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Se ora i Mercati sfidano anche le Banche Centrali

Non è credibile che il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato dipenda dalla ripresa dell'inflazione

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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E' davvero difficile credere alla spiegazione secondo cui il continuo rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato americani e su quelli dei Paesi europei dipenda dalle prospettive di un aumento dell'inflazione. L'economia americana è ancora lontana dall'aver superato le conseguenze della crisi sanitaria, ed ancora più indietro sono quelle dei Paesi europei.

La spiegazione che viene data per l'aumento dei tassi in America è questa: la Presidenza Biden, appena insediata, è riuscita a varare un nuovo pacchetto di stimoli all'economia per 1900 miliardi di dollari, e sta pure cercando un accordo con il Congresso per aumentare anche il salario minimo orario. Considerato il livello ancora alto di disoccupazione ed il disincentivo ad assumere che deriverebbe da un consistente aumento dei salari minimi, la prospettiva di un aumento generalizzato dei prezzi sembra assai sopravvalutato.



Non convince neppure il fatto che il rialzo dei tassi americani sconti la carenza di liquidità che si verificherà quando il Tesoro americano si presenterà sul mercato per raccogliere una somma così straordinaria: la FED ha già annunciato che i tassi di interesse resteranno ancora a lungo ad un livello "vicino allo zero".

Forse, anzi sicuramente, c'è dell'altro.
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