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Sabato 18 Agosto 2018, ore 11.03
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Troppe tasse, zero investimenti, poco credito

La stabilizzazione economica e finanziaria ha sconvolto i sistemi politici

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Finalmente, con queste elezioni, abbiamo un risultato in Parlamento che riflette la realtà del Paese, senza i premi di maggioranza che distorcevano la dimensione del consenso.

Movimento 5 Stelle e Lega, rispettivamente al Sud ed al Nord, hanno raccolto le ragioni profonde della protesta dei cittadini, che riflettono la situazione determinatasi in questi dieci anni di crisi economica.

Le riforme strutturali hanno perseguito due strategie parallele.

In primo luogo, c'è l'obiettivo del risanamento finanziario, con il Fiscal Compact, che prevede il pareggio di bilancio da parte dello Stato e di tutte le istituzioni pubbliche, nessuna esclusa: aumentando le tasse, tagliando gli investimenti e riducendo il welfare. Ciò ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie, visto il blocco dei contratti e la cristallizzazione delle carriere stipendiali, con impatti negativi sulla domanda, sull'occupazione e sulla crescita. L'aumento della tassazione sugli immobili e sui consumi, per via delle accise e delle aliquote IVA, ha falcidiato i redditi delle famiglie. Le piccole riduzioni del cuneo fiscale sulle imprese sono state sopravanzate dalle misure temporanee di decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e dagli incentivi per gli investimenti aziendali mediante lo strumento dell'iper ammortamento fiscale. Chi non aveva soldi o motivo di investire, vista la stagnazione della domanda, non ha tratto nessun beneficio da questi incentivi. E' stato solo un gioco a somma zero, che ha favorito alcuni segmenti produttivi che hanno venduto una maggiore quantità di beni strumentali ad altre imprese.

Il saldo primario del bilancio pubblico, che nel 2017 è stato pari all'1,9% del PIL, comporta che questa somma (quasi 30 miliardi di euro) che è prelevata con la tassazione venga destinata al pagamento degli interessi sul debito, e quindi al sistema finanziario. Non ritorna dunque all'economia reale.

In secondo luogo, c'è stata a livello europeo una opera di stabilizzazione del sistema bancario, attraverso la istituzione della Banking Union. In Italia, la lunghissima crisi economica si è riverberata pesantemente sugli attivi bancari e sul valore delle garanzie immobiliari: il credito si è contratto, moltiplicando il disagio per le piccole aziende, per gli imprenditori marginali. Così come lo Stato ha tagliato il suo apporto all'economia, lo stesso ha fatto il comparto bancario.

Ma c'è di peggio: il risparmio delle famiglie è stato canalizzato verso impieghi finanziari, sempre più spesso all'estero, con il paradosso che è andato a sostenere iniziative economiche in concorrenza con quelle italiane. Il saldo delle partite correnti vede per la prima volta in Italia non solo un attivo commerciale, ma anche nei redditi primari, quelli che derivano dai flussi delle rendite e dai profitti sugli investimenti. Il saldo attivo delle partite correnti nel 2017 ha raggiunto 50 miliardi di euro (il 2,9 per cento del PIL), rispetto ai 45,6 nel 2016. Al miglioramento hanno contribuito soprattutto l'aumento del saldo positivo dei redditi primari (11,1 miliardi, da 5,0) e la riduzione del deficit dei servizi (-1,8 miliardi, da -2,8), mentre l'avanzo delle merci ha registrato una contrazione (56,7 miliardi, da 59,8). Nel conto finanziario le acquisizioni nette di attività sull'estero sono state pari a 47,6 miliardi.

La flessibilizzazione del mercato del lavoro in entrata, con la continua precarizzazione, e l'allungamento della vita lavorativa, hanno colmato la misura.

La Lega al Nord, ed il Movimento 5 Stelle al Sud, hanno canalizzato la protesta per queste situazioni.

A Sud prevale la sfiducia, non solo tra i giovani, per la situazione economica che si è determinata; per la povertà che aumenta, per la disoccupazione crescente, per la incapacità delle istituzioni di dare una risposta, quale che sia. Sono ormai chiuse in se stesse, incapaci -tranne rare eccezioni- di offrire un progetto di sviluppo: si limitano all'ordinario, tagliando ogni tipo di spesa: la sanità pubblica, le scuole, le Università, sono alle prese con continue razionalizzazioni. Non ci sono più le clientele di una volta, né possibilità di sussidi come le pensioni di invalidità che per anni hanno dato una risposta al disagio sociale. Senza investimenti pubblici e con il blocco del credito, visto che il risparmio è defluito all'estero, non poteva essere diversamente.

A Nord prevale l'insofferenza verso una tassazione eccessiva, verso la burocrazia farraginosa, e verso un sistema del credito che è bloccato, con le crisi che hanno colpito non solo le due principali banche venete ma anche altri istituti radicati sul territorio.

La violenta stabilizzazione delle finanze pubbliche ha creato una lunghissima recessione economica. Questa, a sua volta, ha creato forti difficoltà al sistema bancario, anch'esso sottoposto a misure di consolidamento.

La stabilizzazione economica e finanziaria ha sconvolto i sistemi politici.

Troppe tasse, zero investimenti, poco credito.

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Commenti
massybiagio
offline

Troppe imposte, però se poi tagli le tasse, devi tagliare anche i servizi e oggi le persone pensano che abbiano tutti i diritti di questo mondo. Perchè esiste la scuola dell'obbligo fino a 16 anni? Fino a 12 basta e avanza e poi a lavorare, se non hai voglia

scritto il 3 agosto 2018 alle ore 06.26 · rispondi
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