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Povertà assoluta in crescita con lockdown: 2,1 milioni di famiglie a rischio

Il Focus di Censis e Confcooperative. Maurizio Gardini: con Recovery Fund subito risorse per politiche strutturali per il lavoro

Economia ·
(Teleborsa) - A causa della crisi sanitaria da Coronavirus finiscono sul baratro della povertà assoluta altri 2,1 milioni di famiglie. A rilevarlo è l'ultimo focus realizzato da Censis e Confcooperative intitolato "Covid, da acrobati della povertà a nuovi poveri".

Il rapporto sottolinea che nel 2019 "le persone in povertà assoluta erano 4,6 milioni, di cui il 40,5% residente nelle regioni settentrionali e il 45,1% nel Mezzogiorno". Il lockdown non ha fatto altro che allargare le maglie dell'indigenza, portando in tanti a rischio povertà assoluta.

Come rileva il focus, infatti, durante i mesi di stretto lockdown "15 italiani su 100 hanno visto ridursi il reddito del proprio nucleo familiare più del 50%, mentre altri 18 italiani su 100 hanno subito una contrazione compresa fra il 25 e il 50% del reddito, per un totale di 33 italiani su 100 con un reddito ridotto almeno di un quarto. Ancora più drammatica la situazione fra le persone con un'età compresa fra i 18 e i 34 anni, per le quali il peggioramento inatteso delle propria situazione economica ha riguardato 41 individui su 100".

"Senza una rete di protezione sociale e risparmi cui attingere, con un futuro previdenziale da incubo. Sono i lavoratori che durante il lockdown hanno visto crollare all'improvviso il loro reddito andando a ingrossare la sacca di povertà assoluta". Così il focus descrive questi "acrobati della povertà", cioè chi ha "sempre guadagnato il minimo per sbarcare il lunario" e che il lockdown ha messo fuori gioco.

"Lo stress test socio-economico della 'lockdown economy' mette a dura prova il paese e apre crepe profonde in aree di fragilità già acute in fase pre-Covid", spiega il focus. Si parla di 2,1 milioni le famiglie con almeno un componente che lavora in maniera non regolare. Nel complesso sono 1,059 milioni le famiglie che vivono esclusivamente di lavoro irregolare (il 4,1% sul totale delle famiglie italiane).

Nello specifico, più di un terzo (350mila) è composta da cittadini stranieri mentre un quinto ha minori fra i propri componenti. Quasi un terzo è costituito da coppie con figli, mentre sono 131mila le famiglie che possono contare solo sul lavoro non regolare dell'unico genitore.

Anche se la presenza di famiglie con solo occupati irregolari si concentra al Sud (il 44,2%), percentuali rilevanti riguardano anche le altre aree del paese: il 20,4% nel Nord-ovest, il 21,4% nelle regioni centrali e il 14% nel Nord-est".

"Il paese – ha affermato il presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini – vede la sua competitività ferma al palo dal 1995. Abbiamo un'occupazione più bassa della media europea. Un deficit che è cresciuto di 20 punti e un Pil che chiuderà con un rosso a due cifre sfondando il tetto del 10%. Abbiamo una geografia sociale ed economica molto sbilanciata con poco meno di 23 milioni di lavoratori, oltre 16 milioni di pensionati, 10 milioni di studenti (con una formazione che non è sempre d'eccellenza) e oltre 10 milioni di poveri".

"Il problema non è il deficit – ha aggiunto Gardini – ma la capacità o meno di poterlo pagare. In merito al Recovery Fund, subito risorse per politiche strutturali che tendano alla salvaguardia dell'attuale occupazione ma soprattutto alla creazione di nuovo lavoro. Solo rilanciando innovazione, competitività e occupazione potremo far fronte ai debiti che abbiamo contratto, ridurre le disuguaglianze e costruire un modello di paese più equo, più sostenibile".
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