(Teleborsa) -
A novembre tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 5,7%, toccando un
record minimo, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è calato al 18,8%.
Aumenta però anche il
tasso di inattività che si attesta
al 33,5%. Anche in valore assoluto i numeri restituiscono una dicotomia: l'occupazione cala di 34 mila unità e la disoccupazione di 30 mila unità, mentre
cresce il numero di inattivi di 72 mila unità.
"Il calo della disoccupazione non passa dal lavoro, passa dall’uscita dal mercato", commenta
Gabriel Debach, market analyst di
eToro, aggiungendo "la 'doppia flessione' non è un incidente statistico, è il leitmotiv dell’anno. Febbraio, aprile, luglio, agosto, ora novembre. Sempre lo stesso schema. Meno lavoro, meno ricerca di lavoro, più rinuncia".
Guardando ai
contratti - afferma Debach - "la tenuta del mercato, quando c’è, è tutta nella sua struttura. I contratti permanenti aumentano di 258mila unità in un anno, quelli a termine crollano di 204mila.
Meno precarietà, più stabilità. Ma anche meno dinamica, meno capacità di assorbire shock".
Per l'esperto "anche il
dato di genere va letto con cautela. Il gap tra disoccupazione
maschile (5,5%) e femminile (6,1%) si restringe a 0,6 punti percentuali. Il 6,1% femminile segna un minimo storico. Ma è un
minimo fragile. A novembre le disoccupate diminuiscono di 22mila unità, mentre le
inattive aumentano di 49mila. E quasi tutto il calo degli occupati del mese (-34 mila), l’88% (-30mila unità), ricade sulle donne. Il miglioramento del tasso passa più dall’uscita che dall’ingresso".
Sull'occupazione femminile si concentra anche Confcommercio, che complessivamente legge i dati Istat senza particolari preoccupazioni. "Lo scenario di fondo è di un mercato del lavoro che, seppure meno dinamico rispetto all’ultimo triennio, presenta ancora importanti spunti di vivacità", afferma l'Ufficio Studi di Confcommercio.
"Tra le note più critiche - si sottolinea - continua ad esserci la
scarsa presenza delle donne nel mercato del lavoro. Nonostante i progressi degli ultimi anni, che hanno visto questa componente dell’occupazione aumentare tra il 2020 ed il 2025 di oltre 870mila unità, il
tasso d’inattività femminile rimane ancora superiore
al 42%".