(Teleborsa) - Il
FTSE MIB è stato il
miglior indice europeo nei primi sei mesi del 2026, stabilendo nuovi record storici sopra quota 53 mila punti ed esprimendo una capitalizzazione complessiva di oltre 1.000 miliardi di euro. L'indice delle blue chip di Borsa Italiana, da sempre banco-centrico e con la seconda ondata di risiko bancario che ha continuato ad alimentare i corsi dei titoli finanziari e assicurativi, è stato spinto anche da acquisti su altri settori, in primis la tecnologia con i riflessi della corsa all'AI negli Stati Uniti, ma anche l'energia per la crisi in Medio Oriente e le infrastrutture in senso lato. "L'indice italiano si è dimostrato ancora una volta davvero ben equilibrato - afferma
Carlo De Vanna, co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel - C'è ovviamente un forte peso dei finanziari, ma anche i titoli energetici e le utilities hanno un ruolo importante, e quindi
magari cambia il cavallo che corre di più ma la scuderia alla fine va bene. Quelli che faticano sono i ciclici e gli industriali, sia nelle large cap che - a maggior ragione per il peso relativo maggiore - nelle mid e small cap".
Scendendo nei dettagli delle varie performance, il FTSE MIB ha
guadagnato il 15% da inizio anno, piazzandosi davanti all'AEX (+13%) e all'IBEX (+13%), e staccando di gran lunga SMI (+7%), FTSE 100 (+6%), CAC 40 (+3%) e DAX (+2%) Per un quadro più completo, l'S&P-500 e il Dow Jones hanno fatto +8%, il Nasdaq 100 +16%, mentre il Nikkei 225 è balzato del 38%, il Kospi è raddoppiato e l'Hang Seng è sceso del 10%. Allargando lo sguardo agli altri indici di Piazza Affari, il FTSE Italia All-Share ha guadagnato il 14%,
il FTSE Italia Growth solo il 6%, mentre il FTSE Italia STAR ha perso il 5%. Gli indici però non dicono tutto - le banche valgono il 37% del FTSE MIB (con Intesa Sanpaolo e UniCredit che da sole valgono il 27%) - e possono nascondere al loro interno delle performance anche molto diverse tra loro. Quelle del primo semestre "si sono concentrate su alcuni settori, come banche e assicurazioni, e su singoli titoli tecnologici come ad esempio
STM e
Technoprobe - dice
Paolo Rizzo, partner e responsabile del desk azionario di Anthilia SGR - A questi si aggiunge un gruppo di titoli legati all'AI che, pur operando in ambiti molto diversi tra loro, hanno registrato ottime performance. Sulle mid e small cap il risultato è più company specific e dipende molto dal settore di appartenenza, ma società come
CAREL Industries,
Prysmian o
LU-VE condividono lo stesso cliente finale: gli hyperscaler, che stanno firmando contratti dai volumi impressionanti".
Focalizzandosi solo sul FTSE MIB, i
migliori titoli sono stati
STM (+187%, col fermento sui semiconduttori),
Saipem (+81%, grazie alla crisi energetica),
Prysmian (+69%, con la necessità di infrastrutture per l'energia),
Telecom Italia (+58%, grazie all'operazione di Poste Italiane) e
Tenaris (+47%, anche in questo caso per la situazione energetica internazionale) sono stati i migliori titoli. Se si prendono le cinque
società a maggiore capitalizzazione, si trovano
UniCredit (+11%),
Intesa Sanpaolo (+1),
Enel (+15%),
Generali (+18%) e
Ferrari (+2%). I
peggiori sono stati invece
Stellantis (-47%, che condivide le difficoltà con tutto il settore automotive ed è alle prese con un piano di rilancio e un nuovo management),
Fincantieri (-40%, dopo che tutta la difesa aveva corso molto dal 2022),
Amplifon (-31%, che ha portato a termine un aumento di capitale per finanziare una maxi acquisizione),
Inwit (-22%, coinvolta in un aspro scontro legale e commerciale con Fastweb) e
Nexi (-16%, con il focus che rimane sui cambiamenti nell'azionariato e sul debito significativo).
I mercati di Borsa Italiana hanno registrato un
controvalore di oltre 530 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026, in aumento di quasi il 20% rispetto al primo semestre dell'anno precedente, sfondando quota 100 miliardi nel mese di marzo con la volatilità causata dalla guerra in Medio Oriente. Restringendo l'analisi all'Euronext Growth Milan (il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita) e ai primi 5 mesi dell'anno, il controvalore è stato di circa 760 milioni di euro (-2% rispetto allo stesso periodo del 2025), ben lontano dall'equivalente mercato di Oslo (1,46 milardi di euro) e di Parigi (438 miliardi di euro). Sono circa 200 le società quotate sul mercato regolamentato (140 su Euronext Milan e 60 su Euronext STAR Milan) e altrettante quelle su EGM (escludendo quello con le azioni sospese). La
liquidità rimane la principale debolezza strutturale dell'EGM. Secondo una
ricerca di
Banca Profilo di inizio giugno, il controvalore medio giornaliero scambiato negli ultimi tre mesi si attesta a 7,6 milioni di euro e solo il 13% delle società supera la soglia di 50 mila euro di average daily value (ADV) scambiato al giorno. Inoltre, la concentrazione degli scambi è estrema: il 10% dei titoli più liquidi cattura circa il 60% dell'ADV complessivo, mentre il 50% dei titoli più scambiati supera il 90% del volume totale.
Le performance brillanti di Piazza Affari non si sono riflesse sulle
IPO, che vengono da un lungo periodo di magra. Le quotazioni da inizio anno sono state appena tre, con una raccolta modesta. A gennaio è arrivata sull'EGM PRO
Praexidia Industrie Strategiche, praticamente senza collocamento in attesa di fare il primo investimento e raccogliere capitale. Inoltre, a fine giugno sono sbarcate sull'EGM
OPT (
raccolta di 2 milioni) e
Alia Mentis (
raccolta di 32 milioni). "C'è stato un atteggiamento riflessivo per quanto riguarda le nuove quotazioni nel primo semestre - afferma
Marco Greco, co-founder e co-CEO di Value Track SIM - C'è sempre una stagionalità, per cui le società per quotarsi devono prima approvare i risultati, però effettivamente le prime quotazioni si sono viste in questi giorni, a giugno inoltrato, perché erano un po' tutti alla finestra per capire come girava il mondo.
Adesso c'è una buona pipeline di una decina di società che proveranno a quotarsi da qui a fine luglio". Un segnale positivo potrebbe essere lo sbarco in Borsa di Gens Aurea, gruppo attivo nella compravendita di oro e preziosi, che
sta lavorando alla più grande quotazione a Piazza Affari da quella di
Lottomatica del maggio 2023 (raccolta di 600 milioni di euro) e la prima sul mercato regolamentato da quella di
SYS-DAT del giugno 2024. Altre grandi IPO molto attese sono per il momento rimandate. È il caso di
Edison, con EDF che ha deciso di far slittare il progetto di quotazione (o vendita parziale) al 2027 a causa delle turbolenze geopolitiche e delle
interruzioni nelle forniture di GNL. Secondo Greco, da parte degli investitori c'è interesse per IPO "soprattutto
nei settori che negli ultimi anni non hanno deluso, ovvero le infrastrutture, la difesa e il tech". Sul primo fronte "in Italia c'è un capex cycle guidato da colossi come
Snam,
Terna e le concessionarie, e quindi tutti i fornitori e i soggetti della filiera ne beneficiano e sono pieni di lavoro", spiega, "il tema aerospace e defense è ormai strutturale da alcuni semestri e poi c'è stata la ciliegina sulla torta dell'IPO di SpaceX, mentre nel tech, anche se a inizio anno c'è stata la "SaaS apocalypse" con un'ondata di vendite su alcuni titoli, c'è forte fermento sulle società attive nell'infrastruttura tecnologica a supporto del trend AI".
I
delisting hanno invece continuato inesorabili e sono già una quindicina da inizio anno (la maggioranza a seguito di OPA), per una
capitalizzazione persa di oltre 14 miliardi di euro (pesano Pop Sondrio, le TIM Risparmio, Antares Vision e ALA) e sono una decina i casi in cui l'OPA è in corso (come
Tinexta e
Datalogic) oppure c'è stato solo l'annuncio dell'operazione di acquisizione o di fusione (l'
ultima in ordine di tempo quella di
ICOP su
Trevi). Un freno ai delisting e un impulso alle quotazioni asfittiche potrebbe darlo il
Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI), comparto di Patrimonio Rilancio gestito da CDP che è diventato operativo a inizio 2026 con una dotazione pubblica di 750 milioni di euro e un
potenziale di mobilitazione superiore a 1,5 miliardi di euro, anche se i criteri di accesso e l'operatività dei primi operatori partiti indicano che le società target sono più le mid cap che le small cap e le micro cap dell'EGM. La logica di investimento dei veicoli nati sotto l'ombrello del FNSI sarà "leggermente diversa" dai normali fondi promossi dalle SGR italiane, spiega De Vanna: "Essendo fondi chiusi, permettono di andare a comprare anche titoli relativamente poco liquidi, perché ci vuole un po' di tempo a costruire la posizione ma non c'è il rischio di doverla smontare in fetta e furia. Quest'anno abbiamo già assistito a tanti delisting, anche a causa di valutazioni basse - perché le società si sono quotate a multipli troppo alti, creando aspettative alte che non sono state in grado di rispettare - che rendono conveniente al fondatore riacquistare la società. Con questi nuovi fondi, scegliendo le aziende giuste con multipli interessanti e magari anche un business in ripresa, si potranno anticipare i delisting e fare belle operazioni".
Per adesso, secondo quanto risulta a Teleborsa,
sono solo cinque i fondi attivi (Amundi Crescita Italia, Arca sviluppo Italia, Eurizon FIA Sviluppo Italia, Generali future leaders Italia e Miria SMID Cap Italia), mentre sono
13 le SGR selezionate e coinvolte complessivamente nel programma (Eurizon - Gruppo Intesa Sanpaolo, Generali Investments,
Amundi, Miria (la SGR di Enasarco), Arca, Algebris, Anima, Equita, AcomeA, Ersel, Anthilia, Quaestio/Banor, Azimut). La maggioranza dei fondi è quindi in fase di raccolta presso gli investitori istituzionali italiani, con qualche difficoltà in più rispetto al normale processo di fundraising per il fatto che si tratta di uno strumento nuovo senza
un track record o un portafoglio già fatto. La calibrazione dello strumento, tuttavia, solleva interrogativi sulla sua portata nel segmento più colpito dai problemi di liquidità. Secondo un'
analisi di
Ambromobiliare, che ha simulato l'operatività del fondo dal 2022 a marzo 2026 sulle IPO EGM, le soglie di ammissibilità combinate di una raccolta minima di 10 milioni di euro, una capitalizzazione di mercato minima di 50 milioni di euro e un flottante del 20% avrebbero escluso la maggior parte delle matricole.
Guardando alla seconda metà del 2026, sebbene la geopolitica rimanga un fattore importante, i
principali motori dei mercati potrebbero essere la politica monetaria e gli utili societari. Sul primo fronte, negli Stati Uniti l'economia continua a mostrare resilienza e la Federal Reserve ha adottato un tono più restrittivo, mentre in Europa l'inatteso rapido calo dei prezzi energetici dell'ultima settimana ha ulteriormente allentato la pressione per un rialzo dei tassi da parte della BCE. Sul secondo fronte, con l'inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre, gli investitori seguiranno con attenzione gli indizi che dimostrino che il ciclo di investimenti nell'intelligenza artificiale possa continuare a sostenere i profitti, con i risultati che potrebbero diventare una fonte importante di volatilità visto che le aspettative relative alle spese in conto capitale legate all'AI, alla crescita dei ricavi e alla redditività sono elevate. La crescita degli utili in Europa, sostiene
Equita, resta impostata positivamente e in miglioramento dall'inizio del conflitto (con attese pari a +13% su anno nel 2026 e +9% nel 2027), con
valutazioni nel complesso ragionevoli (P/E 2026-27 15x-13x) e sostenibili alla luce del calo dei prezzi energetici e di aspettative d'inflazione che possono migliorare o restare almeno ben ancorate. "Non abbiamo osservato un'espansione dei multipli tale da rendere i titoli troppo cari e da spingerci a vendere - dice Rizzo -
Continuiamo quindi a puntare sui titoli in cui crediamo di più, magari dopo aver raccolto parzialmente profitto dopo il rally. Cerchiamo ora alternative che, pur senza i tassi di crescita eccezionali di AI e semiconduttori, offrano una crescita solida, come nel caso di
Enervit". Il risultati del secondo trimestre saranno un banco di prova importante anche per le small e mid cap italiane per valutazioni sui fondamentali, anche considerando le numerose opportunità di investimento attraenti dopo i recenti cali. "Al netto di
BFF Bank e
Banca Ifis, che sono i titoli peggiori da inizio anno sul FTSE Italia Midcap ma con storie specifiche, negli altri casi tutte le aziende che hanno fatto male - come
MARR,
Interpump,
Cementir o
Reply - sono state penalizzate da aspettative di rallentamento dell'economia e dei consumi, ma
nessuno può mettere in discussione che siano aziende solide, di qualità e ben gestite", fa notare De Vanna.