Milano 11:37
51.507 +0,67%
Nasdaq 29-giu
29.775 0,00%
Dow Jones 29-giu
52.183 +0,59%
Londra 11:37
10.558 +0,70%
Francoforte 11:37
24.892 +1,08%

Crediti deteriorati in calo: nel 2025 lo stock di NPE scende a 47,5 miliardi (-6,7%)

Diminuiscono del 12,3% i nuovi flussi di credito deteriorato e la NPE ratio si attesta al 2,6%

Economia
Crediti deteriorati in calo: nel 2025 lo stock di NPE scende a 47,5 miliardi (-6,7%)
(Teleborsa) - Il mercato degli NPL si trova in una fase di transizione e quindi verso un nuovo equilibrio strutturale. Le dinamiche straordinarie di de-risking che hanno guidato gli ultimi anni risultano ormai superate, a favore di un contesto più stabile e competitivo, con minore esposizione a fattori di stress sistemico. Questo processo si accompagna anche ad una riduzione degli stock e a una progressiva normalizzazione dei flussi.

Infatti, nel 2025 lo stock di crediti deteriorati si attesta a 47,5 miliardi di euro (-6,7% rispetto al 2024), proseguendo un percorso di riduzione già avviato negli ultimi anni, ma con un ritmo progressivamente più contenuto. Il livello attuale, insieme ad un NPE ratio pari al 2,6%, segnala il raggiungimento di un nuovo equilibrio strutturale, in cui la creazione di valore è sempre meno legata alla disponibilità di grandi masse e sempre più alla capacità di gestione attiva dei portafogli.

Parallelamente, i flussi di nuovo deteriorato si riducono a 15 miliardi di euro (-12,3% rispetto ai 17,1 miliardi registrati nel 2024), evidenziando un ritorno verso livelli più coerenti con il contesto pre-pandemico e una minore pressione sistemica sul credito.

È questo il quadro che emerge dalla ottava edizione dell’Osservatorio NPE realizzato da CRIBIS Credit Management - società del Gruppo CRIF specializzata nella gestione dei processi di Collection e di NPL Management – in partnership con Credit Village, che intende fornire una visione complessiva e aggiornata del mercato NPE.

"Il mercato NPL sta entrando in una nuova fase, in cui la riduzione strutturale dei volumi cambia radicalmente le regole del gioco. Infatti, non si tratta più di un mercato guidato dalla disponibilità di stock, ma dalla capacità di estrarre valore. In questo contesto, la differenza tra operatori non sarà più marginale ma determinante, e passerà sempre più da competenze specialistiche, capacità analitiche e modelli operativi industrializzati", commenta Andrea Capellini, Analytics Manager di CRIBIS Credit Management.

Mercato NPE: contrazione dei volumi e frammentazione operativa

Nel 2025 il mercato delle transazioni NPE ha registrato un valore complessivo pari a 17,5 miliardi di euro (-27,1% rispetto al 2024), confermando la natura strutturale della contrazione dei volumi. A fronte di questo calo, il numero complessivo di operazioni cresce significativamente (+23,4%), raggiungendo circa 622 mila transazioni. Questo disallineamento evidenzia una riduzione della dimensione media dei portafogli e una crescente frammentazione del mercato. La dinamica osservata implica un cambiamento rilevante, poiché evidenzia una maggiore complessità operativa, un progressivo aumento dei costi unitari di gestione e una sempre più crescente importanza della specializzazione del settore.

Inoltre, il mercato mostra un sostanziale allineamento tra primario e secondario, con un peso rispettivamente del 50,9% e del 49,1%, e volumi attorno ai 9 miliardi di euro per entrambe le componenti. Il rafforzamento del mercato secondario conferma quindi il suo ruolo sempre più centrale nella gestione dinamica degli attivi deteriorati.

Nel segmento UTP, invece, i volumi si riducono del 33%, attestandosi intorno ai 2 miliardi di euro, in linea con la contrazione osservata sugli NPL. La composizione del mercato resta stabile, con una quota dell’87% per gli NPL e del 13% per gli UTP.

"La contrazione dei volumi NPE è ormai un dato strutturale, che obbliga i Servicer e gli Investitori che intendono restare protagonisti del mercato ad abbandonare — realmente — le logiche generaliste e ad abbracciare un'iperspecializzazione autentica: non basta più essere bravi, bisogna diventare bravissimi. In questo passaggio l'intelligenza artificiale sarà determinante, ma va intesa come strumento di potenziamento delle competenze e dell'efficienza, non come sostituto delle risorse umane", commenta Roberto Sergio, AD di Credit Village e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Nazionale NPE Market.

I settori più a rischio

Nel 2025, l’attenzione degli operatori del credito continua a concentrarsi sui crediti classificati in Stage 2 e UTP. In particolare, per i crediti in Stage 2, la quota più rilevante dell’esposizione resta riconducibile alle società di capitali, che raggiungono il 73% del totale dei finanziamenti, in aumento rispetto al 71% del 2024. Rimane stabile il peso delle ditte individuali al 20%, mentre si riduce l’incidenza delle società di persone (dal 9% al 7%), evidenziando una crescente concentrazione del rischio nelle società di capitali.

Per quanto riguarda i crediti UTP (Unlikely To Pay), nel 2025 si è osservata una riduzione complessiva rispetto all’anno precedente. L’esposizione riconducibile a società di capitali e società di persone scende al 44% (-4 p.p. rispetto al 2024), mentre aumenta il peso delle persone fisiche, che passa dal 42% al 45%. Resta invece invariata la quota delle ditte individuali (11%). Nel complesso, emerge una progressiva redistribuzione del rischio verso la clientela retail.

Dal punto di vista settoriale nello stage 2, nel 2025 il rischio di insolvenza si conferma maggiormente concentrato nel commercio all’ingrosso, che resta il comparto più esposto con un lieve incremento (+2%).

Inoltre, si osserva un peggioramento del rischio nel settore agricolo (+4%), che guadagna posizioni superando le costruzioni, in calo (-14,4%). In diminuzione, invece, i comparti legati al tempo libero e al commercio al dettaglio, segnale di una parziale attenuazione della pressione finanziaria.

Con riferimento ai settori a minor rischio di insolvenza, il confronto tra 2024 e 2025 evidenzia un lieve aumento generalizzato dei livelli di esposizione, pur mantenendosi su valori contenuti. In particolare, si rafforzano i comparti, chimico ed elettronico, mentre il settore farmaceutico e mining, oil & gas restano tendenzialmente stabile sui livelli minimi. Infine, si segnala l’ingresso delle infrastrutture tra i comparti meno rischiosi, seppur con valori leggermente superiori rispetto agli altri settori della fascia bassa.
Condividi
```