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Bond: rendimento dei Treasury a 10 anni ai massimi dal 2002, in Europa pressione sulla Francia

Focus su petrolio e dati sull'inflazione

Finanza
Bond: rendimento dei Treasury a 10 anni ai massimi dal 2002, in Europa pressione sulla Francia
(Teleborsa) - Il rendimento del Treasury a 10 anni, parametro di riferimento globale per i costi di finanziamento, ha toccato il 5,34%, superando il picco del 2007 e tornando ai massimi dal 2002, sulla scia dei rialzi del petrolio (WTI sopra 92 dollari e Brent a quasi 100 dollari). Secondo i dati LSEG citati da Reuters, il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha registrato un rialzo di 87,1 punti base nel trimestre terminato a settembre, segnando l'aumento trimestrale più marcato dal 1994.

La pressione sull'obbligazionario - con un'inflazione persistente a causa dei rincari energetici e le preoccupazioni sugli ingenti debiti pubblici a varie latitudini - si sente anche in Europa, dove la Francia continua ad essere il paese più colpito per una incertezza politica maggiore.

Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni si porta al 3,63% (+5 punti base), quello del BTP italiano a 10 anni al 4,69% (+8 punti base), quello dell'OAT francese a 4,94% (+9 punti base), quello del Bonos spagnolo a 4,20% (+7 punti base), quello del Gilt britannico al 5,50% (+7 punti base).

Lo spread tra il titolo italiano e quello tedesco a 10 anni quota quindi a 106 punti base, mentre lo spread francese si posiziona a 131 punti base.

Ieri è emerso che lo shock energetico derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz si sta estendendo. L'inflazione in Francia ha accelerato al 3% su base annua a settembre (dal 2,4% di agosto), in Germania ha raggiunto il 3,3%, in Italia è salita al 4,2% - il livello più alto degli ultimi tre anni - e in Spagna si è attestata al 4,9%, superando le attese del consensus. Ora sarà osservata con attenzione la stima preliminare aggregata dell'inflazione dell'Eurozona prevista per domani (consensus al 3,7% contro il 3,2% precedente). "Se anche il settore dei servizi iniziasse ad assorbire gli effetti dello shock energetico, la BCE, con i tassi già al 2,50%, potrebbe trovarsi con minori margini di manovra", osservano gli analisti di Tp Icap Midcap.

Negli Stati Uniti, l'indice PCE complessivo per il mese di agosto si è attestato al 3,4% e quello "core" al 3%, entrambi al di sotto delle previsioni; si tratta di una sorpresa interamente attribuibile a un'importante revisione metodologica da parte del BEA, che ha abbassato retroattivamente l'intera serie storica a partire dal 2021. "Il PCE continua quindi a comprimere soprattutto le aspettative di tightening nel breve - la probabilità di un rialzo Fed a ottobre è scesa sotto il 40% (era 75% circa l'altro ieri, anche se dicembre è dato all'84%) ma il long-end non riesce a beneficiarne, con crescita robusta, supply e timori fiscali che continuano a dominare", commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo.
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