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Confcommercio: Misery Index peggiora con inflazione, previsioni preoccupanti

Economia
Confcommercio: Misery Index peggiora con inflazione, previsioni preoccupanti
(Teleborsa) - Aumenta ii disagio sociale nel mese di marzo, per effetto di un'impennata dell'inflazione causata dal caro carburanti e dalla crisi in Medioriente. E' quanto emerge dall'ultimo aggiornamento del Misery Index di Confcommercio (MIC), che sale a marzo a 9,6 punti, sette decimi in più rispetto a febbraio.

La stima dell’ultimo mese è sintesi di un significativo aumento del tasso dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+3,1% dall’1,9% di febbraio), e di un marginale rientro del tasso di disoccupazione esteso sceso al 5,8%.

Sul versante del mercato del lavoro, nel mese di marzo, si valuta un lieve aumento del numero di occupati, ed una contenuta riduzione delle persone in cerca d’occupazione. Dinamiche che lascerebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,2%. Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima il permanere di una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso che si dovrebbe attestare al 5,8%, in linea con quanto rilevato nel primo bimestre del 2026.

Quanto all’inflazione, sulla spinta delle tensioni che interessano gli energetici, si registra una brusca accelerazione al 3,1% dall’1,9% di febbraio. In termini prospettici, le spinte al rialzo dei prezzi degli energetici dovrebbero proseguire almeno nel mese di aprile e parzialmente in quello di maggio determinando un peggioramento dell’indicatore nel breve periodo, pur in presenza di una stabilità sul versante del mercato del lavoro. Effetti che potrebbero prolungarsi e amplificarsi nel caso in cui la situazione in Medio Oriente non trovi una rapida soluzione con perduranti tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche, i cui rialzi rischiano di trasmettersi ad altre filiere, e restrizioni su alcune rotte commerciali.

Il conseguente rallentamento dell’attività economica potrebbe indebolire le già contenute dinamiche del mercato del lavoro che, in questo momento, appaiono determinate più dalla presenza di specifici vincoli in alcuni territori, fattori demografici e difficoltà nel reperire sul mercato competenze e profili adeguati alle necessità delle imprese che dallo stato di salute dell’economia. Il combinarsi di queste dinamiche potrebbe comportare un progressivo deterioramento del MIC, con un conseguente peggioramento della fiducia delle famiglie, attenuando i già modesti segnali di ripresa dei consumi emersi nei periodi più recenti.
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