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Gaza, firmata a Davos la carta fondatrice del Board of Peace. Trump: "Tutti vogliono farne parte"

Economia
Gaza, firmata a Davos la carta fondatrice del Board of Peace. Trump: "Tutti vogliono farne parte"
(Teleborsa) - "È una giornata molto emozionante. Tutti vogliono farne parte. Il Consiglio per la pace collaborerà con molti altri, tra cui le Nazioni Unite". È quanto ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prendendo la parola alla cerimonia per la firma del Board of peace. L'evento sulla pace, ospitato dal governo degli Stati Uniti, è stato organizzato in occasione dell'Annual Meeting del World Economic Forum e si è tienuto a Davos a margine dei lavori ufficiali. "Il Wef – precisa l'organizzazione del Forum economico mondiale – ha accettato di facilitare la sessione, che include un focus significativo sulla pace e la ricostruzione a Gaza, mettendo a disposizione gli spazi del Davos Congress Centre".

Il presidente Usa ha firmato lo Statuto del Board of Peace invitando sul palco i 20 rappresentanti dei paesi che hanno aderito al Consiglio. Per Trump la guerra a Gaza sta "davvero giungendo al termine", rimangono solo "piccoli fuochi" che, a suo dire, possono essere spenti facilmente. Hamas probabilmente rispetterà i suoi impegni, afferma Trump, ma se non lo farà – perché "sono nati con i fucili in mano" – verrà distrutta.

"Oggi avremo più dettagli per il comitato di pace, ha l'opportunità di essere uno degli organismi più importanti mai creati, lo prendo molto sul serio. Tutti ne vogliono far parte, ci sono i paesi che sono qui, sono tutti miei amici, un paio mi piacciono, un paio no. Ma quelli che sono qui mi piacciono tutti, sono grandi leader, grandi personaggi" ha detto Trump. Sul palco, tra i 20 rappresentati dei paesi che hanno aderito: un rappresentante del Bahrein, un rappresentante del Marocco, il presidente dell'Argentina, il primo ministro dell'Armenia, il presidente dell'Azerbaigian, il primo ministro della Bulgaria, il primo ministro dell'Ungheria, il presidente dell'Indonesia, il vice primo ministro della Giordania, il presidente del Kosovo, il primo ministro del Pakistan, il presidente del Paraguay, il primo ministro del Qatar, il ministro degli esteri dell'Arabia Saudita, il ministro degli esteri della Turchia, un rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, il presidente dell'Uzbekistan, il primo ministro della Mongolia.

Ricevendo oggi al Cremlino il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, Vladimir Putin ha ribadito che la Russia è pronta a destinare un miliardo di dollari per il Board of Peace per Gaza prelevandoli dai fondi russi congelati negli Usa, e ha annunciato che parlerà dell'argomento in un colloquio previsto questa sera con l'inviato americano Steve Witkoff. "Siamo pronti a destinare un miliardo di dollari alla nuova struttura Board of Peace, soprattutto e principalmente per sostenere il popolo palestinese", ha detto il presidente russo, citato dal servizio stampa del Cremlino. Tali fondi, ha aggiunto, dovranno essere destinati "alla ricostruzione della Striscia di Gaza e alla risoluzione dei problemi della Palestina".

Una presenza, quella della Russia, poco gradita da diversi paesi. Il Regno Unito – ha fatto sapere il ministro degli Esteri Yvette Coop – non ha preso parte oggi alla cerimonia di firma del Board of Peace proprio a causa delle "preoccupazioni circa la possibilità che il presidente Putin faccia parte di qualcosa che parla di pace". "C'è un'enorme mole di lavoro da fare, oggi non saremo tra i firmatari – ha dichiarato la titolare del Foreign Office –. Si tratta di un trattato legale che solleva questioni molto più ampie, quando non abbiamo ancora visto alcun segnale da parte sua che ci sarà un impegno per la pace in Ucraina". I dubbi avanzati da Londra riguardano anche il fatto che l'organismo, voluto dal presidente americano Donald Trump e concepito inizialmente per supervisionare la ricostruzione di Gaza, prevede uno statuto tale da non limitarne il ruolo alla sola Striscia, con la possibilità di creare una rivalità rispetto all'Onu.

Fuori, per il momento, anche l'Italia. "La posizione dell'Italia è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Per almeno due ragioni. La prima è che l'Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell'Italia e dell'Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante. C'è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c'è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura – ha detto ieri sera la premier Giorgia Meloni, ospite della puntata per i 30 anni della trasmissione Porta a porta –. La questione legale e regolamentare è soprattutto in rapporto all'articolo 11 della Costituzione, quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto".

Un problema solo momentaneo, secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio. "Voglio ringraziare ciascuno dei leader qui presenti oggi e tutti i paesi che si sono impegnati ad aderire, e molti altri che aderiranno. Altri o non sono qui oggi o devono seguire una procedura interna nel loro paese a causa di limitazioni costituzionali, ma altri aderiranno. Molti vogliono far parte di questo sforzo perché sarà uno sforzo di successo" ha detto Rubio.

E il progetto, annunciato da Trump mesi fa, di trasformare Gaza nella "Costa Azzurra del Medio Oriente" sta realmente prendendo forma. "Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico. Le persone che vivono così male vivranno così bene" ha detto Trump.

Il piano generale per il futuro di Gaza è contenuto in una mappa svelata a Davos dal genero di Trump Jared Kushner. Il progetto, afferma Kushner, sarà realizzato in fasi, tra cui "alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti" anche per il turismo costiero. "C'è un piano generale. Lo costruiscono in tre anni", ha detto Kushner mostrando diapositive della "Nuova Gaza" con grattacieli avveniristici sul lungomare della Striscia.









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