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Finanza etica europea: Baranes eletto vicepresidente

Economia
Finanza etica europea: Baranes eletto vicepresidente
(Teleborsa) - Si rafforza la posizione dell’Italia nel panorama della finanza etica europea: Andrea Baranes (Fondazione Finanza Etica) è stato eletto vice presidente diFEBEA, la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative. Baranes, già componente dei board di Febea, affiancherà il nuovo presidente Panagiotis (Panos) Tournavitis, CEO della banca etica greca Bank of Karditsa. La notizia del rinnovo del board arriva dall’assemblea annuale di FEBEA che si chiude oggi a Venezia.

La 25esima edizione del summit della finanza etica europea, ospitato da Banca Etica, ha riunito in questi giorni un network di 33 istituzioni finanziarie europee, oltre 90 delegati da 17 paesi europei per un confronto con esponenti delle istituzioni dell’Unione Europea - Commissione; Banca Europea per gli Investimenti; Fondo Europeo per gli investimenti; Banca del Consiglio d’Europa -, organi politici e organizzazioni dell’economia civile.

"La rete FEBEA di istituzioni finanziarie etiche e orientate ai valori, presente in tutta Europa, ha dimostrato – in occasione di ogni recente crisi – che una finanza radicata nelle comunità è resiliente e costituisce un motore fondamentale per la coesione sociale e lo sviluppo locale. Forte di questa consapevolezza, il nostro obiettivo per i prossimi anni è rafforzare la collaborazione tra i nostri membri e lavorare a fianco delle istituzioni europee, affinché la finanza etica e sociale possa svolgere appieno il proprio ruolo nel futuro sociale ed economico dell'Europa", ha dichiarato il neo-presidente di Febea.

Verso il nuovo budget dell’Unione Europea: economia sociale vs riarmo. L’assemblea di FEBEA ha dato grande attenzione ai lavori in corso nella UE per definire il prossimo budget dell’Unione per il periodo 2028-2034. Il documento è in discussione in queste settimane e definirà il volto dell’UE nei prossimi anni. Davanti al rischio concreto di uno sbilanciamento eccessivo della spesa UE verso il riarmo, le banche etiche europee hanno difeso con forza la necessità che l’Europa mantenga un forte impegno nel sostegno alla social economy: un comparto vitale dell’economia della UE in termini di PIL e occupazione che oggi vale più di 913 miliardi di euro, un volume pari al comparto automotive e indispensabile per garantire la coesione sociale e quella stessa competitività che è al centro dei programmi dell’Unione.

"La UE sta lavorando per portare avanti il Piano d'azione per l'economia sociale, realizzare la prima strategia contro la povertà e il primo piano per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili e, naturalmente, preparare il prossimo bilancio pluriennale. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo bisogno di una partnership con l'economia sociale, che si trova in una posizione privilegiata per unire l'interesse pubblico all'azione privata. E al centro di questa azione ci sono le banche etiche" ha detto Mario Nava, direttore generale della DG EMPL della Commissione europea. "L’attuale contesto politico ci espone al pericolo che l'ingente impegno di risorse finanziarie verso difesa e sicurezza tolga spazio e risorse all'economia sociale. Vale a livello europeo, vale per le singole nazioni. In questi tre giorni abbiamo avuto qualche rassicurazione dalle istituzioni europee: ben venga perché le minacce sono evidenti", ha detto Aldo Soldi, presidente di Banca Etica.

All’assemblea hanno partecipato anche esponenti delle principali campagne internazionali contro l’uso delle armi nucleari e autonome, sostenute da Etica sgr (Gruppo Banca Etica). Roos Boer, project leader per il disarmo umanitario presso PAX, la più grande organizzazione pacifista dei Paesi Bassi, e tra i coordinatori della campagna internazionale Stop Killer Robots, ha ribadito l’impegno della finanza etica nel contrastare lo sviluppo di una kill-chain - sempre più automatizzata: "Servono trattati internazionali che garantiscano il controllo umano sull'uso della forza, contrastando la disumanizzazione digitale e riducano i danni derivanti dalle armi autonome". E dal palco dell’assemblea di FEBEA ha ricordato la necessità che anche gli investitori prendano posizione perseguendo politiche di investimento che escludano questi sistemi e l'uso dell'IA nell'impiego della forza. Anche Susi Snyder, attivista di lungo corso, direttrice dei programmi di ICAN (la rete insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017) e ideatrice della storica campagna globale Don’t Bank on the Bomb, ha affermato come la finanza non sia un attore neutrale: scegliere dove allocare i capitali è un atto politico e morale.

"Oggi sappiamo che 301 istituzioni finanziarie supportano economicamente 25 produttori di armi nucleari; di questi produttori gli investitori detenevano 709 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni, mentre 300 miliardi sono stati forniti loro sotto forma di prestiti e finanziamenti tramite emissioni di titoli" spiega l’esperta "Investire in queste aziende significa esporsi a un più ampio spettro di rischi legati ai diritti umani e alla responsabilità legale".

L’autonomia finanziaria dell’Europa. Dopo i casi dei giudici della Corte Penale Internazionale, di Francesca Albanese e dell'associazione Autistici/Inventati - inseriti nelle liste sanzionatorie degli USA senza aver commesso alcun illecito - l’assemblea di Febea ha affrontato la necessità di sollecitare le istituzioni europee ad adottare misure di protezione per cittadini, organizzazioni e banche europee. Su questo tema si è espresso Aldo Soldi,presidente di Banca Etica: "Le sanzioni del governo USA verso cittadini o associazioni europee sono in grado di bloccare l'operatività finanziaria di banche che con quei soggetti sanzionati hanno relazioni, per timore di sanzioni secondarie pericolosissime. Si pone un forte problema di sovranità finanziaria, forse si pone un problema di democrazia. È necessaria una reazione, delle banche, delle associazioni, delle istituzioni europee e, dove i casi si verificano, anche delle istituzioni nazionali".

Migrazioni: la finanza etica sostiene l’accoglienza e l'inclusione. Durante il summit, le banche etiche hanno rinnovato il proprio impegno per sostenere finanziariamente progetti di associazioni e cooperative impegnate in tutta Europa nell’accoglienza dignitosa e nell’integrazione delle persone migranti. Durante il vertice di Venezia si sono rinsaldate le relazioni tra le banche etiche europee e la BEI, che in questi istituti ha trovato partner preparati e motivati per i programmi di finanziamento europei destinati all’inclusione e allo sviluppo della social economy.

Bruno Robino, Vice Capo della Divisione Consulenza per le Istituzioni Finanziarie presso la Banca Europea per gli Investimenti,
ha spiegato: "Tramite il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), sosteniamo istituti di microfinanza, banche etiche ed enti di finanza sociale che offrono credito, tutoraggio e servizi di sviluppo aziendale a categorie spesso escluse dai canali tradizionali, inclusi migranti e rifugiati. Aiutando le persone ad avviare imprese, creare posti di lavoro e raggiungere l’indipendenza economica, favoriamo l’integrazione e, al contempo, rafforziamo le economie locali".
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