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Cannabis, il mega trend continua a essere frenato da ostacoli legislativi

Secondo alcuni gestori e analisti, c'è l'opportunità di posizionarsi bene per il forte potenziale di rialzo del settore una volta superate le incertezze

Finanza ·
(Teleborsa) - La cannabis ha iniziato a ottenere un'accettazione più ampia a livello sociale ed è stata legalizzata in un numero crescente di nazioni e giurisdizioni per usi ricreativi, medicinali e di altro tipo. Alcune delle più grandi aziende nel settore della marijuana, come Canopy Growth, Cronos e Tilray, sono diventate familiari agli investitori di tutto il mondo, nonostante abbiano continuato a registrare perdite considerevoli per gli investimenti necessari ad accelerare la crescita dei ricavi. L'attenzione ai cosiddetti megatrend, ovvero investimenti tematici per ottenere esposizioni a settori che si ritengono avere grandi prospettive, ha fatto proliferare strumenti finanziari sulla cannabis, anche se negli anni le promesse di forti rendimenti non sono sempre state mantenute.

I titoli "pot" hanno infatti visto precipitare le quotazioni negli scorsi mesi, anche per la lentezza dei progressi verso una maggiore apertura del mercato statunitense della cannabis. Alcuni analisti l'hanno definita una "recessione regolamentare", dato che le azioni sono scambiate a multipli bassi rispetto ai loro guadagni, in quanto gli investitori speravano che la legislazione divenisse più favorevole durante l'amministrazione di Joe Biden.

Quello della legislazione resta tuttora il più grande ostacolo per lo sviluppo del settore e degli strumenti finanziari collegati ad esso. Un'azienda attiva nel campo della cannabis può infatti sviluppare prodotti diversi tra loro, che magari sono legali in uno Stato e illegali in un altro, rendendo difficile alle società finanziarie creare e proporre gli stessi strumenti nelle varie nazioni. "C'è una notevole complessità nel modo in cui le diverse giurisdizioni trattano l'uso e l'investimento nella cannabis. Noi iniziamo il nostro approccio con una categorizzazione di base degli investimenti in cannabis in ampie sezioni: cannabis medica, farmaci cannabinoidi, CBD wellness, servizi complementari e cannabis ad uso ricreativo", spiega Nawan Butt, Portfolio Manager di Purpose Investments, società partner di HANetf nella creazione del The Medical Cannabis and Wellness UCITS ETF (ticker CBSX), uno degli ETF più noti in Europa per investire del settore.

"Grazie a questo quadro di riferimento, siamo in grado di identificare gli investimenti che potrebbero non rientrare nelle normative di investimento delle diverse giurisdizioni e di eliminare eventuali sottocategorie di investimento dai nostri portafogli - continua Butt - In base alla nostra posizione attuale, CBDX rimuove dal portafoglio solo la cannabis ad uso ricreativo".



Restringendo lo sguardo alla cannabis terapeutica, il sotto-settore più "investibile", si osserva un grande interesse da diversi, ma diversi fattori che hanno alimentato il pessimismo sul suo sviluppo. "Gli investitori hanno avuto un periodo molto più difficile - afferma il Portfolio Manager - Anche se il settore continua a crescere in termini di numero di pazienti e di vendite ogni anno, le performance dei titoli che investono sulla cannabis terapeutica sono state penalizzate dai numerosi ostacoli che gli investitori hanno dovuto affrontare. Dalla redditività deludente in Canada, all'eccesso di regolamentazione negli Stati Uniti che si rifiuta di alleggerirsi, gli investitori hanno faticato a riconoscere il pieno potenziale di questo tema in rapida crescita, ma spesso ancora deregolamentato. Tuttavia, questo aspetto offre ai nuovi investitori l'opportunità di posizionarsi bene per il forte potenziale di rialzo del settore una volta superati gli ostacoli normativi. Per quanto riguarda questo "superamento", a nostro parere è una questione di quando e non di se".

Nel frattempo, anche chi si muove rispettando le regole trova spesso davanti a se investitori e potenziali partner che sbarrano la strada a chi opera nel settore della cannabis. È il caso di JustMary, società italiana di consegna a domicilio di cannabis legale che ha lanciato un nuovo aumento di capitale sul portale Mamacrowd, con una valutazione pre-money di quasi 6,9 milioni di euro e una raccolta massima fissata a mezzo milione. "Problemi con gli investitori privati non ne abbiamo, lo dimostrano i quasi 2 milioni raccolti negli anni - spiega il CEO e fondatore Matteo Moretti - Con le istituzioni moltissime, dal banale prestito di 10.000 euro all'investimento di fondi strutturati. Ma anche avere il POS è un'impresa. C'è una totale barricata nei nostri confronti".

La società commercializza prodotti a base di canapa (cannabis light, olio CBD, popper, cocktail & distillati) a marchio proprio e a marchio di terzi. È presente in 7 città in Italia e 1 città in Francia (Parigi), con una flotta composta complessivamente da 18 rider. Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto positivo su JustMary, con una crescita del numero di clienti per anno del 373% e una crescente fidelizzazione della propria customer base, passando dal 28% di clienti ricorrenti nel 2019 al 52% nel 2021, grazie anche a una politica commerciale aggressiva. La società prevede di raggiungere il punto di break-even nel 2023 e ricavi per 18,6 milioni di euro nel 2026 (da 1,06 milioni di euro del 2021).

Secondo le stime di Prohibition Partners, il mercato europeo della cannabis ha raggiunto un valore di circa 403 milioni di euro alla fine del 2021 e dovrebbe crescere con un CAGR 21-25 del +67% per raggiungere un valore di 3,2 miliardi di euro nel 2025. Considerando tutte le categorie di prodotti a base di CBD, lo studio indica che una percentuale compresa tra il 9% e il 30% degli europei ha provato prodotti a base di CBD negli ultimi 12 mesi a partire dall'inizio del 2020, raggiungendo decine di milioni di consumatori all'anno.

La nuova raccolta di capitale serve a "continuare ad investire e crescere sempre più rapidamente", racconta Moretti, che sottolinea come la società si stia affermando anche grazie a partnership importanti. L'ultima è quella con Alfonsino, società di delivery quotata a Piazza Affari e specializzata in piccoli e medi comuni italiani. Oltre alla vendita a un gruppo industriale farmaceutico, l'IPO resta la strada principale per JustMary. "Il progetto di quotazione in Borsa è ancora in piedi e puntiamo a Vienna, l'unica borsa che accetta il settore", afferma Moretti.
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