Banca Etica in audizione al Senato: “Gli strumenti esistono, ma vanno resi stabili”
(Teleborsa) - L'economia sociale genera un valore aggiunto pari al 6,7% dell'economia privata italiana e occupa un milione e mezzo di persone, ma secondo i dati della Banca d’Italia le imprese sociali ricevono appena l'1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese italiana, circa 6,7 miliardi su 667 miliardi complessivi. Servono strumenti finanziari stabili che garantiscano una strategia per la resilienza dell'intero sistema Paese. Questo l’appello lanciato oggi da Nazareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica, durante l’audizione in Senato presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario. "La finanza etica non chiede privilegi - ha detto il direttore - ma regole che riconoscano la specificità degli istituti di credito che mantengono il focus sul sostegno a persone, famiglie, organizzazioni e imprese sociali. L'economia sociale risponde ai bisogni della collettività. Sostenerla con strumenti finanziari stabili non è una scelta di nicchia, ma una strategia per la resilienza dell'intero sistema Paese".
Accesso al credito: rendere stabili le garanzie pubbliche. Per Banca Etica, che opera in questo segmento da 27 anni, il 65% dei nuovi prestiti al settore non profit è assistito da garanzie pubbliche. I tassi di sopravvivenza delle organizzazioni finanziate superano il 90% a cinque anni. Il limite, quindi, non è nella qualità del portafoglio, ma nella configurazione degli strumenti. Gli strumenti, infatti, esistono, ma sono instabili, sotto-dimensionati e in parte bloccati sul piano attuativo. "La sfida non è crearne di nuovi, ma far funzionare quelli esistenti", ha spiegato Gabrielli. Banca Etica propone di rendere stabili, adeguate e coordinate le garanzie pubbliche per l'economia sociale, così da facilitare strutturalmente l’accesso al credito di cooperative, enti del Terzo settore (ETS) e imprese sociali. Per soggetti strutturalmente sottorappresentati nel credito ordinario, le garanzie pubbliche non sono un accessorio: sono la leva che rende possibile l'accesso al finanziamento.
I limiti del Fondo di Garanzia PMI. In Italia, infatti, lo strumento specifico per il Terzo settore nel Fondo di Garanzia PMI presenta alcune criticità strutturali. Prima di tutto l’instabilità, la disciplina è soggetta a proroghe annuali, rendendo lo strumento imprevedibile e poco adatto a sostenere strategie di medio termine. Gli enti non possono programmare investimenti affidandosi a una garanzia la cui continuità non è garantita oltre l'anno. E poi l'inadeguatezza: il massimale di 60.000 € per operazione non corrisponde alla realtà degli enti strutturati.
L’esempio europeo. In Europa, invece, la Social Window di InvestEU rappresenta un utile strumento di garanzia a supporto dell’economia sociale: nel solo 2025 Banca Etica ha originato 67 milioni di euro di operazioni garantite dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), e il plafond accordato si è esaurito prima del previsto. Il problema è la discontinuità tra i cicli di programmazione: il passaggio al Multiannual financial framework (MFF) 2028–2034, in discussione al momento, rischia di creare vuoti operativi mentre la domanda è in crescita. Durante la discussione sul bilancio europeo, sarà necessario intervenire per consolidare e stabilizzare questa operatività di InvestEU.
Manca un riconoscimento ordinamentale. La finanza etica è riconosciuta in Italia dal 2016 (art 111 bis del TUB). La norma ha avuto il merito di colmare una lacuna nell’ordinamento bancario ma a causa di limiti dell’impianto normativo non è stato possibile per nessun intermediario ottenere la certificazione prevista. In particolare, non è stato istituito alcuno standard nazionale o internazionale di certificazione della finanza etica, né è stato individuato un organismo certificatore. Banca Etica chiede di intervenire per rendere effettivamente accessibile la qualifica di operatore bancario di finanza etica e sostenibile e propone di ripensare il beneficio fiscale previsto dalla legge orientandolo al rafforzamento patrimoniale.
Il quadro prudenziale: Imporre alle banche cooperative e alle banche etiche le stesse regole pensate per le banche "too big to fail" genera un sovraccarico difficilmente sostenibile e non giustificato. Banca Etica propone un regime prudenziale che tenga conto non solo della dimensione ma anche del modello di business. La finanza etica incorpora strutturalmente presidi di solidità e salvaguardia differenti dal sistema bancario convenzionale: la trasparenza integrale — inclusa la pubblicazione di tutti i finanziamenti erogati — è essa stessa un fattore di presidio contro quelle derive speculative e opache che sono alla base delle crisi bancarie italiane, pagate dai soci e dai risparmiatori. Ridurre il carico regolamentare su questi intermediari non significa abbassare la guardia: significa riconoscere che la guardia è già più alta.
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