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UPB: guerra in Iran pesa su PIL Italia

Economia
UPB: guerra in Iran pesa su PIL Italia
(Teleborsa) - I conflitti e le altre tensioni geopolitiche "rappresentano il principale fattore di rischio per lo scenario macroeconomico". Lo rileva il Rapporto sulla politica di bilancio 2026, presentato oggi dall'Ufficio parlamentare di bilancio alla Camera con la Relazione della Presidente Cavallari e gli interventi dei Consiglieri Valeria De Bonis e Giampaolo Arachi.

Le nuove simulazioni stimano che la guerra in Medio Oriente, rispetto alle previsioni pre-guerra dello scorso febbraio, comporti una riduzione della crescita del PIL pari a 0,3 punti percentuali nel 2026 e a 0,4 punti nel 2027 e un aumento dell’inflazione di 1,4 punti percentuali quest’anno e 1,1 punti il prossimo. Lo shock energetico conferma, inoltre, una vulnerabilità strutturale dell’economia italiana e rafforza la necessità di accelerare il percorso di transizione energetica, che può diventare una leva
di competitività e innovazione.

Mantenere un percorso credibile di riduzione del debito pubblico "è essenziale per evitare che shock esterni si traducano in un deterioramento delle condizioni di finanziamento". La sostenibilità del debito rappresenta una condizione necessaria per preservare la fiducia dei mercati, contenere il costo del capitale e rafforzare la stabilità finanziaria. Soprattutto in uno scenario caratterizzato da elevata incertezza, il consolidamento dei conti pubblici continua a rappresentare il principale presidio contro gli shock esterni.

Più affidabili le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica dal 2014 -
Le analisi dell’UPB evidenziano che, dopo le riforme del ciclo di bilancio introdotte nel 2014, tra cui l’istituzione dell’Ufficio, le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica contenute nei documenti programmatici sono divenute più affidabili. La riduzione degli scostamenti tra previsioni e risultati effettivi ha contribuito a rafforzare la prevedibilità della politica di bilancio e la credibilità del quadro programmatico presso operatori economici e mercati finanziari.

Deficit sotto il 3 per cento dal 2026, ma la spesa per interessi torna a salire - Nel 2025 il deficit delle Amministrazioni pubbliche è sceso al 3,1 per cento del PIL (dal 3,4 per cento del 2024), risultando inferiore di 0,2 punti rispetto all’obiettivo del Piano strutturale di bilancio. L’avanzo primario è salito allo 0,8 per cento del PIL (dallo 0,5 per cento) e la crescita della spesa netta è stata sopra ai
limiti stabiliti dalla UE ma per la Commissione europea l’Italia ha nel complesso rispettato le regole.
Secondo il Documento di finanza pubblica 2026, il deficit scenderebbe al 2,9 per cento nel 2026, ponendo le basi per l’uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi nel 2027, e, a legislazione vigente, diminuirebbe lungo l’orizzonte di previsione, fino a raggiungere il 2,1 per cento nel 2029. La spesa per interessi, stabile al 3,9 per cento del PIL nel 2025, è però attesa in aumento fino al 4,5 per cento nel 2029, per effetto del rialzo dei rendimenti. Indicazioni programmatiche sulla prossima manovra sarebbero state opportune nell’ambito del DFP, considerato soprattutto il rischio di mancato rispetto del limite della crescita della spesa netta nel 2027 riportato nelle stime ufficiali.

Debito in salita nel 2026 e in calo dal 2027, il sentiero resta esposto a rischi al rialzo - Il rapporto debito/PIL è aumentato al 137,1 per cento nel 2025 (+2,4 punti rispetto al 2024) e dovrebbe raggiungere il 138,6 per cento nel 2026, per poi scendere gradualmente nel 2027 e fino al 136,3 per cento nel 2029. La riduzione del 2027 resta però legata al conseguimento degli obiettivi connessi alla dismissione di asset pubblici e alla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro. In uno scenario avverso,
caratterizzato da prezzi energetici più elevati e minore crescita, il debito potrebbe salire fino al 140 per cento del PIL nel 2026. Nel medio periodo, le proiezioni dell’UPB indicano che il rapporto debito/PIL continuerebbe a ridursi, ma a un ritmo meno marcato rispetto al Piano strutturale di bilancio: dopo il picco del 2026, si collocherebbe al 135,4 per cento nel 2031 e al 123,8 per cento nel 2041, circa 10 punti al di sopra di quanto previsto dal Piano.

Fisco, aumentano le disparità fra tipologie di reddito e resta elevata l’evasione - L’accresciuta progressività dell’Irpef sui redditi di lavoro dipendente e l’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta allontanano l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale. Il rafforzamento degli strumenti digitali in ambito fiscale ha contribuito a limitare le opportunità di evasione e a favorire l’adempimento spontaneo. Secondo il DFP nel 2025 l’attività di recupero ha raggiunto 36,2 miliardi, ma l’Italia continua a presentare uno dei più bassi livelli di fedeltà fiscale dell’Unione europea. Permangono rilevanti fenomeni di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione delle Amministrazioni locali e ampi margini di miglioramento nell’analisi dei dati per individuare i rischi di
evasione.

Il PNRR continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita - Secondo le simulazioni dell’UPB, le misure addizionali del PNRR contribuirebbero alla crescita del PIL dell’anno in corso per mezzo punto percentuale. L’impatto del PNRR sul livello del PIL (ossia il valore, da distinguere dal tasso di crescita) sarebbe invece pari a circa 1,8 punti percentuali nel 2026. Negli anni
successivi, il graduale riassorbimento dell’impulso di spesa ridurrebbe l’impatto del Piano, che si attesterebbe all’1,1 per cento del livello del PIL nel 2030. Investimenti pubblici a elevato grado di efficienza e complementarità con il capitale privato potrebbero avere effetti rilevanti sul livello del PIL ben oltre la conclusione del Piano, fino al 2,6 per cento di PIL al 2030. Tali stime considerano gli investimenti
addizionali, ossia quelli che non erano previsti nella legislazione vigente ante-PNRR. Inoltre, a parità di disavanzo, alcune delle misure addizionali del Piano sarebbero verosimilmente state realizzate o sostituite da investimenti alternativi anche in assenza del PNRR, contribuendo comunque alla crescita.
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