Milano 17:35
49.628 +0,90%
Nasdaq 17:45
29.640 +1,25%
Dow Jones 17:45
52.343 -0,04%
Londra 17:35
10.687 -0,75%
Francoforte 17:35
25.591 +0,71%

"Il paradosso di Francesco": Simone Cacurri racconta il Santo di Assisi, straordinario e complesso

"Francesco deve essere tradito perché possa essere tramandato", dice l'autore

Economia
"Il paradosso di Francesco": Simone Cacurri racconta il Santo di Assisi, straordinario e complesso
(Teleborsa) - Chi era davvero Francesco d'Assisi? E quanto dell'uomo vissuto nel Duecento sopravvive nell'immagine del santo che tutti conosciamo? E' proprio a partire da questi interrogativi che, Simone Cacurri, nel saggio Il paradosso di Francesco. Lettura di un uomo complesso divenuto un santo facile, pubblicato da LdiLibro, propone una riflessione sulle molteplici contraddizioni che attraversano la figura del Santo di Assisi e la storia della sua memoria.

"Francesco deve essere tradito perché possa essere tramandato. È forse il paradosso più evidente, ma non l'unico. Ho cercato di comprendere come un uomo profondamente complesso sia diventato un santo apparentemente semplice e come, dietro le immagini che tutti conosciamo, sopravviva una concezione della povertà, della libertà e della felicità molto più radicale di quanto siamo abituati a immaginare", dice Cacurri.

Il volume prende le mosse dalle prime testimonianze francescane, da Tommaso da Celano ai Tre Compagni, fino alla grande sistemazione agiografica di Bonaventura, interrogandosi sul processo attraverso il quale la vicenda di un uomo complesso e irripetibile è stata progressivamente trasformata in un modello universale di santità. Un processo che non viene interpretato semplicemente come falsificazione, ma anche come condizione necessaria alla sopravvivenza e alla trasmissione della sua esperienza.

Un percorso che prosegue attraverso gli scritti dello stesso Francesco, soprattutto il Testamento, nei quali emerge una voce spesso distante dall'immagine consegnata dalla tradizione: quella di un uomo che rivendica la semplicità evangelica, il rifiuto del possesso e una forma di vita da osservare simpliciter et sine glossa, senza interpretazioni che ne alterino il significato. È qui che affiora un ulteriore paradosso: la volontà di Francesco di sottrarre la propria esperienza alle interpretazioni si scontra con la necessità stessa di interpretarla per poterla tramandare.

Attraverso la testimonianza di Salimbene da Parma e le rappresentazioni di Giotto e Dante, il saggio segue poi le trasformazioni dell'immagine francescana nella memoria religiosa, artistica e letteraria.

L'ultimo capitolo propone una rilettura del Cantico di frate Sole, nella quale il rapporto con il creato, la povertà e persino la morte vengono ricondotti a una concezione radicale della libertà, fondata non sul possesso ma sulla restituzione. Il confronto conclusivo con Albert Camus e il mito di Sisifo conduce così a un'ultima provocazione: "Bisogna immaginare Francesco felice". Una felicità che, diversamente da quella dell'eroe camusiano, non nasce dall'appropriazione del proprio destino, ma dalla capacità di rinunciare a possederlo.
Condividi
```