Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Mercoledì 21 Agosto 2019, ore 11.04
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Cassazione, retribuzioni solo con libera contrattazione tra le parti tenendo conto dei minimi

Economia ·
(Teleborsa) - I contratti collettivi di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più "comparativamente rappresentative" non hanno efficacia erga omnes, ma solo i trattamenti economici minimi devono essere il riferimento per la determinazione della retribuzione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione individuando nei cosiddetti contratti leader un riferimento utile ai fini dell'individuazione dei compensi da applicare in presenza di una pluralità di contratti collettivi nello stesso settore, lasciando, al tempo stesso, integro il principio della pluralità sindacale sancita dalla Costituzione.

CIFA (Confederazione Italiana Federazioni Autonome che rappresenta e tutela gli interessi degli imprenditori italiani, per sostenere la crescita, l'innovazione, lo sviluppo competitivo del Paese) ha accolto con favore il pronunciamento della Cassazione che pone fine a una lunga querelle interpretativa sul significato e sul valore del "comparativamente più rappresentativo". Da oggi esso diventa quindi criterio guida del trattamento economico complessivo e argine forte contro il dumping salariale. La Cassazione non sancisce, pertanto, l’applicabilità di un unico Ccnl per settore dando l’esclusività solo ad alcune sigle sindacali. Cosa che se fosse avvenuta, secondo CIFA, avrebbe avuto due gravi conseguenze: promuovere una logica ad excludendum delle rappresentanze e limitare la libera contrattazione tra le parti.

"Questa sentenza conferma quanto sostenuto dal Centro Studi InContra e dalla nostra associazione in tutti questi mesi – ha commentato il Presidente Cifa, Andrea Cafà - e cioè che la fruizione dei benefici contributivi da parte delle aziende è da ritenersi condizionato al rispetto dei livelli retributivi dei CCN. Il dumping salariale è una piaga sociale e va fermamente combattuto, ma che non diventi il pretesto per mettere in discussione il pluralismo sindacale. Da questo punto di vista noi abbiamo fatto una scelta chiara in questi anni, ponendoci appunto come sostenitori del pluralismo sindacale e promotori di una contrattazione collettiva di qualità e, soprattutto, di una bilateralità forte e capace di dare risposte concrete a imprese e lavoratori".




(Foto: Blackcat CC BY-SA 3.0)
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.