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Eurispes: l’Italia un caso unico in Europa, emigrazione giovanile pesa su Pil e demografia

Economia
Eurispes: l’Italia un caso unico in Europa, emigrazione giovanile pesa su Pil e demografia
(Teleborsa) - L’analisi comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi europei rivela una particolare configurazione strutturale: l’Italia forma da sola un cluster, con mercato del lavoro giovanile peggiore dei paesi dell’Est Europa e un conto demografico destinato a salire fino a 1,13 milioni di persone mancanti entro il 2050.

L’Italia non e` semplicemente un paese che soffre di emigrazione giovanile. E` un caso anomalo in Europa. La ricerca quantitativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi dell’Unione, costruita su 16 indicatori armonizzati Eurostat nel periodo 2016-2023, classifica le economie europee in cluster strutturali. Il risultato e` che l’Italia da sola rappresenta un gruppo unico.

Il paradosso italiano

L’analisi divide i Paesi europei in: Nord e Centro Europa che attrae giovani con un saldo migratorio elevato (+13,6‰),Est e Sud in crescita (+4,5‰), mentre l’Italia si colloca a metà (+7,5‰) ma con forti criticità.

Nonostante un Pil pro capite più alto, l’Italia mostra condizioni peggiori per i giovani: alto tasso di NEET (22%), bassa occupazione dei neolaureati (58,9%), forte part-time involontario e minore quota di laureati. Ne emerge un paradosso strutturale: economia avanzata, ma opportunità per i giovani simili ai Paesi periferici europei.

Quanto 'vale' l’emigrazione dei giovani italiani? Una stima macroeconomica

L’analisi effettuata dall’Eurispes parte dal saldo migratorio netto dei cittadini italiani nella fascia 20-39 anni rilevato da Eurostat nel periodo 2019-2023: 294.606 uscite verso l’estero, 120.884 rientri, con un saldo netto di - 173.722 giovani, equivalente a una media di circa 34.700 giovani-adulti l’anno. A questi flussi vengono applicati tre parametri: 1) tasso di occupazione (62-66%): l’applicazione dei tassi effettivi per ciascun anno fornisce una stima degli "occupati potenziali persi"; 2) Pil per occupato: misura il valore medio generato da ciascun lavoratore nell’economia italiana; 3) Aliquota media sul lavoro (30%): applicata alle retribuzioni lorde per stimare il mancato gettito fiscale e contributivo.

I risultati complessivi indicano: occupati mancanti stimati: circa 111.000 persone (22.000 lavoratori/anno), perdita di Pil: 8,28 miliardi di euro totali con media annua di 1,66 miliardi, impatto sul Pil in termini relativi: oscillante tra lo 0,05% del 2021 e lo 0,11% del 2019 e 2023, con media dello 0,09% annuo e mancato gettito fiscale e contributivo: 945 milioni di euro totali (189 milioni/anno)

Il conto demografico al 2050

Secondo Eurispes, combinando dati Istat e flussi migratori 2019-2023, l’emigrazione porterà entro il 2050 a una "popolazione mancante" di circa 1,13 milioni di persone, in gran parte legata ai flussi futuri. Senza emigrazione dal 2019, l’Italia avrebbe 55,8 milioni di abitanti invece dei 54,7 previsti; dimezzando le partenze dal 2024 si recupererebbero 663.000 persone.

La perdita riguarda soprattutto giovani e popolazione attiva, con effetti negativi su welfare, sistema pensionistico e potenziale di crescita economica.

Il confronto che fa piu` rumore: l’Est supera l’Italia

Il confronto evidenzia come altri Paesi abbiano invertito la tendenza all’emigrazione: il Portogallo, ad esempio, è passato da forte uscita di giovani a polo attrattivo grazie a riforme strutturali (+8,5‰). Anche Cipro ed Estonia attraggono più giovani dell’Italia, pur con un Pil pro capite inferiore. Il caso italiano appare quindi un’anomalia strutturale, legata a debolezze del sistema economico e occupazionale, con effetti destinati a pesare nel lungo periodo se non corretti.

"Le migrazioni internazionali qualificate – spiega Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – non sono necessariamente negative: in molti contesti rappresentano una componente fisiologica dell’integrazione economica europea. La mobilita` puo` generare benefici individuali e collettivi quando produce circolazione di conoscenze, trasferimento di competenze, collaborazione scientifica e imprenditoriale transnazionale. Il nodo critico non e` "la mobilita` in se´", ma la "capacita`" di un paese di trasformare i flussi in un processo che generi ritorni per l’economia e la societa`, riducendo gli effetti problematici legati alla perdita netta di giovani in eta` attiva e favorendone quindi anche il possibile rientro".

Sottolinea inoltre il Presidente dell’Eurispes: "Le esperienze di altri paesi indicano che risultati migliori si ottengono attraverso pacchetti di interventi coerenti e duraturi, piu` che con singole misure isolate. Per l’Italia, l’obiettivo realistico non e` l’azzeramento dell’emigrazione – ne´ desiderabile in un contesto europeo di libera circolazione – ma la costruzione di condizioni che riducano la perdita netta e permettano una partecipazione attiva alla "circolazione dei cervelli". Cio` implica politiche di attrazione e retention combinate a politiche per rendere la circolazione produttiva".
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