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E-commerce: resi moda costano 2,5 miliardi l'anno in Italia

La società Zutre punta a certificare l'utilizzo del capo dopo l'acquisto, in uno spazio non coperto dagli obblighi del passaporto digitale di prodotto

Economia
E-commerce: resi moda costano 2,5 miliardi l'anno in Italia
(Teleborsa) - La gestione dei resi nell'e-commerce italiano comporta costi stimati in circa 2,5 miliardi di euro l'anno, secondo lo studio condotto nel 2025 dall'Università Liuc-Cattaneo con SCS Consulting, Politecnico di Milano e CNR-Ismed di Napoli. Nel comparto moda il costo medio di trattamento di un singolo reso oscilla tra 4 e 20 euro per articolo - comprensivi di spedizione di ritorno, controllo qualità e ricondizionamento - e supera i 20 euro nei segmenti premium, con un'incidenza che le analisi di settore collocano tra il 20% e il 30% del margine operativo. Le stime sul tasso di reso variano dal 14,7% a oltre il 30% a seconda del perimetro e della metodologia. Il fashion resta il primo comparto dell'e-commerce italiano per fatturato, con una quota intorno al 28% di un mercato che nel 2025 ha superato i 62 miliardi di euro.

Sul fronte normativo, dal 19 luglio 2026 le grandi imprese non possono più distruggere prodotti tessili e calzature invenduti, in applicazione degli articoli 24 e 25 del regolamento europeo sull'ecodesign (ESPR). L'obbligo si estenderà alle medie imprese dal 19 luglio 2030, con esclusione di micro e piccole imprese. Il quadro attuativo è stato completato nel 2026 con il regolamento di esecuzione (UE) 2026/2 e il regolamento delegato (UE) 2026/296 sulle deroghe, che impongono obblighi di documentazione e pubblicazione annuale dei dati. La direttiva (UE) 2025/1892 ha introdotto il regime di responsabilità estesa del produttore per il tessile.

Il 20 luglio 2026 è stato avviato il registro europeo dei passaporti digitali di prodotto, i cui obblighi per il tessile non sono ancora vincolanti: l'atto delegato di settore è atteso nell'ultimo trimestre del 2027 e i primi adempimenti effettivi sono stimati tra la metà del 2028 e l'inizio del 2029. La specifica pubblicata dal Centro comune di ricerca nel maggio 2026 individua 49 dati in quattro categorie, con granularità minima al lotto di produzione: il tracciamento per singolo capo resta facoltativo.

In questo spazio si colloca Zutre, società costituita a fine dicembre 2023 da Giuseppina Li Vigni, con un percorso professionale di vent'anni nel settore tecnologico presso una multinazionale metalmeccanica e diciotto nel settore ambientale. "Zutre di fatto raccoglie i tre pilastri della mia vita professionale", afferma la fondatrice e amministratrice delegata.

L'applicazione consumer, Best of U, distribuita sugli store digitali, riconosce da una fotografia colore, materiale e stagionalità dei capi e consente abbinamenti su un avatar personalizzato, con catalogo non limitato a un singolo marchio. "Il concetto è customer centric non brand centric", precisa Li Vigni. Sul versante business, le funzioni sono offerte a marchi e rivenditori: "Il nostro obiettivo è concedere queste soluzioni in licenza d'uso alle aziende", sottolinea la fondatrice, che estende il modello anche alla rete fisica: "Vogliamo dare modo di far provare le cose virtualmente all'interno del negozio".

La differenziazione dichiarata riguarda la tracciabilità post-acquisto, coperta secondo l'azienda da un brevetto in fase di deposito. "Il nostro obiettivo è certificare la fase post vendita", afferma Li Vigni: l'utente registra su una dashboard frequenza di utilizzo e abbinamenti, restituendo dati sul ciclo di vita reale. È prevista anche una funzione di scambio di capi con geolocalizzazione.

Permangono elementi di incertezza: il tracciamento per singolo capo non è richiesto dalla normativa, il brevetto risulta depositato ma non concesso, l'affidabilità del dato dipende dalla costanza di registrazione degli utenti. La società non comunica dati economici, numero di utenti attivi o contratti di licenza sottoscritti.
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