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Lunedì 23 Ottobre 2017, ore 15.37
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Dieci anni di assoluta follia

PIL reale -87 mld, debito +628 mld, interessi = 731 mld...

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Non sono le difficoltà di tutti i giorni ad essere intollerabili, ma le prese in giro continue. Da parte di tutti, dalla BCE alla Commissione europea, dagli esponenti del governo alle forze imprenditoriali.

Siamo in una catastrofe economica e finanziaria, con risvolti politici e sociali drammatici, e tutti fanno finta di nulla. Anzi, ci rassicurano in continuazione: “Siamo fuori dal tunnel, la crescita c'è e si consolida, la disoccupazione diminuisce”.

Trullallà!

I numeri, invece, sono a dir poco spaventosi: alla fine del 2008, il PIL italiano a prezzi correnti era di 1.632 miliardi di euro. Alla fine di quest'anno, il 2017, dieci anni dopo, dovrebbe arrivare a 1.711 miliardi: sono 79 miliardi in più. Sembrerebbe davvero pochino, ma la realtà è un'altra.

In termini reali, c'è stato un tracollo pazzesco, quello che tutti i cittadini constatano tutti i giorni, ma che nessuno vuole ammettere pubblicamente: considerando il 2010 come anno base, secondo il FMI il PIL dell'Italia è passato dai 1.669 miliardi del 2008 ai 1.582 miliardi del 2017: sono ben 87 miliardi di euro in meno.

Dopo dieci anni dall'inizio della crisi, il PIL reale italiano del 2017 è ancora inferiore del 5,3% a quello del 2008.

Beh!, si dirà, ma almeno abbiamo messo a posto le finanze pubbliche, viste le manovre straordinarie cominciate proprio nella primavera del 2008 con il Ministro dell'economia Tremonti che assicurava di aver messo i “conti in sicurezza”. E poi, caspita!, c'è stato Mario Monti, e poi Enrico Letta, tutti lì a salvare l'Italia ed a sbloccarla.

Niente, neppure un po', neanche per idea: il debito pubblico italiano è schizzato in alto, come mai prima d'ora. Nel 2008 era di 1.671 miliardi di euro, un ammontare appena superiore al 100% del PIL. Era già un macigno, e tutti ce lo rimproveravano. Ma a luglio scorso siamo arrivati a superare i 2.300 miliardi di euro, con una percentuale che sfiora il 133% del PIL. Ma come è possibile? Già, come è possibile che dopo tutte le mazzate fiscali che ci sono state inferte, dall'IMU sulla prima casa ai superbolli sulle auto, con l'IVA aumentata e le accise sui carburanti a livelli stratosferici? Per non parlare di tutte le altre sovrimposte regionali e comunali che sono piovute dal giorno alla notte?

Già, come è possibile che il tanto strombazzato risanamento sia stato un fiasco assoluto, una catastrofe da cui non ci tireremo più fuori?

Le entrate fiscali sono passate dai 737 miliardi di euro del 2008 ai 791 miliardi stimati dal governo nel DEF per quest'anno: si tratta di 54 miliardi in più. E le spese? Queste sono passate da 781 ad 835 miliardi: anche stavolta, si tratta di 54 miliardi in più. Insomma, tra maggiori entrate e maggiori spese è stato “pari e patta”.

Se andiamo a vedere che cosa è successo sul versante degli interessi pagati sul debito pubblico, allora viene da mettersi le mani nei capelli: in dieci anni, tra il 2008 ed il 2017, la spesa è stata di 731 miliardi di euro.

L'intervento della BCE, attraverso il Qe, è stato calmieratore, visto che siamo passati dagli 84 miliardi di euro pagati nel 2012 ai 66 miliardi previsti per quest'anno. Insomma, è stato una borsa del ghiaccio, ma non basta.

Ci avviamo alla fine della legislatura, con i partiti vecchi e nuovi che chiedono il voto per fare questo e disfare quello.

Dovevano essere gli anni del rigore e del risanamento. Sono stati invece gli anni del tracollo e del dissesto.

Tutti zitti?

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