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Conti pubblici: Unimpresa prevede deficit al 2,7% nel 2026 e minimizza l'impatto del conflitto in Iran

Economia
Conti pubblici: Unimpresa prevede deficit al 2,7% nel 2026 e minimizza l'impatto del conflitto in Iran
(Teleborsa) - I conti pubblici italiani mostrano una dinamica di progressivo riequilibrio e potrebbero migliorare più rapidamente del previsto già nel prossimo anno. Secondo un paper del Centro studi di Unimpresa, il rapporto deficit/PIL potrebbe scendere al 2,7% nel 2026, posizionandosi leggermente al di sotto dell’obiettivo del 2,8% indicato dal governo. Questo miglioramento sarebbe sostenuto da tre fattori principali: il calo dei tassi di interesse, una crescita economica superiore alle stime prudenziali e la tenuta del mercato del lavoro.

"Le tensioni internazionali vanno sempre osservate con la massima prudenza, ma non bisogna cedere alla tentazione di trasformare ogni crisi geopolitica in una previsione di recessione. Se il conflitto dovesse restare circoscritto nel tempo, come sembra al momento, l’impatto sull’economia europea e italiana sarebbe limitato e temporaneo. I fondamentali dei conti pubblici e le prospettive di crescita non cambiano per uno shock di breve durata. La priorità deve restare quella di consolidare il percorso di riequilibrio della finanza pubblica e di sostenere imprese e investimenti, evitando allarmismi che rischiano solo di alimentare instabilità sui mercati", ha osservato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Sul fronte monetario, la riduzione del tasso sui depositi BCE dal 4% del 2023 al 2% del 2025 ha già prodotto effetti tangibili. Il rendimento del BTP decennale si è stabilizzato intorno al 3,5-3,7%, permettendo risparmi progressivi di diversi miliardi sulla spesa per interessi, voce che aveva superato i 90 miliardi annui a causa dell'impennata dei tassi nel biennio precedente. Con un debito pubblico che a fine 2025 si attesta a circa 2.950 miliardi di euro, il nuovo contesto monetario risulta decisivo per la stabilità del sistema.

Parallelamente, l'economia reale mostra segnali più incoraggianti rispetto alle ipotesi del governo, che prevede per il 2026 una crescita dello 0,7%. Le stime della Commissione europea e dell’Ocse indicano infatti un ritmo compreso tra lo 0,9% e l’1%. A questo si aggiunge la solidità dell'occupazione, che nel 2025 ha superato i 23,5 milioni di lavoratori, garantendo un gettito fiscale e contributivo costante. Nonostante un debito al 137,1% del PIL, il ritorno del saldo primario in territorio positivo e una crescita nominale superiore al 2% pongono le basi per una stabilizzazione del rapporto debito/PIL, con un'inversione di rotta attesa a partire dal 2027.
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