(Teleborsa) - La
durata della guerra in Iran sarà cruciale per valutare le
ripercussioni economiche sulle nostre PMI. E' quanto emerge dall'ultima
Ecopillola dell'economista
Andrea Ferretti, che fa il punto su prospettive di crescita ed inflazione, anche alla luce dell'escalation bellica in Medio Oriente.
1 - La crescita in ItaliaHanno destato un po' di delusione gli ultimi dati provvisori appena pubblicati dall'Istat, che hanno fotografato una
crescita del PILitaliano 2025 a un +0,5%, leggermente al di sotto delle ultime previsioni che ipotizzavano un +0,7%. Ciò detto, questa limatura finale di un paio di decimali costituisce più un
problema formale che sostanziale e questo per almeno due motivi: 1) l'Italia è comunque cresciuta nel periodo compreso tra il 2019 (ante-Covid) ed il 2025 di oltre il 7%, meglio di tutti i grandi competitor europei. 2) il dato di crescita più moderato non ha minimamente intaccato quel processo ancora in atto che ha restituito all'Italia la fiducia di mercati, investitori e società di rating. Aspetto che per un paese che ha oltre 3.000 miliardi di debito pubblico è una questione esistenziale.
2 - L'inflazione in ItaliaGli ultimi dati provvisori hanno registrato in Italia una
crescita dell'inflazione, misurata su base annua, dal +1% di gennaio a un
+1,6% di febbraio. Si tratta di un dato ancora ben al di sotto del target del 2% indicato dalla BCE, tuttavia, bisogna evidenziare che questo aumento
non è ancora imputabile al rincaro delle fonti energetiche, causato dagli eventi bellici. Infatti l'inflazione di fondo,
che non tiene conto delle fonti energetiche è comunque cresciuta in Italia a febbraio su base annua al
+2,4%.
3 - Le conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente
Le
ripercussioni economiche della guerra in Iran dipendono strettamente dal
fattore tempo. Più, in particolare, un prolungamento del conflitto potrebbe avere queste conseguenze:
1) il
blocco prolungato dello stretto di Hormuz, da cui passa il 30% del greggio e il 20% del gas naturale liquefatto a livello mondiale, potrebbe portare al blocco degli impianti produttivi nel Golfo Persico, sia per ragioni di sicurezza sia per l'impossibilità di stoccare il prodotto finito. Ad esempio, il colosso
Qatar Energy ha già chiuso gli impianti, riducendo del 20% il gas naturale liquefatto disponibile a livello mondiale.
2) l'aumento della pressione sui prezzi conseguente alla riduzione dell'offerta di petrolio e gas incide in prima battuta sulla
bolletta energetica delle grandi imprese energivore. Successivamente, però, i maggiori costi di produzione tendono a
contagiare anche le piccole medie imprese a valle della filiera fino a scaricarsi sul prodotto finale e quindi sul consumatore finale. Il rischio a questo punto è che si metta in moto una
spirale inflazionistica.
3) per evitare che questa
spirale inflazionistica vada fuori controllo, la BCE potrebbe essere obbligata, in caso di allungamento del conflitto, a
rialzare i tassi di interesse. Ovviamente, questa ipotetica decisione rallenterebbe ulteriormente la crescita già non brillante delle economie europee.
Conclusione Dunque, per evitare gravi contraccolpi economici in Europa, il
conflitto in Oriente
deve esaurirsi molto rapidamente. Il "superego"
di Trump ne è convinto, ma è bene ricordare che anche il "superego" di Putin era convinto di chiudere la partita con l'Ucraina in cinque giornate lavorative.