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Resistere, ad ogni costo!

Germania, Gran Bretagna, Italia: i vecchi equilibri europei sono squassati


Da ben tre legislature sono costretti alla Grande Coalizione, a stare insieme nel Bundestag e quasi dappertutto in giro per la Germania. Si trovano di fronte ad una continua frana dei consensi: a destra, la AfD sta sostituendo il blocco dei Popolari; a sinistra, oltre allo squagliamento dell'Spd si assiste alla crisi irreversibile della Linke, il partito che riunisce gli ex-comunisti. I verdi mietono consensi. L'Fpd, il partito liberale, non sfonda come sembrava: la modernità ed il futuro passano per vie diverse rispetto al mercato.

La Germania, in crisi dal punto di vista economico, è stretta anche sul piano geopolitico: Donald Trump cannoneggia da sempre, chiedendo un riequilibrio commerciale ed un maggiore impegno nella Nato. Frau Merkel si trova sulla via del tramonto: mentre cerca di piazzare le persone a lei più fedeli alla segreteria del suo partito ed alla Commissione europea, deve contrastare l'attivismo frenetico del Presidente francese Macron che punta a riequilibrare sul piano diplomatico e militare il peso economico della Germania.

Ci sono due eventi coincidenti, e paradossali, che segnano la distanza ormai incolmabile tra Germania ed USA:
  • la Cancelliera tedesca sta volando a Pechino proprio mentre Trump alza ancora di più la posta sul piano commerciale e strategico con la Cina;
  • il vice Presidente americano Pence si reca contemporaneamente in Polonia, per vedere se riesce a bloccare la costruzione della rete 5G da parte dei cinesi di Huawei e ad accelerare la dislocazione di dispositivi militari in funzione anti-russa.
Gran Bretagna: si è arrivati alla resa dei conti: il rinvio continuo della Brexit, con una scadenza dopo l'altra che salta senza un esito chiaro, è la strategia preferita dei Remainer. Vogliono un limbo perpetuo, uno stallo in cui gli interessi commerciali e finanziari continuano a macinare fatturati ed utili, mentre l'Asse franco-tedesco ha messo furi giogo la politica britannica, dominando il Continente.

Ieri, il nuovo Premier Boris Johnson è stato battuto in Parlamento, con una vistosa defezione da parte di ben ventuno Conservatori: è passata la decisione di mettere in votazione una legge che impedisca l'Hard Brexit e richieda un nuovo rinvio del Recesso al 31 gennaio 2020. Johnson ha preso atto della sconfitta ed ha chiesto le elezioni anticipate, in modo che gli inglesi possano decidere chiaramente chi dovrà andare a trattare il 18 ottobre a Bruxelles. Ma per le elezioni anticipate serve la maggioranza dei due terzi di Westminster: non è chiaro se i Laburisti accetteranno la sfida. L'ex premier laburista Tony Blair ha già detto che sarebbe un massacro andare al voto con la leadership di Jeremy Corbyn. Quest'ultimo ha affermato che accetta la sfida elettorale, ma a condizione che Westminster approvi prima la mozione che esclude l’Hard Brexit.
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