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Ue, nel 2026 conti pubblici sotto pressione: in 12 Paesi il deficit supera il 3% del PIL

L'analisi UPB.

Ue, nel 2026 conti pubblici sotto pressione: in 12 Paesi il deficit supera il 3% del PIL
(Teleborsa) - I conti pubblici dei Paesi dell'Unione Europea entrano nel 2026 sotto crescente pressione, con il numero di Stati membri che sfora la soglia del 3% di deficit sul PIL salito a dodici, uno in più rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dal nuovo Focus dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio dedicato ai quadri macroeconomici e di finanza pubblica degli Annual Progress Reports (APR) 2026 presentati dagli Stati membri, nell'ambito del nuovo quadro di governance economica europea.

Le Relazioni, si legge nel documento, "confermano, nel complesso, gli obiettivi dei Piani strutturali di bilancio (PSB), ma evidenziano per il biennio 2025-26 un quadro macroeconomico e di finanza pubblica più complesso rispetto a quanto era stato delineato negli stessi Piani".

Il disavanzo medio dei Paesi che hanno presentato l'APR salirebbe "dal 3,0 al 3,5 per cento del PIL", con una composizione degli Stati sopra soglia che cambia rispetto allo scorso anno: "Italia e Croazia rientrerebbero sotto la soglia, mentre Germania, Estonia e Slovenia la supererebbero". Il deterioramento, spiega il Focus, "riflette il rallentamento dell'attività economica, l'aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali".

Secondo l'analisi, gli APR confermano per il 2026 "una crescita moderata dell'economia europea (1,4 per cento nell'UE e 1,3 nell'area dell'euro), in rallentamento rispetto al 2025 e caratterizzata da persistenti incertezze geopolitiche e commerciali". Tra le principali economie, "continua a distinguersi in positivo la Spagna, mentre Italia e Francia registrano una crescita contenuta e la Germania soltanto un graduale recupero". L'inflazione "prosegue il percorso di rientro, ma il nuovo shock energetico contribuisce a mantenere elevata l'incertezza sul quadro macroeconomico".

Tra le principali economie dell'area euro, "Italia e Spagna proseguono il consolidamento dei conti, riportando nel 2026 il disavanzo sotto il 3 per cento del PIL", mentre "la Francia mantiene un deficit ancora elevato e solo in lieve diminuzione" e "la Germania registra un marcato peggioramento del saldo di bilancio con il disavanzo che supera il 4 per cento del PIL". Sul debito, il rapporto medio debito/PIL dei Paesi APR salirebbe "all'84,3 per cento", con l'Italia che registrerebbe "uno dei rapporti debito/PIL più elevati dell'Unione (138,6 per cento)".

Le determinanti, sottolinea l'UPB, restano molto diverse tra Paese e Paese: in Italia "il miglioramento del disavanzo è sostenuto soprattutto dal rafforzamento dell'avanzo primario, favorito dal buon andamento delle entrate e dalle misure di contrasto all'evasione, mentre l'aumento del debito continua a risentire degli effetti di cassa dei crediti d'imposta edilizi maturati negli anni precedenti". In Francia "il percorso di riequilibrio è rallentato dall'elevata spesa per interessi, dall'aumento delle spese per la difesa e dalla debole dinamica dei saldi primari", mentre in Germania "il deciso incremento degli investimenti infrastrutturali e delle spese militari determina un significativo peggioramento dei conti pubblici".

Infine, l'analisi segnala che nel 2026 "aumenta il numero dei Paesi che rischiano di discostarsi dai percorsi di crescita della spesa netta concordati con il Consiglio dell'UE": la Commissione individua "11 Stati membri a rischio di scostamento, di cui 4 con un rischio di scostamento significativo". A mitigare l'impatto sulle valutazioni di conformità interviene la clausola nazionale di salvaguardia per le spese di difesa, "attivata da diciotto Stati membri", che "contribuisce, grazie ai margini di flessibilità consentiti, ad attenuare gli effetti del peggioramento del quadro di finanza pubblica sulle valutazioni di mancata conformità alle regole".

(Foto: © Paul Grecaud/123RF)
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