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Gli intoccabili

Ruotare, diversificare, rovistare negli angoli bui dei listini

Negli ultimi due decenni la quota del Pil americano sul Pil mondiale non ha fatto che scendere. Nonostante la rivalutazione del dollaro, questa quota è oggi del 25 per cento. Il peso della borsa americana sugli indici globali, dal canto suo, ha invece continuato a crescere ed è oggi, sull'MSCI World, superiore al 60 per cento.

All'interno della borsa americana, d'altra parte, ha continuato a crescere il peso della tecnologia e, all'interno di questo settore, è diventato decisivo il peso dell'aristocrazia dei Magnifici Sette.

Che l'America abbia portato via peso negli indici all'Europa è comprensibile. Dal 2000 a oggi il Pil americano è cresciuto a una velocità doppia rispetto al Pil europeo. La distanza tra le due velocità si ridurrà nei prossimi anni, ma la tendenza rimarrà comunque favorevole all'America.

Che però si sia ridotto il peso dell'Asia negli indici globali in una fase storica in cui il baricentro dell'economia globale ha continuato a spostarsi verso di essa e in cui i tassi di crescita di Cina e India sono stati doppi rispetto a quelli americani ha molto meno senso.

Certo, l'America ha dato fino ad oggi grandi soddisfazioni a chi ha creduto nel dollaro, nei Treasuries (almeno fino a tre anni fa) e in Wall Street e Silicon Valley. Anche oggi l'America rimane un paese in ottima crescita e con un primato decisivo in alcuni settori strategicamente importanti per i prossimi decenni.

È però giunto il momento di tornare a studiare tutto quello che in questi ultimi anni è stato evitato, trascurato o abbandonato per sempre (mai più in Cina!) non solo nel mondo, ma anche all'interno degli stessi Stati Uniti.
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