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Venerdì 5 Giugno 2020, ore 01.14
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Fase 2, preoccupano assembramenti. Lopalco: "Prudenza o casi aumenteranno"

L’epidemiologo intervistato da Teleborsa avvisa: ripartenza non sia interpretata come un "liberi tutti" oppure si ridarà forza alla circolazione del virus

Economia, Politica, Salute e benessere ·
(Teleborsa) - "In sanità è meglio sbagliare per eccesso di cautela". A dirlo è Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese per l’emergenza coronavirus, intervistato da Teleborsa.

La curva dei contagi, al momento, sembra sotto controllo ma la guerra è tutt'altro che vinta specie considerando che nelle ultime ore, sul web si moltiplicano le immagini di folle di giovani che, senza indossare la mascherina, non rispettano la distanza. Servirà ancora tempo, almeno due settimane, per vedere gli effetti di questi preoccupanti atteggiamenti. Per molti, specie tra i più giovani, la fase della ripartenza è stata interpretata come un "liberi tutti", con tanto di assembramenti e capanelli che alzano l'asticella del rischio.

"Vietato cantare vittoria e abbassare la guardia perchè un errore in questa fase potrebbe vanificare tutti gli sforzi, economici e sanitari, fatti fin qui", avvisa Lopalco al quale abbiamo chiesto quali scenari potrebbero aprirsi, da qui al prossimo futuro.


Professore, negli ultimi giorni si è parlato di un possibile indebolimento del virus. E’ davvero così?

“Non abbiamo evidenze che possano confermarlo. L’ipotesi più plausibile è che al momento i sistemi di sorveglianza siano più efficienti e quindi i casi giungono all’osservazione più precocemente, essendo per o più lievi o addirittura asintomatici. Non si esclude un “indebolimento” del virus che si possa sviluppare nel corso dell’epidemia man mano che si selezionano ceppi meno virulenti”.

Pochi giorni fa il FMI ha suonato l’allarme invitando Europa e Asia a resistere alla tentazione di riapertura anticipata e dagli Stati Uniti è arrivato il monito di Fauci. Da noi la Fase 2 è partita ufficialmente il 4 maggio: lei si aspetta che la curva risalga?

“Questo è un rischio che non si può escludere. E’ però importante che sul territorio sia pronto un sistema di sorveglianza che intercetti precocemente i nuovi casi e la partenza di nuovi focolai. Altrettanto importante è che il sistema ospedaliero sia pronto ad accogliere una eventuale seconda ondata con posti letto e terapie intensive dedicate”.

Seconda ondata: per molti è certa, per altri ormai il peggio è passato. Secondo lei cosa dobbiamo aspettarci?

“Impossibile fare previsioni certe. Tutto dipenderà dalla capacità di gestire l’epidemia nei prossimi mesi. Se i focolai che via via si svilupperanno saranno tenuti sotto controllo, allora potrebbe non verificarsi alcuna seconda ondata. Senza controllo l’evenienza di una seconda ondata è quasi certa”.

Se la curva dei contagi continuasse a scendere e il virus andasse a sparire, come successo con la Sars, possiamo pensare di dire addio a mascherine e distanziamento sociale anche in assenza di vaccino? In sostanza: come saranno i prossimi mesi?

“Questo virus è profondamente diverso da quello della SARS per quanto riguarda le modalità di trasmissione: è contagioso nella fase pre-sintomatica, esistono portatori del virus completamente asintomatici e lo stato di portatore dura spesso a lungo. Molto difficile che sparisca. La probabilità maggiore è che, come hanno fatto altri coronavirus umani nel passato, che diventi un comune virus stagionale che ad ogni inverno compaia in forma certamente meno impegnativa per il sistema sanitario. Il vaccino, ovviamente, cambierebbe da subito lo scenario”.
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