(Teleborsa) - La
fotografia come atto di testimonianza, ma anche come strumento di valorizzazione del territorio e di
interpretazione delle grandi trasformazioni ambientali. È da questa consapevolezza che il
Museo Alto Garda ha costruito uno dei progetti espositivi più significativi del 2025, Anno Internazionale della Preservazione dei Ghiacciai, confermandosi come istituzione capace di coniugare cultura, paesaggio e responsabilità verso il futuro.
Inaugurata nel 2025, la
mostra Claudio Orlandi.
Ultimate Landscapes. L’illusione del ghiaccio ha rappresentato non solo un appuntamento di grande rilievo artistico, ma anche una presa di posizione culturale su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la trasformazione irreversibile dei paesaggi alpini sotto la pressione della
crisi climatica.
Curata da
Matteo Rapanà e Alessia Locatelli, la mostra ha riunito le fotografie di Claudio Orlandi e
l’installazione sonora di Alessio Mosti, costruendo un
percorso immersivo in cui fotografia e suono dialogano per tradurre dati, fenomeni e processi ambientali in un’esperienza percettiva ed emotiva. Un progetto pensato e inaugurato proprio nell’anno simbolicamente dedicato ai ghiacciai, come contributo concreto al dibattito internazionale sulla loro preservazione.
Le immagini di Orlandi, frutto di oltre diciassette anni di ricerca tra le Alpi, colpiscono per la loro densità materica e per il silenzio che le attraversa. I
ghiacciai fotografati – dal Presena alla Marmolada –
appaiono come superfici ferite, coperte dai teli geotessili utilizzati per rallentarne lo scioglimento. Un gesto che, nelle parole del curatore Matteo Rapanà, diventa emblema di un paradosso contemporaneo: "stiamo cercando di salvare i ghiacciai con le stesse mani che ne hanno accelerato la scomparsa". Uno sguardo che non accusa, ma invita a sostare, osservare e interrogarsi.
Il progetto espositivo si inserisce in una
riflessione più ampia che riguarda il
rapporto tra uomo, ambiente ed economia dei territori montani. Quale modello di sviluppo turistico è ancora sostenibile in un paesaggio che cambia così rapidamente? Quale futuro è possibile per le comunità alpine, sempre più esposte agli effetti ambientali ed economici del riscaldamento globale? Domande che risuonano con forza anche nel contesto dell’Alto Garda, area in cui la valorizzazione del paesaggio naturale è strettamente connessa all’identità culturale e alla tenuta del sistema economico locale.
Attraverso questa iniziativa, il Museo Alto Garda ha operato come un
museo pienamente "contemporaneo", inteso non solo come luogo di conservazione, ma come spazio di dialogo, confronto e interpretazione del presente. Un ruolo che oggi implica anche la capacità di fornire al pubblico occasioni di conoscenza e partecipazione su tematiche di stretta attualità, in grado di incidere sulle scelte future, individuali e collettive.
La
risposta del pubblico ha confermato la forza e l’attualità del progetto. In poco più di un mese dall’inaugurazione, avvenuta nel 2025, la mostra ha registrato
oltre 5.000 visitatori, coinvolgendo sia il pubblico locale sia quello turistico che frequenta l’Alto Garda anche nella stagione invernale. Un dato che testimonia come la fotografia, quando affronta temi ambientali con rigore e profondità, possa diventare uno strumento efficace di sensibilizzazione e valorizzazione culturale del territorio.
Dopo la tradizionale pausa invernale, il Museo Alto Garda
riaprirà il 21 marzo, in concomitanza con la
Giornata Internazionale dei Ghiacciai, rilanciando il progetto con nuove iniziative e attività dedicate a differenti categorie di pubblico. Un segnale di continuità che conferma come la mostra, nata e inaugurata nell’Anno Internazionale della Preservazione dei Ghiacciai, non sia stata un evento isolato, ma l’avvio di un percorso culturale più ampio, capace di mettere in relazione fotografia, ambiente e valorizzazione del territorio.