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Private equity, Gervasoni (AIFI): raccolta più piccola e molto domestica, non è un bene

Finanza
Private equity, Gervasoni (AIFI): raccolta più piccola e molto domestica, non è un bene
(Teleborsa) - "Nonostante una diminuzione della raccolta del private equity e venture capital italiano nel 2025, il numero degli operatori che sono andati in fundraising però non è calato. Anzi abbiamo avuto 44 operatori, che per noi è un numero importante. È calata la raccolta indipendente, che vuol dire non i fondi captive dati dalla capogruppo, perché sono andati in raccolta tanti fondi più piccoli, che quindi hanno fatto una raccolta più piccola". Lo ha detto Anna Gervasoni, Direttore Generale di AIFI, alla presentazione dei dati annuali 2025 del mercato italiano del private equity e venture capital organizzata da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e PwC.

"L'anno scorso abbiamo avuto fondi più grandi che sono andati in raccolta - ha aggiunto - Non è comunque bene per un mercato raccogliere così poco, che siano tanti fondi piccoli o pochi fondi grandi dobbiamo aumentare la raccolta domestica".

"Le caratteristiche della raccolta indipendente italiana ci danno una raccolta quest'anno molto domestica - ha spiegato Gervasoni - Negli anni scorsi avevamo più raccolta internazionale. Di solito il mercato italiano raccoglie comunque una quota di almeno del 40% se non 50% all'estero, mentre quest'anno c'è una raccolta sostanzialmente tutta domestica per lo stesso motivo analizzato prima, cioè sono andati in raccolta fondi piccoli, molto concentrati sul mercato italiano e quindi hanno fatto una raccolta sostanzialmente domestica".

Nell'attività di investimento "vediamo un buon numero, perché abbiamo avuto un record 887 investimenti, più 21% rispetto all'anno scorso, dove vediamo private equity che cresce, venture capital che cresce, mentre abbiamo meno investimenti in infrastrutture; gli anni scorsi, l'anno scorso in particolare, avevamo avuto qualche deal infrastrutturale molto grande, e così si spiega anche il -22% nell'ammontare investito".

"Abbiamo comunque gli operatori internazionali che portano tre quarti del mercato, il 73% per ammontare, mentre per numero rappresentano un terzo del mercato, quindi solo un terzo fatto da internazionali e due terzi fatti da operatori italiani", ha sottolienato.

Focalizzandosi sull'early stage del venture, la Direttore Generale di AIFI ha fatto notare che "cresce sia a numero che ha valori. Il settore più interessante quest'anno è stato ICT, seguito da medicale e biotecnologie; se noi sommiamo medicale e biotecnologie, quindi tutti quei deal legati alle scienze della vita e alla salute, abbiamo un 25% di numero e ICT sono stati 39%. Gli operatori domestici hanno rappresentato 72% di deal e un po' più della metà dell'ammontare. Quindi il nostro mercato del venture è un mercato vivace, che tocca un picco importantissimo quest'anno ed è fatto sostanzialmente dagli operatori nazionali".

L'expansion "cresce sempre con molta fatica, è cresciuto sia in numero che in ammontare ed è un’ottima notizia, ma non tocca in questo caso un picco. È fatto sostanzialmente da operatori domestici che registrano metà dei volumi e tre quarti delle operazioni, quindi un mercato che può dare ancora tanto".

Sui buyout "vediamo una contrazione non grossa rispetto all'anno scorso - ha detto Gervasoni - Sicuramente non siamo ai massimi storici. Abbiamo nell'ammontare un -4%, però il numero è andato bene, è aumentato del 14%. Qua metà delle operazioni sono fatte dagli internazionali, che portano nel nostro paese tre quarti del volume". Sulle infrastrutture "vediamo l'anticipato calo importante - ha aggiunto - Gli operatori internazionali rappresentano la stragrande maggioranza per ammontare, ma anche per numero del mercato".

Per quanto riguarda il disinvestimento, "il volume disinvestito è inferiore a quanto era stato disinvestito l'anno scorso, però il numero di disinvestimenti è stato di gran lunga più elevato con un +17%. Molto disinvestimento è stato vendita ad altri operatori industriali o di private equity. Quindi vediamo un disinvestimento in realtà vivace, ma non abbiamo avuto disinvestimenti che riguardavano grandi operazioni".

Il portafoglio "oggi vede circa 2.600 aziende, di cui 1.400 in private equity e 1.200 in venture capital - ha concluso Gervasoni - quindi abbiamo un portafoglio molto dinamico, molto spinto anche su imprese nuove, giovani e innovative; se le guardiamo nel loro insieme si tratta di un pezzo di economia molto importante, perché nel complesso le nostre target fatturano 170 miliardi di euro, quindi è una bella realtà economica e hanno 700 mila dipendenti".
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