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BCE, Lane: l'area euro perde competitività a favore dell'Asia

Economia
BCE, Lane: l'area euro perde competitività a favore dell'Asia
(Teleborsa) -

L'Eurozona sta affrontando una crescente perdita di competitività a beneficio delle economie asiatiche, e in particolare della Cina, in settori manifatturieri che storicamente costituivano i pilastri della sua forza esportatrice. È quanto affermato da Philip Lane, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, all'Asian Monetary Policy Forum di Singapore.

Lane ha delineato un quadro in cui il peso relativo dell'area della moneta unica nell'economia mondiale si è sensibilmente ridotto rispetto al 1999, anno di nascita dell'euro. La Cina vale oggi 1,8 volte il PIL dell'Eurozona in termini di parità di potere d'acquisto, mentre il resto dell'Asia equivale a 1,9 volte. Nelle ultime fasi, le esportazioni dell'area euro sono diminuite mentre il commercio globale ha continuato a espandersi, segnando un evidente disaccoppiamento.

Lane ha individuato due fasi nel declino delle quote di mercato all'export europeo. Nella seconda fase, l'Europa perde terreno nei mercati terzi, in Cina e nel proprio mercato interno, dove le imprese cinesi guadagnano spazio nei beni ad alta tecnologia.

Sul fronte dei prezzi, Lane ha osservato che l'euro si è apprezzato in termini reali rispetto al renminbi, riflettendo principalmente il differenziale di inflazione cumulato. Inoltre, le industrie europee energivore, in particolare manifatturiero e chimica, risultano più colpite dai costi energetici elevati emersi dopo la crisi del gas.

Il banchiere ha anche evidenziato l'esposizione europea alle materie prime critiche: la Cina produce il 95% delle terre rare globali, e circa il 70% delle importazioni europee proviene direttamente dal paese asiatico, con ulteriore esposizione tramite fornitori terzi. I settori automobilistico e delle energie rinnovabili risultano particolarmente vulnerabili.

Analizzando gli shock globali, Lane ha messo in evidenza che la Cina è oggi meno esposta agli shock di domanda estera, mentre l'area euro ha seguito il percorso opposto, con maggiore sensibilità agli shock esterni.
Applicando lo stesso modello al conflitto mediorientale, è emerso che, nello scenario avverso, il prezzo del petrolio ha raggiunto 119 dollari al barile e il gas 87 euro per MWh, mentre nello scenario severo, rispettivamente 145 dollari e 106 euro, con ima fase di normalizzazione più lenta.


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