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Inflazione, consumatori denunciano stangata cibo: carrello della spesa vola al +2,2%

Confesercenti: "Aumenti concentrati su spese essenziali e ricorrenti: così l’inflazione percepita sale e i consumi restano deboli". Confcommercio: "Domanda debole ma in ripresa"

Economia
Inflazione, consumatori denunciano stangata cibo: carrello della spesa vola al +2,2%
(Teleborsa) - L'inflazione annua è pari +1,2%, da +1,1% di novembre, quella media del 2025 è pari a +1,5%. Ma l'effetto "speculazione" sul Natale ha fatto volare il carrello della spesa ben oltre le attese. È quanto denunciano le associazioni dei consumatori commentando i dati provvisori di dicembre resi noti oggi dall'Istat.

"Per effetto delle festività e dei maggiori consumi delle famiglie i prezzi di cibi e bevande tornano a rialzare la testa, e segnano a dicembre un +2,6% con un aggravio di spesa, solo per gli acquisti alimentari, pari a +241 euro annui per una famiglie con due figli – commenta il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso –. Una escalation quella dei listini alimentari che prosegue senza sosta dal 2021, e sta portando le famiglie a tagliare sempre più i consumi e ridurre la qualità degli alimenti in tavola. Un allarme che il governo non può più ignorare, e che deve portare nel 2026 a misure specifiche in favore delle famiglie: gli alimentari sono una voce di spesa primaria di cui i cittadini non possono fare a meno, e i rincari registrati nel settore non solo incidono su redditi e capacità di spesa, ma impoveriscono giorno dopo giorno una larga fetta di popolazione".

A parlare di "speculazioni sul Natale" e "stangata cibo" è anche il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona. "Non solo l'inflazione tendenziale rialza la testa dopo il lievissimo calo di novembre, non solo in un solo mese sale dello 0,2%, ma è grave che i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, quelli più consumati durante le festività, decollino dello 0,3% sul mese precedente, il triplo rispetto al rialzo congiunturale di novembre quando si era registrato +0,1%. Anche il carrello della spesa prende il volo dal +1,5% tendenziale di novembre a +2,2% di dicembre. Insomma, peggio di così non si può! – afferma Dona –. L'inflazione media del 2025 pari all'1,5% significa che una coppia con due figli lo scorso anno ha speso complessivamente 562 euro in più rispetto al 2024, dei quali ben 269 euro in più per i soli prodotti alimentari e le bevande analcoliche e 287 per il carrello della spesa. Per una coppia con 1 figlio, la spesa aggiuntiva annua nel 2025 è stata pari a 497 euro, 236 euro soltanto per cibo e bevande, 254 per i beni alimentari, per la cura della casa e della persona. In media, per una famiglia, la stangata generale nel 2025 è stata di 386 euro, mangiare e bere è costato 185 euro in più, 199 euro per la spesa di tutti i giorni".

Sulla stessa linea l'Adoc che minaccia uno "Sciopero del Carrello". "I dati Istat che fissano l'inflazione media del 2025 all'1,5% confermano un'emergenza prezzi ormai strutturale: a preoccupare maggiormente è l'impennata del cosiddetto 'carrello della spesa', che a dicembre accelera drasticamente fino al +2,2%. I beni di prima necessità continuano a correre più velocemente dell'indice generale, gravando pesantemente sul potere d'acquisto delle famiglie italiane. I rincari più critici si registrano proprio al supermercato, con aumenti record per la carne bovina (+127% rispetto al 2024), mentre riso, caffè e cioccolato segnano rialzi costanti che erodono i bilanci domestici. A questa situazione si aggiunge un'intollerabile disparità territoriale: al Sud e nelle Isole l'aumento dei prezzi è ancora più marcato, rendendo la vita quotidiana più onerosa rispetto al resto del Paese. Non va meglio sul fronte dei trasporti, dove abbiamo denunciato tariffe aeree proibitive e rincari speculativi, soprattutto in prossimità delle festività, che colpiscono duramente il diritto alla mobilità. Non resteremo a guardare mentre la qualità della vita e la salute dei cittadini vengono compromesse da scelte di risparmio forzate su cibo e cure – dichiara Anna Rea, presidente Nnazionale di Adoc –. I rincari su alimentari e prodotti per la cura della persona sono segnali di una speculazione che non accenna a fermarsi. Ribadiamo la necessità di interventi urgenti e riforme strutturali, dal controllo rigoroso delle filiere alla revisione della tassazione sui beni primari, questioni che non sono state minimamente prese in considerazione dalla Legge di Bilancio. Se non arriveranno risposte coraggiose contro il carovita, la mobilitazione sarà inevitabile. Senza risposte concrete – conclude Rea – siamo pronti a promuovere forme di protesta collettiva, incluso lo 'Sciopero del Carrello'. Le famiglie hanno il diritto di vivere dignitosamente senza subire aumenti ingiustificati".

Secondo le stime del Codacons, a dicembre il tasso medio di inflazione si attesta al +1,2%, portando la media del 2025 al +1,5%, equivalente ad una maggiore spesa da +496 euro annui per la famiglia "tipo", +685 euro per un nucleo con due figli. "Se però si analizza l'andamento dei listini nei vari comparti, si scopre che una raffica di rincari si è abbattuta sul Natale degli italiani" rileva l'associazione.
Tra gli incrementi di prezzo maggiori il Codacons segnala il caso dei voli nazionali, saliti a dicembre del +15,1% su anno e addirittura del +41,9% sul mese precedente, +30% i prezzi dei voli internazionali. I pacchetti vacanza rincarano del +12,1% sul mese precedente, mentre tra le strutture ricettive si registrano aumenti annui del +6,1% per villaggi vacanza, ostelli e campeggi, +4,6% per b&b, case vacanza e simili. Male anche il settore alimentare, con la carne bovina rincarata su base annua del +8,2%, il pesce del +4%, i frutti di mare del +6%. Segnano a dicembre un +6% i prezzi di formaggi e latticini, +8,5% le uova, +5,1% frutta secca e noci, +9,5% il cioccolato, +18% il caffè, +20,3% il cacao in polvere.

Più moderata, sull'altro fronte, l'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio che evidenzia una "domanda debole ma in ripresa".
"Il moderato incremento registrato dall'inflazione nel mese di dicembre, dopo un trimestre di riduzioni congiunturali dei prezzi al consumo, è un dato in linea con gli andamenti storici specifici dell'ultimo mese dell'anno, periodo su cui pesano gli effetti di alcuni aumenti stagionali. In termini prospettici il dato diffuso oggi desta poche preoccupazioni anche in considerazione del permanere dell'inflazione di fondo su valori contenuti e dell'eredità nulla lasciata all'anno che è appena iniziato – commenta l'Ufficio Studi di Confcommercio –. Va anche sottolineato come l'inflazione nel nostro paese si confermi, sia a dicembre che nel complesso del 2025, tra le più contenute all'interno dell'euro area. In questo contesto, almeno fino alla fine del terzo trimestre del 2025, la bassa inflazione, pur favorendo importanti recuperi del potere d'acquisto delle famiglie, non ha prodotto effetti significativi sulle decisioni di spesa. La propensione al risparmio si è, infatti, collocata nel terzo trimestre del 2025 su livelli storicamente molto elevati. La ripresa della domanda per consumi è un elemento cruciale per rendere possibile una crescita prossima all'1% nel 2026. In quest'ottica, la piena consapevolezza di dinamiche inflazionistiche contenute e l'effetto delle misure di detassazione stabilite dalla manovra appena approvata, rappresenterebbero, secondo le nostre stime, importanti elementi per il recupero della fiducia e per dare un po' di slancio ai consumi, fenomeno che si sarebbe verificato a partire dallo scorso mese di novembre, con un importante consolidamento in occasione degli acquisti di dicembre".

Di "consumi deboli" e "moderato incremento dell'inflazione" parla anche Confesercenti. "Nel 2025 l'inflazione torna ad accelerare: i prezzi al consumo crescono in media dell'1,5%, dal +1,0% del 2024. Un livello che, nel complesso, resta moderato e che si accompagna a una dinamica di fondo sostanzialmente stabile, ma preoccupa la distribuzione degli aumenti, che si concentrano su spese essenziali e ricorrenti, dagli alimentari ai servizi legati alla mobilità, con effetti immediati sulla percezione del caro-vita – commenta Confesercenti –. Nel corso dell'anno appena concluso la dinamica dei prezzi è infatti più sostenuta proprio per alcune voci essenziali. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano in media del +2,9% (dal +2,4% del 2024); le spese sanitarie +1,5%, in linea con l'anno precedente. Pesa, inoltre, la componente energetica regolamentata, tornata in positivo (+16,2%) dopo il -0,2% del 2024, contribuendo a mantenere alta l'attenzione su bollette e tariffe. In generale, nel 2025 i prodotti ad alta frequenza segnano un incremento medio del +2,0%; soprattutto accelera la media frequenza, che sale a +1,6% dopo il +0,2% del 2024. La bassa frequenza, invece, resta molto più contenuta (+0,2%). La pressione non riguarda dunque solo il carrello di tutti i giorni, ma si estende a una fascia di spese ricorrenti che le famiglie comprimono poco e rinviano con difficoltà, dalle tariffe e utenze ad alcune voci di cura e assistenza. Il quadro di fine anno è coerente con questa lettura. A dicembre 2025 l'indice generale è stimato in aumento dello 0,2% su novembre e dell'1,2% su base annua (da +1,1% di novembre). La lieve accelerazione tendenziale è dovuta soprattutto al rialzo dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%) e al rafforzamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%). Quando gli aumenti si concentrano sulle spese essenziali e si allargano alle uscite ricorrenti, la conseguenza è una maggiore prudenza: si rinvia la spesa discrezionale e la domanda interna fatica a riprendere slancio. In una fase in cui i consumi restano sotto i livelli necessari a una ripartenza robusta, questa dinamica può continuare a raffreddare la dinamica delle famiglie. Il rischio è che le previsioni del DEF possano rivelarsi ottimistiche. Il rientro dell'inflazione degli ultimi due anni, inoltre, è stato favorito anche dal venir meno di alcune spinte straordinarie, a partire dalla normalizzazione dell'energia. Non deve, però, essere preso per acquisito: oggi le condizioni di fondo stanno cambiando: il tema dei costi torna centrale e, in un contesto internazionale più competitivo e aggressivo sui prezzi, diventa decisivo contenere i costi di produzione e recuperare efficienza, riducendo il rischio che eventuali tensioni si scarichino sui listini".

La Distribuzione Moderna conferma il sostegno al potere d'acquisto. "I dati provvisori del mese di dicembre – commenta Federdistribuzione – rilevano una dinamica caratterizzata dalla sostanziale stabilizzazione dell'inflazione. Si conferma l'importante impegno delle imprese del retail moderno per contenere i prezzi al consumo e sostenere il potere d'acquisto delle famiglie, garantendo un'offerta di qualità e accessibile per tutti. Un impegno che prosegue con l'obiettivo di stimolare una ripresa dei consumi, che restano deboli anche per gli effetti del perdurare di un clima di forte incertezza, auspicando che anche le imprese della produzione e della trasformazione agiscano per sostenere la domanda interna laddove ci fossero spazi di intervento di riduzione dei prezzi di fornitura".

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