Trasparenza retributiva: il Comitato Pari Opportunità dei commercialisti analizza il D.Lgs. 96/2026
(Teleborsa) - Il Comitato pari opportunità dei commercialisti nazionale (CPON) ha pubblicato il documento "Analisi del decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96", il provvedimento con cui l'Italia ha recepito la direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e sul rafforzamento del principio della parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Il principio della parità di retribuzione tra donne e uomini costituisce uno dei pilastri dell'ordinamento europeo e rappresenta una condizione imprescindibile per la realizzazione di un mercato del lavoro più equo, inclusivo e competitivo. In tale prospettiva, il decreto segna un passaggio di particolare rilievo nel percorso di attuazione dei principi di trasparenza retributiva, introducendo un sistema di obblighi e di strumenti destinati a incidere profondamente sulle politiche organizzative delle imprese e sui modelli di gestione delle risorse umane.
Le innovazioni introdotte dalla riforma coinvolgono direttamente anche l'attività dei Commercialisti, chiamati ad affiancare imprese e organizzazioni nell'interpretazione delle nuove disposizioni, nella valutazione dei relativi impatti e nella definizione di assetti organizzativi e processi di compliance coerenti con il nuovo quadro normativo. Ne deriva un ampliamento delle competenze richieste alla professione, sempre più orientata a fornire un'assistenza qualificata nelle materie della governance, della sostenibilità e della valorizzazione del capitale umano.
È in questa prospettiva che si colloca il documento che si propone di offrire un'analisi sistematica del decreto legislativo, approfondendone i principali profili interpretativi e applicativi e fornendo ai professionisti uno strumento di studio e di supporto operativo.
"L'auspicio è che questo contributo favorisca una più ampia diffusione della cultura della trasparenza e delle pari opportunità, nella consapevolezza che la riduzione del divario retributivo di genere rappresenta non solo un obiettivo di giustizia sociale, ma anche un fattore determinante di crescita economica, qualità della governance e sviluppo sostenibile", afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio.
"Per il Comitato Pari Opportunità Nazionale – aggiungono le consigliere nazionali delegate alle politiche di genere Liliana Smargiassi e Rosa D’Angiolella - il d.lgs. 7 maggio 2026, n. 96 rappresenta un terreno di intervento strategico. Il contributo dei professionisti sarà determinante per accompagnare le imprese in un percorso che non può essere solo di compliance, ma deve diventare un’occasione di crescita organizzativa e culturale. Il CPON, per il ruolo che gli è proprio, diventa un osservatorio qualificato che, rispetto alla tematica, deve promuovere modelli organizzativi più inclusivi, criteri retributivi più oggettivi e percorsi di carriera effettivamente aperti al merito, indipendentemente dal genere".
In quest’ottica, il Comitato avanza alcune proposte: dalla promozione di linee guida operative chiare, alla previsione di semplificazioni per le realtà di minori dimensioni; dalla valorizzazione del ruolo dei commercialisti come facilitatori del cambiamento, alla integrazione della trasparenza retributiva con politiche più ampie di contrasto alla violenza economica. Per i commercialisti è importante anche incentivare l’utilizzo di bilanci ESG nella realtà professionale, affinché l’equità retributiva diventi un indicatore concreto della maturità etica e gestionale di una impresa, e uniformare i metodi di calcolo di tutti i documenti fin qui analizzati in un’ottica di semplificazione. In particolare, il Comitato propone di uniformare il metodo di calcolo dei dati retributivi richiesti dal decreto con quelli previsti per il rapporto biennale, la UNI/PdR 125 (certificazione di genere), la comunicazione degli stessi alle Consigliere di parità regionali e il bilancio ESG.
L’obiettivo è quello di consentire alle organizzazioni di adottare un unico metodo di calcolo, riconosciuto e valido ai fini normativi, applicabile in diversi ambiti, evitando così la necessità di elaborare gli stessi dati secondo modalità differenti per documenti differenti. In questa prospettiva, resterebbe comunque ferma la facoltà per le singole organizzazioni di avvalersi di metodi di calcolo alternativi, già previsti dalla normativa e dalla documentazione esistente. Tuttavia, secondo il CPON tale possibilità deve configurarsi come un’opzione e non come un obbligo.
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