mila unità rispetto ai governi precedenti e gli occupati stabili aumentati di 1,2 milioni in tre anni e mezzo. La premier ha rivendicato anche il "decreto lavoro": possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solo le imprese che applicano un salario giusto, ossia il trattamento economico complessivo dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Una strada alternativa, ha spiegato, a quella del salario minimo legale proposto dalle opposizioni.
Pnrr, "un buon lavoro"
Il capitolo Pnrr è quello in cui la premier ha alzato la voce con maggiore convinzione. Ad oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane: al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Un dato che la premier ha sintetizzato in modo netto: "abbiamo fatto un buon lavoro". Il Pnrr, ricordiamolo, è il piano di investimenti finanziato dall'Ue post-pandemia: ogni rata viene erogata solo dopo la verifica del raggiungimento di obiettivi precisi, una sorta di esame periodico che vale miliardi.
Nucleare, svolta entro l'estate
L'annuncio più rilevante riguarda l'energia. Entro l'estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia. Una scelta che riapre un dossier chiuso da quasi quarant'anni: le centrali nucleari italiane furono bloccate dopo la bocciatura al referendum del 1987, indetto dopo Chernobyl, e gli italiani hanno ribadito il rifiuto in una nuova consultazione nel 2011, seguita al disastro di Fukushima. Il governo punta sull'atomo per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, tema sollevato in Aula anche dal leader di Azione, Carlo Calenda.
Lo scontro con Renzi
La giornata è stata segnata anche dal duro botta e risposta con Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha definito la premier "una copia sbiadita" rispetto all'inizio della legislatura, aggiungendo: "di fronte allo stretto di Hormuz la vostra proposta è la legge elettorale". La replica di Meloni è stata altrettanto tagliente: "al netto di accuse e insulti c'è oggettivamente poco di cui parlare". Sui salari, la premier ha ribattuto agli attacchi dell'opposizione: chi sostiene che i salari hanno perso sette punti dal 2021 è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022, quando i salari hanno perso oltre otto punti e mezzo, ricordando che da allora i salari avrebbero ripreso a crescere più dell'inflazione.
Aperture, invece, verso Calenda: Meloni ha riconosciuto un punto di condivisione sulla proposta di una cabina di regia economica, in un quadro internazionale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e rallentamento. La premier ha avvertito che le tensioni geopolitiche "incideranno sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d'acquisto delle famiglie".
Superbonus nel mirino
Sul debito, Meloni non ha lesinato bordate. "Il debito cresce solo grazie al Superbonus, 174 miliardi di euro", che il governo finirà di pagare nel 2027, quando sarà finito il mandato. Un riferimento polemico ai precedenti esecutivi che, secondo la premier, hanno bruciato risorse "per misure elettorali senza controllo".
La reazione dei mercati
La giornata è stata positiva per Piazza Affari. Il FTSE MIB ha chiuso a 49.480 punti, in rialzo dell'1% rispetto alla seduta precedente. Bene anche il fronte titoli di Stato: lo Spread BTP-Bund a 10 anni si è ristretto a 76 punti base, in calo rispetto ai 77 punti del closing precedente. In termini semplici, lo spread misura quanto i mercati ci chiedono in più rispetto alla Germania per finanziare il nostro debito: meno punti significa maggiore fiducia. Numeri che, almeno per oggi, suggeriscono una reazione composta degli investitori al dibattito politico italiano e all'agenda economica delineata dalla premier.
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